Indagati e condannati, ecco i possibili alleati di Monti in Sicilia

Indagati e condannati, ecco i possibili alleati di Monti in Sicilia

Venerdì scorso, in occasione della presentazione del simbolo per le elezioni politiche del prossimo 24 e 25 febbraio, il premier uscente Mario Monti è stato chiaro sulla composizione delle liste: «Ci saranno criteri più esigenti della normativa per la candidature, con l’esclusione di chi ha condanne ma anche processi penali in corso». In sostanza con Monti non ci saranno più sconti per chi ha condanne o processi in corso, e conflitti di interesse.

Ma passare dalle parole ai fatti non sarà facile. Basti pensare a quello che sta succedendo in queste ore per la composizione delle liste in Sicilia. Nell’isola, alle regionali dell’ottobre scorso, gli eredi dello scudocrociato, che sono fra i big sponsor di Mario Monti, hanno ottenuto l’11%. Una percentuale altissima, che di certo peserà, e gioverà alla coalizione del premier uscente.

In primo luogo Gianpiero D’Alia, capogruppo al Senato dell’Udc e responsabile delle liste in Sicilia, dovrà riconfermare gli uscenti. Che sono tre, e si chiamano: Vincenzo Galioto, Giuseppe Naro e Giovanni Pistorio. Ma sui tre siciliani uscenti gravano indagini o condanne. Spieghiamo chi sono.

Vincenzo Galioto, in arte “Enzo”, è stato eletto per la prima volta al Senato nell’aprile del 2008. È stato anche coordinatore cittadino dell’allora Forza Italia, e dal 2002 e al 2008 ha assunto il ruolo di presidente dell’Amia, l’azienda comunale palermitana preposta allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che versa da tempo in una situazione di cronico dissesto finanziario. La gestione “Galioto” viene ricordata perché è divenuta oggetto di diversi indagini da parte della Procura di Palermo. Tant’è che Galioto è stato condannato in primo grado a due anni e due mesi per falso in bilancio.

Giuseppe Naro, in arte Pippo, è il tesoriere dell’Udc di Pierferdinando Casini. Il 14 luglio del 2004 si fa notare in occasione del dibattito alla Camera sulla verifica di governo, in diretta televisiva mentre regge i fogli dell’intervento del segretario dell’allora segretario Udc Marco Follini. È stato al centro di diversi indagini della Procura di Messina, ma ha sempre usufruito della prescrizione del reato. Recentemente è stato coinvolto e rinviato a giudizio nell’inchiesta sugli appalti Enav con l’accusa di concorso in finanziamento illecito ai partiti.

Il terzo uscente è il senatore Giovanni Pistorio, democristiano di lungo corso, e ai più conosciuto come il braccio destro di Raffaele Lombardo. «Raffaele si fidava solo di lui», spiega un’autonomista di ferro. Ma all’indomani dalle recenti regionali, il fido “Giovanni” ha abbandonato l’ex “capo” per approdare nel partito di Casini. E l’ex presidente della Camera ha accolto a braccia aperte il catanese Pistorio. E a poche ore dalla chiusure delle liste non potrà non candidarlo nelle liste del Senato perché a Catania l’ex braccio destro di Lombardo detiene un pacchetto di voti che consentirà all’Udc di incrementare ancor più le percentuali. Ma anche su Pistorio, manco a dirlo, pende una condanna della Corte dei Conti, e dovrà risarcire 50 mila euro per un depliant sull’aviaria commissionato quando era assessore regionale alla Sanità della giunta di Totò Cuffaro. A ciò si aggiungono le accuse da parte del pentito Gaetano D’Aquino, collaboratore di giustizia del clan Cappello, il quale dichiara che il senatore catanese avrebbe «promesso posti di lavoro in campo sanitario ma anche rassicurazioni direttamente riguardanti la posizione dello stesso D’Aquino».

Nonostante i curricula d’eccezione ieri dalle colonne dell’edizione palermitana di Repubblica Gianpiero D’Alia prendeva le difese di Galioto, Naro e Pistorio perché «sono tre persone perbene che hanno avuto sempre un grandissimo rispetto per il lavoro della magistratura». Quindi non è da escludere che l’Udc siciliano li potrà candidare perché, spiega D’Alia, «uno non ha nulla a che vedere con il penale e gli altri due non sono ancora definitivi»

Oltretutto nelle liste siciliane dell’Udc ci saranno quasi certamente i deputati regionali appena eletti «per dare una mano alle liste», fa sapere un dirigente siciliano dello scudo crociato. «È un’ordine che abbiamo ricevuto e lo rispetteremo», riferisce un deputato regionale Udc appena eletto. D’altronde «noi siamo quelli che possediamo pacchetti di preferenze personali non indefferenti». E fra questi sarà della partita Nino Dina, appena rieletto all’Assemblea regionale, e noto a Palermo come “mr 10mila preferenze”. Dina, fedelissimo di Totò Cuffaro, è stato tirato in ballo dal super pentito Nino Giuffrè in occasione del processo all’ex presidente della regione Cuffaro. Giuffrè parlò di un gruppo di volti nuovi, di uomini destinati a fare da «ufficiali di collegamento» tra Provenzano e l’ Udc, e fra questi fece anche il nome di Nino Dina. «Nino Dina per Provenzano è sempre stato vicino agli ambienti mafiosi di Vicari fin dagli anni Ottanta, poi nel 2001 fece il salto di qualità arrivando all’ assemblea regionale con l’ Udc accanto a Cuffaro», dixit Giuffrè. E adesso vediamo cosa dirà dei “curricula” il premier Mario Monti.

Twitter: @GiuseppeFalci
 

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