Scajola rischia di essere la prima vittima illustre di Berlusconi

Scajola rischia di essere la prima vittima illustre di Berlusconi

Claudio Scajola escluso dalle liste elettorali del Pdl. La voce, tutta da confermare, circola con insistenza. Per qualcuno sono indiscrezioni messe in giro dagli avversari interni del politico ligure. Per altri è la logica conseguenza del rinnovamento voluto da Silvio Berlusconi. Di certo la notizia colpisce. In caso di conferma, quella di Scajola sarebbe la bocciatura più illustre tra i dirigenti berlusconiani. E forse – stando al peso elettorale di ogni candidato – la meno razionale. Già coordinatore di Forza Italia, poi ministro dell’Interno. Nell’ultima esperienza di governo Claudio Scajola è stato titolare dello Sviluppo Economico.

A via dell’Umiltà si stanno ancora perfezionando le candidature. Da giorni il segretario Angelino Alfano è al lavoro con Verdini, Cicchitto e Schifani per comporre le liste elettorali. Una cosa è certa: gli attuali gruppi parlamentari saranno parecchio sfoltiti. Colpa dell’inevitabile ridimensionamento elettorale del Pdl (cinque anni fa il partito aveva ottenuto il 38 per cento dei voti). Ma anche della volontà del Cavaliere, intenzionato a sostituire molti esponenti politici con rappresentanti della società civile, del mondo del lavoro e qualche volto noto.

Ecco la prima scrematura. Berlusconi avrebbe imposto tre semplici regole. Non saranno ricandidati i deputati e i senatori con un’età superiore ai 65 anni. Chi ha più di tre legislature alle spalle. E chi è oggetto di indagini giudiziarie. Da questo punto di vista Scajola parte sfavorito. I sessantacinque anni l’ex ministro li ha compiuti proprio ieri. A Montecitorio è entrato la prima volta nel 1996, in caso di rielezione sarebbe alla quinta legislatura. Capitolo giustizia: l’ex ministro si è dimesso dal governo, ma è uscito pulito dalla vicenda dell’appartamento pagato a “sua insaputa” vicino al Colosseo (prosegue un’inchiesta della procura di Roma per il reato minore di finanziamento illecito a parlamentare). Recentemente è stata archiviata l’inchiesta sul Porto di Imperia. Resta la vicenda emersa lo scorso autunno sulle presunte tangenti Finmeccanica. Scajola non sembra preoccupato. Anzi, certo del proscioglimento ha più volte chiesto di essere ascoltato. In ogni caso – stando alla gravità delle accuse – la situazione di Scajola non è neppure paragonabile a quella di altri parlamentari Pdl, pure vicini a una ricandidatura. È il caso di Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri.

A via dell’Umiltà sono pronte alcune deroghe. Gli ex ministri, alcune importanti cariche istituzionali, i dirigenti del partito dovrebbero aggirare le tre regole sulle ricandidature. Non tutti. A sentire i bene informati Scajola non sarebbe ancora certo del lasciapassare. Dalla sua il politico di Imperia ha sicuramente la storia politica. Ma anche il peso sul territorio. Un particolare che agli occhi di Berlusconi non dovrebbe essere secondario. Tra i crediti dell’ex titolare del Viminale ce n’è un altro. Forse il principale, in periodo di campagna elettorale. Negli ultimi tempi sembra che Scajola si sia ritagliato un rilevante ruolo di raccordo tra il partito e le gerarchie vaticane. Dopo un’iniziale infatuazione per Monti, il Vaticano avrebbe preso una posizione più equidistante. Riallacciando – anche in virtù dell’accresciuto peso elettorale – i rapporti con il Popolo della Libertà. Guarda caso lo scorso 5 gennaio Scajola ha incontrato a Genova il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei (e protagonista di una precedente, inattesa, apertura verso Monti).

E allora perché Berlusconi dovrebbe fermare Scajola? Anzitutto non gioca a favore dell’ex ministro il numero esiguo di poltrone rimaste. In tutta la Liguria il Pdl potrebbe eleggere 5 parlamentari. Tre alla Camera – è qui che Scajola sarebbe presente – e due al Senato. Pochi posti, anche perché alcuni dei seggi disponibili saranno offerti ad ancora misteriosi esponenti della società civile. Ci sono poi i dissidi interni al partito. Il coordinatore ligure Michele Scandroglio e il suo vice Eugenio Minasso, recentemente sfiduciati dal coordinamento regionale, sono in aperto contrasto con Scajola. Due deputati che, al contrario dell’ex ministro, non hanno bisogno di alcuna deroga per essere ricandidati. Peraltro Minasso condivide con l’ex ministro la provenienza: entrambi sono di Imperia. Senza dimenticare la differenza di peso politico tra i protagonisti del braccio di ferro, la contrapposizione tra Scajola e i due potrebbe creare qualche difficoltà. «Al momento stiamo attendendo indicazioni da Roma – racconta Scandroglio – In Liguria sono in quattro ad aver bisogno di una deroga per tornare in Parlamento. Se il partito autorizzasse tutti, ci sarebbe un problema».

E poi ci sono le recenti vicende politiche. Già, perché un anno fa Scajola è stato uno dei protagonisti dell’ultima fase del governo Berlusconi. Sua la minaccia di dar vita a gruppi autonomi alla Camera e al Senato. Sue le pressioni sul Cavaliere per aprire una fase di profondo rinnovamento. Erano gli ultimi giorni dell’esecutivo. Di lì a poco il premier si sarebbe fatto da parte per lasciare posto a Monti. Chi non ricorda le cene carbonare degli scajoliani in giro per la Capitale? A vederla oggi, quella vicenda aiutò non poco il Cavaliere. È grazie alle sue dimissioni da Palazzo Chigi se Berlusconi può affrontare una campagna elettorale all’attacco, criticando le scelte del Professore. Ma chissà se l’ex presidente del Consiglio ha gradito. Non è un mistero che nel Pdl, tra i criteri di ricandidabilità, la lealtà al leader avrà un peso rilevante. Ne sanno qualcosa protagonisti di “Italia Popolare”, i dirigenti che a novembre hanno dato vita al correntone montiano nel Pdl – Lupi, Alemanno, Sacconi, Quagliariello – e ora temono di essere messi ai margini del partito.  

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