Le donne della lista Monti? Poche e quasi tutte nelle retrovie

Le donne della lista Monti? Poche e quasi tutte nelle retrovie

Pochi giorni fa Mario Monti, rispondendo a una domanda via Twitter su quali fossero le prime cinque priorità per l’Italia, ha risposto così: «La prima priorità per l’Italia è valorizzare il ruolo delle donne». Come non essere d’accordo con il premier Monti. Soprattutto perché l’Italia continua a essere un Paese fortemente maschilista, dove le donne hanno pochissimo spazio nei ruoli chiave della società e negli ambiti in cui si decidono le sorti del Paese. A partire dal mondo della politica. Dunque alle elettrici italiche, tantissime delle quali ridotte a uno stato di profonda frustrazione nella aspirazione a vedere riconosciute le proprie qualità non solo nel menage famigliare, il tweet di Monti deve essere apparso come un segnale di forte vicinanza ed attenzione. Al tweet di Monti sarà così seguito un liberatorio “finalmente!” da parte di decine di migliaia di donne intente a seguire il 5 gennaio scorso la diretta su Twitter del professore sceso in campo.

Peccato, però, che cotanta twittata apertura a valorizzare il ruolo delle donne non abbia trovato particolare riscontro nella composizione delle liste elettorali di Monti. Perché, a parte gli 11 casi (su 51 caselle disponibili) in cui una donna è capolista in altrettante circoscrizioni, il genere femminile troverà ben pochi sbocchi parlamentari. Le donne piazzate in lista da Monti, che comunque non rappresentano neppure un terzo del totale delle candidature, sono inserite soprattutto nelle retrovie e comunque alle spalle degli eletti in pectore. Quindi, a meno che non accadano miracoli e i sondaggi in circolazione vengano clamorosamente smentiti, il 90 per cento delle 260 donne messe in lista da Monti non risulterà eletto. 

Delle due l’una: o Monti si è fatto prendere la mano da Twitter e l’ha sparata grossa, oppure sperava che nessuno andasse a spulciare tra i 940 nomi presenti nelle liste per verificare l’effettivo peso che viene assegnato alle donne tra i candidati montiani. L’universo femminile italiano, comunque, non disperi. Non c’è solo Monti che, almeno a parole, esprime il desiderio di dare maggiore spazio alle donne. Bersani, al momento dell’ufficializzazione delle liste, ha parlato di rivoluzione dicendo che le liste stesse sono formate quasi al 40 per cento da rappresentanti del gentil sesso e che la pattuglia di donne del Pd in Parlamento sarà cospicua. E Berlusconi, proprio ieri, ha promesso che addirittura il 40 per cento degli eletti sarà donna. Vedremo quindi il 26 febbraio chi tra Monti, Bersani e Berlusconi sarà stato più coerente (o meno incoerente) rispetto alle promesse espresse e quale sarà quindi il partito più rappresentato in Parlamento da donne.  

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