Il futuro dell’intellettuale montezemoliano? Lo chiamano vincere, ma è solo perdere bene

Il futuro dell’intellettuale montezemoliano? Lo chiamano vincere, ma è solo perdere bene

«Abbiamo l’aspirazione di rappresentare la maggioranza dei cittadini italiani che vuole un cambiamento». A leggere l’intervista a Carlo Calenda, coordinatore nazionale di Italia Futura, sul Corriere di oggi, si imparano molte cose. La prima, è che i centristi sono «alternativi». Cioè, non sono né Pd né Pdl. La seconda è che sono «a vocazione maggioritaria», cioè vogliono «vincere le elezioni» per proporre l’Agenda Monti. Ipotesi irrealistica? No, perché “vincere le elezioni”, spiega poco sotto, significa ottenere una «affermazione tale da essere determinante per convincere le altre forze». Senza negoziare sull’Agenda Monti. Geniale. È questo il grande «cambiamento» secondo l’intellò montezemoliano. Lo chiamano vincere, ma è soltanto perdere bene.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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