Il Canada non vola più e spaventa il banchiere “quasi perfetto”

Il Canada non vola più e spaventa il banchiere “quasi perfetto”

Mark Carney è il miglior banchiere centrale del mondo. Ecco perché è stato nominato come governatore della Bank of England. Il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, non ha usato mezzi termini per definire la scelta del banchiere canadese per la Old Lady della City. Del resto, il curriculum parla chiaro: grande esperienza internazionale, elevate competenze nella vigilanza finanziaria, un passato in Goldman Sachs che fa da biglietto da visita grazie al suo network di ferro. Nonostante questo «il banchiere venuto dal freddo», come lo ha definito Euromoney nel 2009, sta ballando sul filo del rasoio. Colpa del suo Paese natio, il Canada, che sta affrontando il rischio di una bolla immobiliare.

«Di tutto si può dire di Carney, tranne che sia una persona dogmatica: lui fa quello che deve essere fatto». Così lo ha definito The Banker, la rivista di culto per il settore bancario. Ed è probabilmente vero. Carney ha superato la classica divisione fra keynesiani e mercatisti. Se serve uno stimolo all’economia, meglio darlo piuttosto che attendere. Se serve nazionalizzare una banca, meglio pensare ai fattori positivi di questa azioni, piuttosto che a quelli negativi. Carney non è spaventato dall’inflazione, come non ha paura ad alzare i tassi d’interesse se nota che sui mercati c’è troppa euforia irrazionale. Messo in questo termini, Carney è il più innovativo dei banchieri centrali moderni. Libero dai dogmi, libero dai pregiudizi. In pratica, un Mario Draghi più comunicatore e più rockstar. Eppure, qualcosa non torna. La recente storia delle banche centrali, specie in Europa, è costellata di banchieri paracadutati nella nuova posizione dopo un controverso operato nel Paese di origine.

Nei corridoi delle banche di Parigi, Londra e Francoforte, ma anche negli uffici di Bruxelles, iniziano a girare strane storie sui banchieri centrali europei. La storia di Jean-Claude Trichet, numero uno della Bce prima di Draghi, è nota. Lo scandalo del Crédit Lyonnais, piccola banca francese di provincia con ambizioni da banca internazionale. Una vicenda che ricorda da vicino quella del Monte dei Paschi di Siena e che alla fine costerà ai contribuenti francesi circa 23 miliardi di euro. In mezzo, anche in questo caso, c’è una questione di vigilanza mancante. E a quel tempo il direttore generale del Tesoro francese, l’uomo che doveva supervisionare ma non lo fece nel modo adeguato, era Trichet. E aveva un doppio ruolo, dato che il Crédit Lyonnais era in mano pubblica. Come ha ricordato Linkiesta, alla fine prevalse la ragion di Stato. Trichet fu mandato da Jacques Chirac alla Bce e tutto fu messo nel dimenticatoio.

Dopo Trichet c’è Draghi, l’uomo che ha salvato l’euro. L’eurozona ha bisogno di lui più di quanto lui abbia bisogno dell’eurozona. Ed è proprio per questo che lo scandalo MPS non lo toccherà, nonostante i sospetti. Il sentimento in Europa, specie tra i francesi e i tedeschi, è controverso. Entrambi sanno che Draghi ha ridato credibilità all’eurozona, ma sanno anche che il suo lavoro alla Banca d’Italia è stato macchiato da MPS. «Ha peccato di trasparenza», dice un diplomatico francese a Linkiesta. Il riferimento è ai 2 miliardi di euro erogati fra ottobre e novembre 2011 per supportare MPS, come ha notato il Wall Street Journal. Ma il riferimento è anche all’operazione di vigilanza effettuata fra 2007 e 2011 dalla Banca d’Italia sull’istituto senese. Per la serie, non poteva non sapere.

