Sei straniero, gay o over 50? In Italia non lavorerai mai

Sei straniero, gay o over 50? In Italia non lavorerai mai

La discriminazione in Italia? Passa soprattutto attraverso il lavoro. In particolare nelle possibilità di accesso a un impiego, più o meno stabile. Secondo le anticipazioni del Rapporto 2012 dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), nell’ultimo anno le discriminazioni sul lavoro nel nostro Paese sono aumentate del 15%, raggiungendo quota 35,6% sul totale delle denunce. E superando anche giornali e tv, che negli anni passati si erano conquistati la maglia nera delle rappresentazioni discriminatorie. 

«Le discriminazioni sul lavoro», spiega Marco Buemi, referente Unar, «si riscontrano sia nel settore pubblico sia nel settore privato». A partire proprio dalle barriere all’accesso, che rappresentano il 75,5 per cento (con 275 denunce). Nel nostro Paese sono ancora in vigore, ad esempio, «regi decreti precedenti alla seconda guerra mondiale che presuppongono l’entrata nel mondo del lavoro solo per cittadini italiani». Oltre al fatto che molti bandi, statali e parastatali, «come quelli del servizio di trasporto pubblico o alcuni del settore infermieristico», sono aperti solo a chi ha la cittadinanza italiana. È questa quella che nel Rapporto Unar rientra nella cosiddetta “discriminazione diretta”. 

Ma chi sono le persone discriminate? Il28,6% delle discriminazioni sul lavoro avviene per motivi etnico-razziali. Il restante 71,4% racchiude le discriminazioni per età, genere, orientamento sessuale e disabilità (i dati disaggregati saranno forniti a marzo con la pubblicazione del rapporto completo). «I transgender sono in assoluto la categoria più discriminata in mabito lavorativo», prosegue Buemi, «anche se con gli anni stiamo notando un certo cambiamento culturale da parte delle aziende». Poi ci sono quelli non più giovani, over 40 o 50, che faticano a reinserirsi nel mondo del lavoro. Ma anche i disabili.

Oltre all’accesso all’occupazione, le discriminazioni si registrano anche sul posto di lavoro. Nelle condizioni lavorative (3%), nelle modalità di licenziamento (1,6%), retribuzione (0,3%) e nel rapporto con i colleghi (1,9%). 

Non solo il lavoro, però. Le denunce per discriminazione riguardano anche la casa (affitti, rapporto con i condomini), la scuola, l’erogazione dei servizi da parte degli enti pubblici, ma soprattutto la vita pubblica e i mass media. 

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