Giannino si dimette: parte la caccia ai suoi elettori

La crisi di Fermare il Declino rischia di ripercuotersi nelle urne

Alla fine Oscar Giannino, ideatore e coordinatore nazionale del movimento “Fare per Fermare il Declino”, ha rassegnato le dimissioni. «Irrevocabili», come scrive in un tweet che lascia il segno: «Dimissioni irrevocabili da presidente in Direzione. I danni su di me per inoffensive ma gravi balle private non devono nuocere a@Fare2013». Ma con un particolare in più: Giannino, che non ha conseguito alcun Master alla Chicago Booth School of Business, si dimette da Presidente del movimento, non da candidato premier in vista delle politiche che si terranno domenica e lunedì prossimo.

Il vertice di “Fare per Fermare il Declino”, che si è tenuto all’Hotel Diana di Roma, è durato diverse ore, nebuloso e riservato per tutto il tempo, almeno fino a quando Giannino non ha twittato. Immediate le reazioni dal mondo della politica. Il primo a parlare è stato Guido Crosetto, uno dei tre leader di Fratelli d’Italia: «Ci sono pregiudicati, indagati, persone che hanno affossato il Paese, persone cui nulla interessa se non occupare un seggio, avere un titolo, avere una tutela giudiziaria presenti nelle liste di tutti i partiti. E chi si ritira? Oscar Giannino». Sulla stessa lunghezza d’onda il vice presidente del Senato Vannino Chiti, il quale afferma: «Incredibile ma vero: sono stati esponenti anche di primo piano del Pdl ad attaccare Giannino. La vicenda del master può essere una leggerezza: Giannino del resto non si è nascosto, si è assunto le sue responsabilità». Addirittura, Laura Puppato, candidata alle primarie del Pd dello scorso 25 novembre, plaude al senso di responsabilità di Giannino: «Onore delle armi a Oscar Giannino. E pensare che lui per le sue “balle inoffensive” si è dimesso, affondando il suo movimento, mentre Berlusconi, che ci propina fregature cosmiche da vent’anni, ha la faccia tosta di ripresentarsi davanti agli elettori, come se nulla fosse successo». Così le reazioni.

Il timone del partito passa all’avvocato Silvia Enrico, classe ’76 e con studio a Milano. Traghetterà il movimento fino al prossimo maggio quando si terrà il primo congresso del partito «che eleggerà il nuovo movimento». E che dice? «Oggi con ancor più vigore noi ripartiamo, e noi siamo pronti ad affrontare questi ultimi giorni di campagna elettorale, consci delle nostre capacità e dei meriti delle persone di chi ci ha guidato fino a questo momento». Ad ogni modo, continua, «noi auspichiamo che Oscar continui il suo impegno politico. Lui rimane il nostro candidato premier».

Tutta la politica lombarda guarda con interesse ai sommovimenti de partito. Chi intercetterà il voto dei delusi dell’affaire Giannino? Se lo chiedono in tanti. Stando agli ultimi sondaggi (resi pubblici ai primi del mese) il movimento di Giannino in Lombardia era quotato intorno al 4%. Una percentuale importante: se davvero si prefigura un testa a testa fra Umberto Ambrosoli, candidato governatore del centrosinistra e quello dell’asse Pdl-Lega Roberto Maroni. Fare potrebbe diventare ago della bilancia.

E allora, visto l’andazzo, proprio oggi Ambrosoli ha inviato una frecciatina ai potenziali elettori di Giannino: «I punti fondamentali della proposta di Fare per la Regione Lombardia, come ad esempio la trasparenza, la meritocrazia e la liberazione del mondo della sanità dalla politica, sono tutti punti del nostro programma». E, guarda un po’, anche Roberto Maroni ci si mette: «Mi rivolgo a quelli che volevano votare Oscar Giannino per i contenuti delle sue proposte. Dico che noi abbiamo contenuti su liberalizzazioni, più mercato e meno Stato, tutte cose sovrapponibili alle sue. Quindi votate Roberto Maroni». Sarà un caso?