Mps, Visco chiede più poteri per rimuovere i manager

Mps, Visco chiede più poteri per rimuovere i manager

I 3,9 miliardi che il Tesoro presterà al Monte dei Paschi «non sono un salvataggio», e le vicende che hanno coinvolto l’istituto guidato da Alessandro Profumo «non cambiano le nostre valutazioni complessive del sistema bancario italiano». «Anche includendo gli ulteriori interventi già decisi per Mps, il sostegno pubblico alle banche italiane rimane molto contenuto nel confronto internazionale». È quanto scrive il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo tradizionale intervento nell’ambito della 19ma edizione dell’Assiom Forex, l’associazione degli operatori dei mercati finanziari, alla Fiera di Bergamo.

Le considerazioni del governatore sulla banca senese occupano ben 6 delle 17 pagine del documento, nel quale si invita il legislatore – come richiesto all’Italia dal Fondo monetario internazionale e in linea rispetto a quanto ribadito giovedì scorso dal numero uno della Bce, Mario Draghi – a intervenire per dare più poteri all’istituto di vigilanza. «Il quadro normativo va rafforzato», si legge sulla relazione, «l’autorità di vigilanza deve poter valutare compiutamente l’idoneità degli esponenti, nel rispetto dei criteri di trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa. Deve poter intervenire efficacemente nei casi in cui, sulla base di fondate evidenze, ritenga necessario opporsi alla nomina di esponenti aziendali o rimuoverli dall’incarico». Non solo, dunque, il potere di “removal”, di rimozione, ma anche la facoltà di intervenire sui requisiti di onorabilità.

Oltre alla richiesta di rafforzare i poteri di vigilanza, via Nazionale tiene a specificare che l’istituto allora presieduto da Giuseppe Mussari «ha fatto ricorso a transazioni finanziarie complesse anche a fronte di perdite di bilancio che si erano formate su precedenti investimenti finanziari». «Le operazioni», scrive il governatore, «sono state rappresentate, anche alla Banca d’Italia, come strumenti di finanziamento e di copertura di posizioni in titoli di Stato detenute con finalità di investimento a lungo termine». Operazioni – sulle quali, come anticipato da Linkiesta, già nel 2010 Bankitalia sollevava profonde perplessità – che determineranno «un rilevante effetto negativo sul patrimonio netto di fine 2012. Ma l’impatto non è tale da pregiudicare l’adeguatezza patrimoniale complessiva della banca».

L’altro punto delicato toccato da Visco riguarda la crescita dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche. Dall’inizio del 2013 gli ispettori del Fmi sono sbarcati in Italia per compiere una valutazione complessiva della stabilità del sistema finanzario italiano. A loro Visco ha chiesto di tenere conto che, per le banche italiane, «la definizione di crediti deteriorati – allineata a regole prudenziali rigorose – è ampia. Include attività, come i crediti ristrutturati, che continuano a generare flussi di cassa». E dunque le statistiche internazionali «dalle quali risulterebbe che la consistenza dei prestiti deteriorati in rapporto alle attività complessive è per le banche italiane maggiore che per quelle degli altri principali paesi» sarebbe un effetto dei maggiori attivi che rientrano nel novero dei crediti dubbi. «La situazione patrimoniale degli istituti minori è nel complesso adeguata», scrive Visco, anche se «alcuni gruppi di grandi e medie dimensioni devono ancora proseguire nel percorso di ampliamento dei mezzi propri».

In questo quadro, e con una crescita dell’attività economica che potrebbe ripartire nella seconda metà dell’anno, Palazzo Koch esorta le banche a non cercare la redditività a scapito della clientela: «È necessario», scrive Visco, «che la redditività, oltre che sull’efficienza operativa, si basi sull’offerta di prodotti corrrispondenti alle reali esigenze dei clienti e non sulla distribuzione di servizi costosi, inutilmente complicati e rischiosi». Magari remunerativi per la banca e, di conseguenza, per la parte variabile dello stipendio del management. Un circolo vizioso che Visco chiede di spezzare: «Non dovranno, in particolare, distribuire bonus le aziende in perdita».

Infine, un’esortazione all’esecutivo che verrà: «L’Italia non deve abbassare la guardia. L’attenzione degli investitori internazionali continua, giustamente, a concentrarsi sulla nostra capacità di preservare l’equilibrio dei conti pubblici e di perseguire, con determinazione, l’innalzamento del potenziale di sviluppo». Per Visco l’equilibrio dei conti pubblici non ostacola la crescita, ma ne è la precondizione. Un concetto ribadito a Davos e che si spera tenga conto il prossimo presidente del consiglio.  

L’intervento del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco

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