Alla Camera Casini scende sotto il 3% per colpa di Monti

Alla Camera Casini scende sotto il 3% per colpa di Monti

A via dei due Macelli, sede nazionale dell’Udc, sono terrorizzati. Alcuni sondaggi riservati hanno allarmato lo stato maggiore dello scudo crociato guidato da Pierferdinando Casini. L’operazione di allearsi e sostenere la candidatura dell’ex premier Mario Monti non ha funzionato. «Forse sarebbe stato opportuno fare liste uniche anche alle Camera. Rischiamo di essere sotto il 3%», confida a Linkiesta un dirigente siciliano dell’Udc. Una percentuale bassissima, se pensiamo che soltanto pochi mesi fa l’Udc di Casini superava nettamente il 6 per cento.

Come mai questo trend negativo? Al Nord gli eredi della Balena Bianca sarebbero stati risucchiati dalla lista civica di Mario Monti, mentre al sud, storica roccaforte dell’Udc, sopratutto in alcune regioni, come Sicilia, Campania e Calabria, si sarebbero verificati due fenomeni differenti. Da un parte parecchi dirigenti dell’Udc non avrebbero gradito l’alleanza con Mario Monti, dall’altra l’attuale sistema elettorale, il Porcellum, polarizzerebbe il voto, avvantaggiando i due grandi partiti: Pd e Pdl.

Spieghiamo meglio. In Sicilia dove alle recenti regionali l’Udc ha superato il 10%, attestandosi all’11%, la campagna elettorale non decolla. «Non vedo calore», sussurrano a Linkiesta. In primis perché diversi esponenti regionali non avrebbero metabolizzato alcune candidature cadute dall’alto. Ad esempio in Sicilia occidentale Pierferdinando Casini ha garantino al posto numero 2 Ferdinando Adornato. «Casini ha pensato che la Sicilia fosse un serbatoio di voti Così ha assicurato un esponente nazionale come Adornato».

Sempre in Sicilia occidentale al posto numero 3 ci sarebbe l’avvocato Rosario Basile. «Non ha mai avuto la tessera dell’Udc», sbottano dall’Udc palermitano. Basile è alla guida del gruppo Ksm, società leader nel settore della sicurezza preventiva su tutto il territorio nazionale con particolare riferimento alla regione siciliana, si legge nel sito dell’ azienda. E in tanti sospettano che la candidatura di Basile sia stata sponsorizzato dai vertici regionali di Confindustria.

Queste scelte hanno determinato il fuggi-fuggi di parecchi esponenti regionali. Il primo ad abbandonare lo scudo crociato è stato il catanese Marco Forzese, neo eletto all’Assemblea regionale siciliana, che ha deciso di confluire nel partitino del neo governatore regionale Rosario Crocetta, il “Megafono”. Forzese è stato seguito da altri dodici dirigenti provinciali dell’Udc perché «in totale disaccordo con le scelte della Segreteria Nazionale e regionale dell’Udc, che con la linea politica intrapresa in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche hanno dimostrato totale mancanza di sensibilità per i territori, noncuranza verso gli elettori». Stesso discorso in provincia di Ragusa, dove l’ex presidente della provincia Franco Antoci e altri 29 componenti dell’Udc si sono autosospesi dal partito con effetto immediato. Per di più i cosiddetti “portatori di voti” non si starebbero spendendo più tanto «perché il Porcellum non prevede le preferenze».

In Calabria si starebbe verificando una situazione simile a quella siciliana. Qui alle elezioni politiche del 2008 l’Udc non raggiunse la soglia di sbarramento al Senato, fermandosi al 7,87 per cento. Una percentuale che il 24 febbraio potrebbe addirittura diminuire. Mario Tassone, deputato nazionale uscente dell’Udc, spiega a Linkiesta, che «si avverte come in tutta Italia una certa difficoltà», prefigurando «il dissolvimento dell’Udc». Alla regione il partito di Casini sostiene senza nasconderlo la giunta regionale di Giuseppe Scopelliti. E anche qui i vertici regionali non avrebbero digerito l’alleanza con Monti, essendo legati a doppio filo con il Pdl.

Per completare il puzzle spira una brutta aria anche in Campania. A Napoli, dove fino a poco tempo l’Udc veleggiava a doppia cifra, un folto gruppo di consiglieri provinciali ha abbandonato il partito di Casini, fondando il “Movimento Popolare Campano”. Il loro riferimento si chiama Pietro Langella, ed è candidato alla Camera con il Pdl di Silvio Berlusconi. «Noi siamo andati via – spiega Langella a Linkiesta – perché non abbiamo condiviso la linea montiana. D’altronde l’asse vero è Monti-Bersani. Non condividendolo, ci siamo coalizzato con il centrodestra». E se a Napoli l’Udc rischierebbe la disfatta a causa degli ultimi smottamenti, nelle altre province non andrebbe meglio.

In provincia di Salerno e Benevento l’Udc non possiede percentuali tali da garantire il salto di qualità. Il partito di Casini non dovrebbe sfigurare soltanto nella provincia di Avellino, e in quella di Caserta, dove una forte spinta gli arriverà da Giuseppe De Mita, nipote del plenipotenziario Dc Ciriaco De Mita, e da Gianpiero Zinzi, figlio del presidente della provincia di Caserta. Ma, come spiega a Linkiesta un conoscitore delle dinamiche elettorali campane, «le province di Caserta ed Avellino non potranno ribaltare il trend negativo di due grosse province come Salerno e Napoli». Per di più, come in Sicilia, anche qui non mancano le candidature imposta dall’alto. Nelle liste campane avrebbero trovato spazio Rocco Buttiglione e «il suo autista».


@GiuseppeFalci

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