L’intesa tra Pd e montiani agita Vendola e Casini

L’intesa tra Pd e montiani agita Vendola e Casini

Nessun incontro alle 7.30 di ieri mattina. Nessun misterioso vertice nel convento sulle pendici del Gianicolo che qualche settimana fa aveva visto nascere la lista Monti. Da Palazzo Chigi e dalla sede del Partito democratico smentiscono i dettagli sulla riunione tra Pier Luigi Bersani e il presidente del Consiglio. Eppure i due si sono parlati. Un colloquio telefonico per fare il punto della situazione, parlare della campagna elettorale. E quasi sicuramente ragionare sulla prossima legislatura.

Ormai non è più un segreto. Se il Partito democratico vincerà le elezioni – come è probabile – ci sarà un confronto con le liste montiane. Della necessità di un dialogo con i moderati aveva già parlato il segretario Bersani in tempi non sospetti. Se tre indizi valgono una prova, da oggi l’intesa politica è più vicina. Ieri Stefano Fassina, il responsabile lavoro di Largo del Nazareno, lo ha spiegato a Libero. Al giornalista che chiedeva di escludere la presenza di Monti nel prossimo governo, Fassina ha chiarito: «Noi collaboreremo con Monti, anche dovessimo vincere al Senato. Si apre una stagione durissima, in cui tutti i riformisti sono chiamati a un lavoro comune». Stamattina è stata la volta di Massimo D’Alema. Intervistato a Radio Capital l’ex ministro degli Esteri – se Bersani andrà a Palazzo Chigi per lui potrebbero riaprirsi le porte della Farnesina – ha ribadito il concetto. «Anche se avessimo i numeri per governare da soli vogliamo comunque allargare la collaborazione, non vogliamo essere autosufficienti, vogliamo creare una maggioranza più ampia». Chiaro? «In diversi paesi europei i socialisti governano con i popolari – ha spiegato ancora D’Alema – Può accadere». Nel pomeriggio è arrivata la terza conferma. Quella della capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro (secondo le voci di Palazzo in corsa per la presidenza di Palazzo Madama e in lizza per il Quirinale). «Anche se avremo la maggioranza assoluta in Parlamento, l’apporto dei moderati sarà fondamentale nell’alleanza di governo».

Non si tratta di stringere un semplice patto di non belligeranza. Monti e Bersani non sembrano limitare il comune impegno alla fase elettorale. E sarebbe sbagliato interpretare questo avvicinamento solo in chiave antiberlusconiana. Alla base del dialogo c’è un orizzonte più ampio, che interessa l’intera prossima legislatura. L’obiettivo potrebbe essere quello di una grande coalizione tra le forze più responsabili ed europeiste presenti in Parlamento (almeno a detta dei protagonisti). Poche ore fa, aprendo la campagna elettorale al teatro Ambra Jovinelli di Roma, il segretario Pd non è tornato sull’argomento. Un duro attacco al Cavaliere e al “berlusconismo” finisce per interessare anche Monti («I partiti personali sono un tumore che rendono la democrazia ingessata, inefficace e impotente»). Ma il discorso di Bersani regala anche una più diretta apertura di credito nei confronti del Professore. «La scelta di Monti è stata sorprendente, ma quando si è convinti di fare qualcosa di buono per il Paese non ci si sbaglia mai».

Tutti d’accordo? Non proprio. Nichi Vendola non sembra gradire le aperture al premier. Troppo diverse le posizioni su alcuni aspetti del programma elettorale: dal lavoro all’economia, passando per i diritti civili. Il rischio vero, per gli esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà, è quello di finire all’angolo. Se l’esito del voto rendesse necessaria un’intesa con i montiani, Bersani e i suoi potrebbero essere costretti a guardare al centro. L’incubo dell’Unione prodiana si ripresenta. Una maggioranza parlamentare costituita da troppi partiti, spesso lontanissimi l’uno dall’altro. Stavolta il Pd si è tutelato. La Carta d’Intenti firmata qualche mese fa da tutti i protagonisti del fronte progressista è fin troppo esplicita. «Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie». Non solo. Sinistra ecologia e libertà ha anche accettato di «vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta». 

