È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta

È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta

Ingovernabilità. È questo lo scenario verso cui sta andando l’Italia. Non ci poteva essere uno quadro peggiore per i mercati finanziari. Lo spauracchio rappresentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è destinato a influenzare in modo significativo la percezione degli investitori sull’Italia. Specie alla luce della netta frammentazione del voto. Chi si attendeva una larga vittoria della coalizione di centrosinistra, guidata da Pier Luigi Bersani, è stato smentito dai fatti. La realtà è che l’Italia di oggi è quasi ingovernabile. E la reazione dei mercati finanziari non si farà attendere.

L’attesa è finita. L’esito delle urne ha sovvertito mesi e mesi di sondaggi elettorali che vedevano il Partito democratico saldamente in testa. Non solo. Anche i pronostici delle banche d’investimento non sono stati rispettati. Come da attese, invece, le elezioni italiane sono state il banco di prova per l’appeal delle politiche d’integrazione europea. E buona parte degli italiani ha votato contro l’euro, contro il consolidamento fiscale richiesto alla Commissione europea e adottato da Mario Monti, contro il progetto di riforme strutturali introdotte nell’ultimo anno. Un voto di protesta, ma non solo. Un voto contro l’intera classe politica, che mette a rischio la stabilità del Paese e, potenzialmente, dell’eurozona.

Come dice a Linkiesta un private banker elvetico «non ci poteva essere un quadro peggiore per Italia ed eurozona». Il motivo è chiaro. Da un lato, il Senato è praticamente in stallo. Erano pochi gli analisti internazionali che avevano previsto una tale vicinanza fra il Pd e il Pdl. Inoltre, l’exploit di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle nella camera alta del Parlamento italiano era tutt’altro che prevista. Nella migliore delle ipotesi, il M5S era dato sotto il 20%. Analoga la visione di un risk analyst di Commerzbank, che a Linkiesta ha detto che il quadro di estrema incertezza verso cui è diretta l’Italia era inatteso. «La vittoria della coalizione di Bersani era ampiamente prevista, ma il risultato è stato ben diverso dalle aspettative. Ora è chiaro che, se confermati i dati, ci saranno diversi aggiustamenti di portafoglio», ha detto. In altre parole, si inizierà a vendere parte (o comprare protezione) sui titoli italiani detenuti in pancia. Simile anche la visione di un analista di Goldman Sachs, anche lui stupito dall’esito delle urne.

«L’ingovernabilità, almeno in questi termini così netti, non era uno scenario considerato probabile», dice. Le difficoltà a formare un nuovo governo possono essere così elevate da richiedere al più presto un ritorno alle urne. Ma prima, anche nel caso di Goldman Sachs, potrebbero esserci degli aggiustamenti nella strategia d’investimento. A ruota, altri operatori potrebbero scegliere di proteggersi dal rinnovato rischio Italia. Il tutto in attesa di capire che come sarà formato, ma soprattutto se sarà formato, il prossimo governo.

Il rischio che le elezioni italiane avessero diverse analogie con quelle greche dello scorso anno è diventato realtà. Il Pd ha condotto una campagna elettorale low-profile, sicura di essere davanti nei sondaggi e incurante della possibile risalita del Pdl. Allo stesso tempo, il partito di Silvio Berlusconi ha fatto una rimonta degna delle ultime elezioni. Passare da un gap di 10 punti percentuali a un testa a testa finale era difficile. A forza di promesse elettorali, dal rimborso dell’Imu all’annuncio del taglio delle imposte, Berlusconi ha guadagnato spazio su spazio. Infine, Beppe Grillo. Che il comico genovese fosse sottostimato nei sondaggi pre-elettorali era chiaro. Ma che arrivasse oltre il 20% era improbabile. Perso per strada Monti, che con la sua lista è forse il maggiore sconfitto da questa tornata elettorale.

Quello che ci sarà domani sui mercati è facilmente prevedibile e parzialmente si è visto oggi. All’uscita dei primi instant poll, che vedevano una larga vittoria di Bersani, gli investitori finanziari hanno iniziato a spingere in alto Piazza affari, che ha guadagnato fino al 4 per cento. Poi, l’euforia è finita con l’arrivo delle proiezioni su dati reali. I guadagni sono stati azzerati e solo sul finale lo sprint è ripreso parzialmente. Di contro, sul mercato obbligazionario si sono viste le fluttuazioni più significative. Alla fine il rendimento dei Btp decennali italiani ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,99%, finendo al 4,49 per cento. Le premesse per una giornata nera ci sono tutte.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria