Fai, Arci, Wwf: ma quante associazioni in corsa per il Parlamento

Fai, Arci, Wwf: ma quante associazioni in corsa per il Parlamento

Da quando la credibilità dei partiti è scesa a livelli da brivido, grazie a decine di promesse mancate e grazie anche agli scandali che negli ultimi anni hanno infestato le amministrazioni pubbliche a colpi di corruzione, la politica ha «scoperto» la società civile, panacea di tutti i mali. E così, in vista delle elezioni di febbraio, le segreterie dei partiti per rifarsi una verginità hanno aperto una vera e propria caccia al candidato nell’universo dell’associazionismo. Sia esso imprenditoriale ambientalista, cattolico o pacifista. Non escluso un ricco pescaggio nelle file delle associazioni sindacali. C’è chi dice che questa caccia si sia aperta perchè i partiti si devono far perdonare dagli elettori il porcellum, che impedisce un rapporto diretto con la società civile, ma gli stessi responsabili di alcune associazioni ammettono che una delle ragioni di questa scelta sta nel serbatoio di voti che l’associazionismo può garantire per fermare la crisi di credibilità dei partiti.

Se si spulciano le liste delle associazioni che hanno offerto i loro uomini alla politica c’è di tutto. Oltre a Confindustria, Acli, Wwf, Fai, troviamo candidature provenienti da Arci, Uisp Tavola della Pace, Confcooperative, Unhcr, Sbilanciamoci, Forum del terzo settore, Centro nazionale volontariato. Nessuno dei partiti si è astenuto dal pescare nelle associazioni anche se bisogna dire che la caccia più grossa l’ha messa a punto la lista che fa capo a Mario Monti. Non tutte le associazioni hanno scelto di offrire i loro testimoni alla politica, anche perchè la tentazione dei partiti è di trasformare le associazioni in gruppi di pressione, una nuova forma di lobbing capace di catturare consensi nel sociale.

Ma chi sono gli uomini e le donne che hanno lasciato le associazioni per entrare nella bolgia elettorale con la speranza o l’illusione di poter portare aria nuova nei meandri della politica italiana? Il più noto dei candidati in arrivo dal mondo associativo non ha bisogno di presentazioni, si chiama Alberto Bombassei, fondatore della Brembo. È stato vicepresidente della Confindustria e per un soffio ha perso per un pugno di voti la battaglia per la conquista della presidenza dell’associazione imprenditoriale, vinta come è noto da Giorgio Squinzi. Così ha deciso di approdare alla politica aderendo all’appello di Mario Monti.

Altro pezzo da novanta dei candidati che arrivano dall’associazionismo è il presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni, che dovrebbe entrare in Parlamento con la lista Monti. La signora Borletti Buitoni esponente di spicco della borghesia milanese, nota imprenditrice, è da tempo protagonista anche nel sociale: ha promosso e guidato in passato il Summit della solidarietà ed è stata impegnata con l’Amref. Si occupa anche del Borletti-Buitoni Trust, che promuove i giovani concertisti di musica da camera nel mondo. Ha ereditato da Giulia Maria Crespi il Fai ed ora si appresta ad affiancare Mario Monti nella campagna elettorale.

Dal fronte dell’associazionismo cattolico un altro esponente di spicco: Andrea Olivero, uno dei primi a dimettersi dalla presidenza delle Acli. Anche il Pd ha pescato nell’associazionismo di area: Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, è candidato del Pd in Toscana. In Arci non esiste incompatibilità tra la carica di presidente e quella di parlamentare quindi Beni resterebbe al suo posto, a meno che gli organi interni non decidano diversamente. La cosa curiosa è che Beni doveva sostituire Andrea Olivero ai vertici delle Acli ma anche lui è stato «rapito» dalla politica.

Un altro uomo, candidato da Mario Monti, è Luigi Marino, presidente della Confcooperative,
la potente federazione della cooperazione italiana, con all’interno oltre 6.000 cooperative sociali raggruppate in Federsolidarietà (presieduta da Giuseppe Guerini). Filippo Fossati, presidente dell’Uisp, l’Unione italiana sport per tutti, dopo aver raggiunto un buon posizionamento alle primarie del Pd sarà candidato nella stessa regione insieme a Paolo Beni.

Nicky Vendola ha invece pescato nell’Alto Commissariato Onu, Unhcr, proponendo a Laura Boldrini, portavoce, e protagonista nel rapporto con i media in molte situazioni relative all’immigrazione. È stata Laura Boldrini a ideare la Carta di Roma su giornalismo e immigrati, promossa poi congiuntamente con l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della stampa. Giulio Marcon, organizzatore della campagna «Sbilanciamoci» sarà candidato con Sel. Mentre Flavio Lotti, portavoce del Tavolo della Pace, cartello che include molte delle stesse sigle di Sbilanciamoci! e del Forum terzo settore, è candidato con la lista Ingroia. Lotti è noto per aver organizzato la Marcia della pace Perugia-Assisi, ma con una presenza diffusa sui mezzi di informazione riguardo i temi della pace, delle spese militari, del conflitto mediorientale e di altre guerre. Edoardo Patriarca, presidente da pochi mesi del Centro nazionale volontariato è invece candidato dal Pd in Piemonte.

Cosa ne pensano quelle associazioni che non hanno ricevuto offerte dai partiti o viceversa hanno deciso di non scendere in campo nella competizione elettorale? Franco Iseppi, presidente del Touring Club, ex direttore generale della Rai, acuto osservatore delle cose della politica, circoscrive il suo ragionamento. «Cosa penso di questo fenomeno? A mio parere è un fatto positivo. La mia riflessione si limita alle associazioni ambientaliste e non vi è dubbio che queste associazioni siano diventate uno dei motori dello sviluppo. Da questo punto di vista l’interesse dei partiti è certamente giustificato. C’è poi – aggiunge Iseppi – una motivazione strumentale: le associazioni ambientaliste hanno molta visibilità e svolgono un ruolo di cerniera tra la politica e la società civile e questo per i partiti è molto appetibile. Tenga conto che l’associazionismo raccoglie circa un milione e 200 mila soci, una cifra non trascurabile per la politica. Certo, non tutte le associazioni si pongono allo stesso modo verso la politica. Noi del Touring Club pensiamo che la nostra associazione debba essere e restare un servitore civile della politica».

Marco Parini, presidente di Italia Nostra, non nasconde un giudizio critico: «Il motivo di quanto sta accadendo è piuttosto evidente: i partiti stanno vivendo una crisi di credibilità piuttosto seria ed è naturale che si rivolgano all’associazionismo, cioè a un area della società civile che gode di maggiore credibilità. È evidente che i candidati che provengono dalle associazioni ritengono di portare la loro esperienza in politica ma questo non significa che siano le associazioni ad entrare in politica. A parte alcuni casi, infatti, coloro che si sono candidati in una lista elettorale hanno rassegnato le dimissioni dai loro incarichi. Italia Nostra, che pure in passato ha avuto tra le sue file molti onorevoli, in questa campagna elettorale ha deciso di restarne fuori. Ma credo che il dato più rilevante sia quello che le segnalavo: la caduta verticale della credibilità della nostra classe dirigente».