Carte bollate a parte, l’immagine di una maggioranza così ampia rischia di creare qualche problema in campagna elettorale. Silvio Berlusconi non aspettava altro. Da questa mattina il Cavaliere ha intensificato gli attacchi contro l’asse Monti e Bersani. Il presidente del Consiglio era già stato definito più volte «la ruota di scorta della sinistra». Ora il Cavaliere insiste. In un’intervista che andrà in onda stasera sulla Rai ha spiegato: «Esiste un’intesa tra Pd e Lista Monti, perché il premier non ha possibilità di incidere se non appoggiandosi alla sinistra». A via dell’Umiltà sanno che continuando a martellare su questo tema si possono far perdere diversi voti tanto al Pd che ai montiani. 

Il rischio è concreto. Anche per questo Pier Ferdinando Casini si è velocemente smarcato. «È un film di fantascienza ipotizzare un’alleanza post elettorale con il centrosinistra, perché il nostro programma non potrà mai convivere con quello di Sel». I candidati di Nichi Vendola fanno lo stesso. Giorgio Airaudo, membro della segreteria Fiom, è stato candidato da Sel in Piemonte. Correrà per la Camera, da capolista. «Escludo che ci possa essere una commistione di governo – racconta al telefono – Un esecutivo con Monti non lo voto. Non ho accettato questa candidatura per veder proseguire le politiche del governo dei tecnici». Il fronte di centrosinistra è già abbastanza ampio. «Sul tema del lavoro – continua Airaudo – voglio discutere con gli esponenti del Pd che credono che l’articolo 18 debba essere modificato. Parlerò anche con Fassina. C’è già molto da discutere in questa compagine».

Ex segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale è il capolista di Sel per il Senato in Umbria e Abruzzo. Anche lui riconosce l’impossibilità di un accordo di governo con Monti. «Poco fa leggevo l’elogio del premier a Marchionne sulla prima pagina del Corriere della Sera del 2 gennaio 2011 – racconta – Evidentemente abbiamo un’idea molto diversa del ruolo dell’imprenditore e dei diritti del lavoro». Non c’è solo il tema del lavoro. «Sui diritti civili l’agenda Monti è silenziosa al limite della reticenza. Sull’agenda, poi, non compare affatto la parola immigrazione». Ma Sel non rischia di finire all’angolo. «L’alleanza tra Vendola e Bersani non nasce 15 giorni fa – continua Natale – Questa esperienza nasce proprio dal disastro dell’Unione nel breve governo 2006-2008». 

«Il governo che vogliamo costruire con il Pd – dice Nicola Fratoianni, assessore e braccio destro di Vendola, capolista in Puglia – non può prescindere dalla parola cambiamento». Sono tanti i capitoli del programma che difficilmente potrebbero vedere Monti e Vendola dalla stessa parte. «Penso allo sviluppo, alla crescita, ai diritti sociali e alle politiche economiche». Un accordo tra centrosinistra e Monti? Fratoianni non è un appassionato dell’argomento. «Con molto rispetto e umiltà vorrei sottolineare a Bersani e agli altri dirigenti del Pd che forse è più opportuno fare campagna elettorale sulle nostre proposte politiche, non su futuri scenari parlamentari. Magari così prendiamo più voti». Il dialogo con Monti non è chiuso. Airaudo, Natale e Fratoianni concordano sulla necessità di un’interlocuzione «doverosa» sulle riforme costituzionali. Durante la prossima legislatura dovrà essere cambiata la legge elettorale. «Il dialogo – continua Natale – dovrà riguardare anche una legge sul conflitto di interessi e la lotta alla corruzione». Ma certo, un’intesa di governo è altra cosa. Adesso chi lo spiega a Bersani? 

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