La sinistra vuole vincere? Trascini i cattolici in piazza, come in Francia

La sinistra vuole vincere? Trascini i cattolici in piazza, come in Francia

Viene da chiedersi se l’Italia potrebbe mai vivere una giornata come quella che ieri, a Parigi, ha surriscaldato la Francia. Sotto la bandiera del no ai matrimoni gay, un mare di persone si è ritrovato nelle piazze; la polizia, come di suo solito, ha cercato di minimizzare (qualcosa più di trecentomila), ma l’esercito della salvezza era molto più nutrito di ciò che i questurini si sono venduti, al punto da costringere il presidente Hollande a parlare di «dimostrazione consistente». Il punto in discussione – nozze tra persone dello stesso sesso – conteneva in realtà il passo successivo e questo sì, semmai, molto più tormentato e controverso, e naturalmente parliamo della possibilità per una coppia gay di adottare un bambino. A giorni, il 29, in Parlamento inizierà proprio la discussione su questi temi fortemente voluti da Hollande.

Comunque la pensiate, c’è da inorgoglirsi, e magari provare un cicinin di invidia, per il calore civile con cui i francesi interpretano i passaggi culturali – cruciali – che determinano lo sviluppo del loro Paese. Sul Corriere di oggi, Massimo Nava scrive che «la Francia ha vissuto una di quelle giornate che segnano la sua storia di rivoluzione e controrivoluzione e di passioni ideali che non possono essere facilmente compresse o conciliate quando la supremazia della legge pretende di codificare cambiamenti culturali e trasformazioni sociali in evoluzione».

Per tornare a noi, l’Italia potrebbe mai vivere una giornata così intensa?

In vent’anni a maggioranza centro-destra, si ricorda un solo episodio ragguardevole: il 12 maggio 2007, in piazza San Giovanni va in scena il «Family Day» organizzato dal Forum delle Associazioni familiari. La politica ci mette ovviamente il cappello, e così sul palco si ritrovano Fini, Casini e Berlusconi (oggi tutti e tre serenamente divorziati, all’epoca «en train de»). Motivo scatenante i «Dico», ovvero “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”.

Nel disegno di legge dell’epoca, ecco la definizione di conviventi: «Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, affiliazione, tutela». Pare l’era glaciale, ma è appena cinque anni e mezzo fa. Tutto venne affossato (chiedere lumi soprattutto ai cattolici di sinistra presenti in Parlamento). Da quel giorno, neppure mezzo passo avanti.

Si potrebbe tranquillamente eccepire: perché mai scendere in piazza, quando la sinistra fa già tutto da sola, fa e disfa, propone e non dispone, sollecita ma poi, invariabilmente, subisce l’integralismo cattolico? Qui effettivamente sta il problema. In Italia non è la piazza, con le sue passioni civili, con i suoi entusiasmi, con i suoi eccessi, a determinare il cambiamento nell’opinione pubblica, a farsi cultura, semmai è il lavoro più sotterraneo che paga, poco dignitoso eppure molto redditizio. Si lavora in Parlamento, con lobby che sfuggono totalmente a una luminosità di intenti, all’orgoglio dichiarato delle idee, al petto in fuori delle convinzioni che le animano.

In Italia, come dimostra la convention cattolica di Todi, si «usa» l’associazionismo, lo si piega per fini men che commendevoli, si certifica serenamente che è necessario assoldare cento soldati trasversali in Parlamento, all’interno dei tre partiti principali, e con questi sbarrare la strada a qualunque slancio in avanti sui temi sensibili. Ben al di là di ciò che i partiti stessi propongono e con l’abuso sottaciuto di quella formula stanca della «libertà di coscienza».

In questa legislatura, molto è in mano alla sinistra. È una vera, grande, occasione. Mai come in questo frangente i cattolici si presenteranno in ordine sparso, oggi non riescono a fare compiutamente blocco sociale, sembrano avere smarrito la forza di interdizione, soprattutto perché l’economia sta governando i processi del mondo e il resto (purtroppo) pare seguire. C’è un grande obiettivo da perseguire, molto francese e dunque molto ambizioso: portarli in piazza, trascinarli alla piazza, stanarli dai loro stolidi sbarramenti trasversali in Parlamento e riconoscere – finalmente! – all’avversario la bellezza immediata e appassionata di battaglia limpide che si fanno manifestazioni di popolo.

Questo, per la sinistra, sarebbe il grande risultato. Ne sarà in grado?

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