E poi c’è Carney, che oltre a essere il numero uno della Bank of Canada, ha anche preso il posto che fu di Draghi al Financial stability board. La banca centrale che il banchiere centrale più giovane e preparato del G7 lascia, la Bank of Canada, sta per affrontare diversi problemi. «Attendiamoci quindi un altro scandalo bancario, dopo Crédit Lyonnais e MPS», scherza con Linkiesta un diplomatico canadese. In realtà, spiega il funzionario, l’operato di Carney non è immune da critiche. «C’è molto timore sulla bolla immobiliare, l’umore dei banchieri è controverso, specie perché l’impressione è che sia insostenibile questo modello di crescita degli immobili», dice. Ha ragione. Ogni mese Scotiabank traccia l’andamento del mercato abitativo canadese. Stando ai suoi database, il prezzo medio di un’abitazione in Canada nel 2007 era di 307.089 dollari canadesi, a fronte di 521.059 unità vendute. Nel 2012 il prezzo medio è salito a quota 364.389 dollari canadesi per un totale di 459.882 unità vendute. Nelle aree di Vancouver, Ottawa e Toronto ci sono gli esempi più limpidi di cosa sta succedendo in Canada: la skyline sta mutando rapidamente, grazie ai nuovi condomini residenziali da 60,70, anche 100, piani.

La crisi immobiliare canadese è ancora all’inizio. E forse il Paese riuscirà a proteggersi da questo pericolo. «I prezzi delle case stanno iniziando a calare in alcune zone, ma in altre, come Toronto o Vancouver, continuano a salire», dice Christopher Ragan, professore di Macroeconomia alla McGill University. «Al massimo ci sarà un soft-landing, perché le banche canadesi sono forti, sicure e protette contro gli shock», continua Ragan. Il merito, si dice, è di Carney. Ragan difende la politica monetaria di Carney, anche perché è uno dei papabili per la sua successione. «Non ha fatto nulla di sbagliato, ha agito quando doveva e i fatti gli stanno dando ragione», afferma con certezza.

Quando scoppio la bolla immobiliare americana e il virus dei subprime si svegliò nella pancia delle banche americane era la primavera del 2007. La banca centrale del Canada, prima ancora delle altre, decise di lanciare misure di quantitative easing per sostenere l’economia. Carney fu uno dei primi a invocare un intervento coordinato di tutte le banche centrali mondiali al fine di sostenere l’economia globale. Gli altri, dalla Federal Reserve alla Bank of Japan, tardarono a dargli ascolto, ma lui andò avanti lo stesso. Il risultato, spiegato dallo stesso Carney nel World economic forum dell’anno scorso è stato positivo. «Abbiamo vissuto anni difficili, con crescita bassa e alcune occasioni perse, ma ora siamo molto più forti di tante altre economie del G20: gli effetti delle nostre misure si vedono ora», disse. Ma come Adrienne Warren di Scotiabank a Linkiesta, il peggio potrebbe essere alle porte. «Gli stimoli monetari e il basso livello di credito hanno creato diverse distorsioni all’interno dell’economia canadese», dice. Non solo. «Se è vero che la nostra industria bancaria è fortemente conservatrice, è altrettanto vero che la nuova edilizia canadese è finanziata dalle banche per il 90%», dice Warren.

La Bank of Canada è consapevole di ciò che rischia il Paese, ma fino a un certo punto. Nello scorso settembre, la banca centrale ha spiegato che «i prezzi delle case stanno continuando a salire in tutto il Paese a un ritmo non usuale». In altre parole, crescono troppo e troppo velocemente. Carney ha detto di non ritenere il Canada come gli USA nel 2006/2007, ma le opinioni sono diverse. Secondo la Royal Bank of Canada «le azioni effettuate dal 2007 a oggi hanno salvaguardato le banche canadesi, ma non è sicuro che i requisiti di capitale siano adeguati per sopportare un collasso del mercato immobiliare». Se così fosse, l’operato di Carney dovrebbe essere rivisto. Da salvatore del Canada ad amplificatore di potenziali bolle creditizie. «Mai come in questo periodo in Canada c’è stato così tanto denaro facile: basta entrare in una banca di Toronto o di Calgary per capirlo», afferma la Royal Bank of Canada. In pratica, la base per la madre di tutte le bolle.

Ciò che Mark Carney sarà per la Bank of England lo si capirà solo dopo il prossimo primo luglio, data in cui prenderà ufficialmente possesso del suo studio a Threadneedle Street. Facile che continua le operazioni fatte dal 2003 a oggi da Mervyn King, come il quantitative easing per il sostegno dell’economia britannica, incurante delle critiche a questa operazione. Sul piano della regolamentazione, dati gli ultimi scandali avvenuti nel Regno Unito e non solo, è possibile che decida di spingere verso una divisione fra banche commerciali e banche d’investimento. Prima di fare ciò, tuttavia, c’è il pericolo che Carney debba affrontare i suoi scheletri nell’armadio che ha lasciato in Canada. Bolla immobiliare su tutti.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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