L’asso nella manica di Monti è (ancora) lo spread

L’asso nella manica di Monti è (ancora) lo spread

Mario Monti può contare su un’arma in più nella lunga corsa verso il voto. Si tratta dello spread, il differenziale di rendimento fra i titoli obbligazionari italiani con scadenza a dieci anni e i corrispettivi tedeschi. In prossimità delle elezioni l’indicatore che è diventato il simbolo della crisi dell’Italia potrebbe farsi nuovamente sentire. E sostenere proprio il presidente del Consiglio uscente.

Poco prima di Natale, la banca americana Morgan Stanley ha preparato un ampio rapporto sull’Italia. La ricerca di Daniele Antonucci, senior european economist del gruppo, prendeva il nome di “Political cliff”, con evidente riferimento al Fiscal cliff statunitense. Erano i giorni delle dimissioni di Monti della presidenza del Consiglio e Morgan Stanley ha ricordato che ogni scenario di questo genere, data l’esperienza italiana, avrebbe avuto un impatto sullo spread dei titoli a breve di circa 24 punti base.

La salita dello spread che ha contribuito a portare nel 2011 a Palazzo Chigi l’ex commissario europeo può essere utile anche nel 2013. La lunga corsa del differenziale di rendimento fra Btp e Bund, arrivata fino a un massimo di 575 punti base nel corso del 2011, ora è tornata a livelli considerati accettabili dall’attuale esecutivo. Siamo infatti intorno alla “Soglia Monti” di 287 punti base, indicata come obiettivo dall’attuale presidente del Consiglio.

Il rischio che corre l’Italia, come tutti i Paesi con una storia politica travagliata, è solo uno. Pagare per i limiti della sua classe politica. E poco importa della discesa in campo di Mario Monti, che sta raccogliendo sempre più pareri contrari, sia in Italia sia in Europa. Gli investitori, cioè gli operatori finanziari che tutti i giorni valutano il grado di pericolosità di un investimento sull’Italia, vogliono sicurezza. Ma esistono reazioni che hanno ben poco di razionale quando si avvicinano le tornate elettorali. Ecco perché, secondo Lombard Street Research, è possibile che lo spread aumento di circa 150 punti base nei giorni a ridosso del voto. Un’altra analisi interna di HSBC, invece, vede il differenziale di rendimento fra Btp e Bund in crescita fino a 180 punti base nel caso ci sia un risultato poco delineato.

Da un lato appare evidente che il Partito democratico sia il favorito per la vittoria finale. Tuttavia, sono tante le incertezze in merito all’effettiva capacità di governo e, soprattutto, del rispetto degli impegni assunti con l’Unione europea. In un’intervista a SkyTG24 il numero uno del Pd Pier Luigi Bersani ha detto di non avere elementi per dire se nella prossima primavera ci sarà una nuova manovra correttiva. Non ha però escluso che «il 2013 dal punto di vista sociale, occupazionale e anche dal punto di vista della finanza pubblica sarà un anno molto difficile». Difficile immaginare uno scenario più incerto di questo per un investitore.

Dall’altro lato, c’è Silvio Berlusconi. Il Popolo della libertà (Pdl) rischia di arroccarsi su posizioni sempre più massimaliste con il chiaro intento di cavalcare il malcontento popolare legato all’austerity introdotta da Monti. Secondo Berlusconi, che ha comunicato di essere pronto a prendere il posto di Corrado Passera la ministero dello Sviluppo economico, c’è un chiaro nemico a livello europeo: la Germania. Ieri sera, intervenendo a Otto e mezzo, Berlusconi ha ribadito quanto ripetuto da giugno: «O la Bce diventa garante e interviene a stampare euro per pagare i rimborsi degli Stati che non arrivano a pagarlo con la tesoreria o questi Stati saranno forzatamente chiamati ad uscire dall’euro». Un chiaro riferimento a Berlino, che deve accettare il nuovo ruolo dell’euro o uscire lei stessa dall’eurozona. Non esattamente un quadro che porta verso una maggiore integrazione a livello comunitario.

Inoltre, c’è un altro timore. Da quando Berlusconi è tornato in campo, il Pdl ha riguadagnato diverse posizioni nei sondaggi. Inoltre, l’alleanza fra il Pdl e la Lega Nord può essere funzionale alla nascita di un spaccatura all’interno del Parlamento. Se è vero che il Partito democratico è dato come grande favorito per la vittoria finale, quindi è quasi sicuro della piena maggioranza alla Camera, così non si può dire del Senato. Nella camera alta del Parlamento, infatti, il premio di maggioranza è su base regionale. Ed ecco perché John Hooper dell’Economist ha definito la Lombardia come l’Ohio d’Italia, in riferimento allo Stato cruciale per la vittoria alle elezioni americane.

La sfida di Monti, che ha non poche domande ancora senza risposta, può quindi essere sostenuta dallo spread? Molto dipende dalla percezione che gli investitori istituzionali avranno nel prossimo mese e mezzo. Ora che gli schieramenti in campo sono pressoché definiti, saranno gli operatori finanziari che dovranno analizzare gli sviluppi futuri. Il pericolo di un Parlamento diviso spaventa, ma secondo Morgan Stanley non è lo scenario di base. Questo perché, nel caso la forza politica di Bersani dovesse venir meno, il centrosinistra può sempre allearsi con la coalizione di Monti. Del resto, è opinione diffusa che ci sia una significativa vicinanza fra il programma portato avanti da Bersani e quello promosso da Monti.

E lo spread? Grazie alle azioni della Banca centrale europea (Bce) questa tornata elettorale potrebbe rappresentare un’eccezione rispetto al passato. Il timore di una frammentazione del Parlamento tuttavia esiste ed è possibile che sia uno dei leit motiv per il mese che attende l’Italia. Tanto per i politici italiani quanto per gli investitori stranieri.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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