“Prendete una seconda moglie e vi diamo il mutuo”, l’iniziativa di una banca egiziana

“Prendete una seconda moglie e vi diamo il mutuo”, l’iniziativa di una banca egiziana

L’Egitto post-rivoluzionario è vittima di un mix pericoloso fatto di fondamentalismo islamico e crisi economica che sta portando il paese verso un’esperienza senza precedenti e che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. La crisi politica e istituzionale registrata dopo l’ascesa al potere del presidente Mohammed Morsi ha provocato una crisi economica che spinge il Paese sempre più nelle mani dei gruppi islamici e dei paesi che lo sostengono come il Qatar.

L’esatto esempio di questo pericoloso mix è rappresentato dall’iniziativa promossa nei giorni scorsi dalla Banca di sviluppo agricolo egiziana che ha deciso di finanziare tutti gli agricoltori che vorranno prendere una seconda moglie, per combattere il problema dell’aumento delle donne nubili in Egitto, calcolate in circa 9 milioni dalle statistiche. Ha annunciato il presidente della banca, Mohsin al Batrani, al giornale locale Al Ahram di aver sottoscritto un accordo con il ministero dell’Agricoltura, in base al quale concederà un mutuo a tutti i giovani agricoltori per spingerli a contrarre matrimonio. L’iniziativa comprende anche chi voglia prendere più di una moglie, a condizione che sia in grado di mantenerle tutte, mentre non potrà godere di un tasso agevolato chi vuole prenderne più di due. La banca ha reso noto che il tasso di interesse per un prestito per la prima moglie è del 3 per cento mentre sale al 6 per cento se si tratta di un secondo matrimonio. Sale fino al 15 per cento invece il tasso di interesse per il matrimonio con una terza donna.

Accanto a iniziative come queste, il governo cerca di arginare i rischi di un fallimento economico attirando investitori da tutti i paesi islamici e chiedendo aiuto soprattutto al Qatar. Il provvedimento è stato adottato quando il Consiglio dei ministri egiziano, riunitosi al Cairo, ha dato il via libera al progetto di emissione dei “Sukuk” (bond islamici). Secondo quanto riporta il sito del giornale Youm 7, il disegno di legge approderà quindi alla Camera alta (Majlsi Shura) per essere approvato. Il ministro delle Finanze, al Mursa al Hosseini, ha spiegato in una conferenza stampa che sono state apportate al disegno di legge alcune modifiche sulla base delle indicazioni fornite dai teologi dell’Università di Al Azhar, ed ha aggiunto che la legge sarà in linea con la nuova Costituzione. 

A sostegno di questa linea è sceso in campo anche un noto imam e predicatore saudita, lo sceicco Mohammed al Arifi, il quale ha lanciato appello a tutti gli imprenditori arabi, in particolare del suo Paese, affinché vadano ad investire in Egitto. Nel corso di un sermone tenuto venerdì in una moschea del Cairo, Arifi ha affermato che «gli imprenditori arabi devono affrettarsi ad arrivare in Egitto per fare prima delle banche occidentali». Rivolgendosi in particolare a quegli imprenditori sauditi che di recente hanno lasciato l’Iraq, a causa del dominio degli sciiti nel governo, ha chiesto di spostare la loro attenzione verso l’Egitto. «Portate qui i vostri soldi, perché investirli in Egitto è meglio che metterli nelle banche Svizzere e in quelle americane, britanniche e italiane», ha detto l’imam saudita.

Ha dato i suoi frutti anche il tentativo di chiedere aiuto al Paese considerato sponsor principale della primavera araba: il Qatar. Il primo ministro del Paese, Hamad bin Jassim Al Thani, una settimana dopo l’annuncio di un prestito aggiuntivo di 2 miliardi di dollari e una donazione di altri 500 milioni per l’Egitto, ha annunciato di «essere al fianco del Cairo» e che «non permetteremo che il Paese vada in default». Interpellato dall’emittente televisiva araba Al Jazeera, il premier qatariota si è detto convinto che «è nell’interesse della Banca mondiale e della comunità internazionale che l’Egitto non fallisca». Le sue rassicurazioni arrivano in una settimana nella quale la sterlina egiziana perde ancora posizioni nei confronti del dollaro statunitense e si attesta su di un cambio di 6,61 per un dollaro. Da parte sua il direttore della Banca del Cairo, Munir al Zahed, ha stimato che il continuo crollo della moneta egiziana di fronte al dollaro non potrà proseguire all’infinito, dal momento che la capacità di acquisto di dollari da parte del mercato locale non sarebbe in grado di sostenere un ulteriore aumento della valuta statunitense.

Eppure la vicinanza del Qatar, dopo la visita del premier Al Khalifa dello scorso 8 gennaio, con gli investimenti e gli aiuti promessi, destano forti preoccupazioni negli osservatori arabi, alla luce dello stretto legame che intercorre tra Doha e i Fratelli Musulmani, oggi al governo. Ad esprimere chiaramente questi timori è l’editorialista arabo Tareq Hamid, che il 10 gennaio ha pubblicato un fondo sul giornale Al Sharq al Awsat dal titolo: «Il dominio del Qatar sull’Egitto». Scrive l’opinionista arabo che «Il premier del Qatar ha definito una barzelletta la polemica sul predominio del suo Paese in Egitto in quanto una nazione così grande e con una popolazione così numerosa non può essere controllata da nessun altro stato». Secondo l’editorialista «Il problema del Paese non è chi lo domina ma chi lo vandalizza e impoverisce. Il problema è l’appoggio offerto ad una determinata forza politica a discapito di un’altra. Il Qatar sostiene i Fratelli Musulmani ovunque nel mondo e non solo in Egitto e non si tratta di un sostegno solo economico ma anche mediatico». Hamid rileva anche che, essendoci chi «aiuta la corrente liberale, il Qatar ha diritto di sostenere i Fratelli Musulmani». E conclude sostenendo che «in definitiva la vera paura non è solo quella del predominio del Qatar in Egitto, ma è quella del predominio dei Fratelli Musulmani in Egitto che si esercita tramite il Qatar».

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