“Onorevole a chi?”: ecco il Parlamento a 5 Stelle

“Onorevole a chi?”: ecco il Parlamento a 5 Stelle

«I parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di “onorevole” e optare per il termine “cittadina” o “cittadino”». Il codice di comportamento che Beppe Grillo ha preparato per i futuri parlamentari del Movimento Cinque Stelle è scandito da piccole regole. Alcune potenzialmente rivoluzionarie. L’ingresso a Montecitorio e Palazzo Madama delle nuove truppe stellate rischia di travolgere la vecchia la politica di Palazzo. Nella sostanza, probabilmente. Sicuramente nella forma.

Non ci saranno più onorevoli. Ma neppure volti noti. Basta con le gerarchie all’interno dei gruppi parlamentari. Tanto alla Camera quanto al Senato, i capigruppo dovranno cambiare ogni tre mesi. «Persone sempre differenti» si specifica nel documento. Vita dura per i presidenti delle due Camere, costretti a individuare ogni volta il rappresentante del movimento. Ma anche per i cittadini in cerca di leader ben riconoscibili: per i parlamentari grillini è previsto anche l’obbligo di «evitare la partecipazione ai talk show televisivi».

Cambiano le tradizioni del Parlamento. La rivoluzione a Cinque Stelle è anche questa. Ai parlamentari un po’ timorosi che attendono i nuovi colleghi risponde direttamente Grillo. «Noi abbiamo gente preparata e motivata – spiegava stamattina il blogger genovese in un’intervista al Secolo XIX – Sono gli altri che non sono all’altezza: oggi un parlamentare schiaccia tasti, in base alle direttive di partito, su cose che non capisce o non conosce».

Preoccupato dall’invasione, in Parlamento c’è chi cerca analogie nella storia. I grillini come i Radicali nel 1976. Oppure, peggio, come i leghisti che invasero la Città Eterna alla fine della prima Repubblica. «Cercano di etichettarci – spiega Paola Taverna, candidata al Senato e terza in lista nella circoscrizione Lazio – Ci hanno detto “Sarete come i Verdi, come i Radicali”. Non hanno ancora capito che siamo tutt’altra cosa». Nell’Aula di Montecitorio torneranno a sventolare i cappi della Lega, come durante Tangentopoli? «Ma quali cappi – racconta Alessandro Di Battista, candidato alla Camera nel Lazio – Certo, se le Camere decidono di bombardare il Mali io sono pronto a incatenarmi in Parlamento. Ma le sceneggiate a base di mortadella (il senatore berlusconiano Domenico Gramazio festeggiò la caduta dell’ultimo governo Prodi agitandone in Aula alcune fette, ndr) le lasciamo volentieri ai politici di professione». Nessun colpo ad effetto? «Certo, qualcosa di divertente la inventeremo – continua Di Battista – Se dovessi essere eletto sogno di arrivare a Montecitorio con la mia Fiesta sgangherata. Sopra ci voglio scrivere: autoblù».

Intanto ci si interroga sulle prima battaglie parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Si parte dai venti punti «per uscire dal buio» che Grillo ha pubblicato ieri sul suo blog. Dal reddito di cittadinanza, all’abolizione dei contributi pubblici ai partiti. Ma gli impegni non si esauriscono qui. Ogni iscritto potrà suggerire delle proposte di legge sul sito del movimento. Se saranno approvati almeno dal 20 per cento dei partecipanti, i documenti dovranno essere obbligatoriamente portati in Aula.

Leggi e non solo. Grillo assicura che uno dei primi provvedimenti sarà l’istituzione di una commissione di inchiesta sui rapporti tra Partito democratico e Mps. Il deputato di Centro democratico Pino Pisicchio è scettico. Più volte sottosegretario, eletto in Parlamento per la prima volta nel 1987, Pisicchio conosce bene le dinamiche di Palazzo. «La proposta è una cosa, l’approvazione è un’altra. I regolamenti parlamentari bisogna conoscerli. Ci vogliono anni prima di raggiungere le raffinatezze procedurali che usava Pannella in Parlamento». A sentire lui i grillini rischiano di scontare un grave impreparazione tecnica. Che potrebbe precluderne le capacità politiche. «Con un ricambio dell’80 per cento, nella prossima legislatura sarà molto difficile governare il Parlamento. Gli uomini di Grillo non conoscono le procedure d’Aula, non sanno come presentare un’interpellanza, non sanno come e quando prendere la parola. Che faranno, chiederanno ogni volta ausilio a Casaleggio?».

I futuri parlamentari assicurano di aver rimediato. «Stiamo studiando i regolamenti parlamentari già da qualche tempo – ammette Di Battista – Ho ripreso in mano anche i libri di diritto costituzionale». In Aula i loro voti rischiano di pesare. Specie al Senato, dove gli equilibri della maggioranza potrebbero essere appesi a pochi seggi. Paola Taverna, che probabilmente siederà a Palazzo Madama, non sembra essere troppo preoccupata. Se la legislatura finirà prima del tempo non sarà un dramma. «Non ho alcuna voglia di una carriera politica – dice – Voglio solo consegnare a mio figlio un Paese diverso. Se la legislatura dura cinque anni o sei mesi cambia poco».

Tra tante novità, qualche conferma. A supportare i non più onorevoli grillini resteranno i portaborse. Gli assistenti potranno continuare a passeggiare in Transatlantico con il tesserino rosso al bavero della giacca. Come previsto dal codice di comportamento per i parlamentari a cinque stelle, i rimborsi economici non potranno superare i cinquemila euro al mese. Lordi (circa 2.500 euro). Stessa cifra per deputati e senatori. Il resto dello stipendio sarà reso allo Stato. Come? In Sicilia i 15 deputati regionali del M5S finanziano con il 70 per cento dei propri emolumenti un fondo a favore della piccola impresa. I futuri parlamentari sognano di fare lo stesso. Per ora hanno sbattuto contro la burocrazia del Palazzo. «Ho già chiesto più volte un incontro con l’ufficio competenze del parlamentare – racconta Di Battista – E mi è stato più volte rifiutato. Stiamo cercando di risolvere il problema, per far sì che sui conti correnti dei nostri eletti vengano accreditati solo 5mila euro lordi al mese. Ancora non sanno come organizzarsi: d’altronde in Parlamento è una richiesta senza precedenti».

Intanto a Roma le prime novità iniziano a vedersi durante la campagna elettorale. Dopo aver votato a maggioranza, il gruppo laziale del Movimento Cinque stelle ha deciso di non attaccare neppure un manifesto in città. «Vogliamo dare un segnale alla Capitale» spiega Massimo Lazzari, candidato alle Regionali. «I manifesti ci sono arrivati da Milano – racconta Di Battista – ma alla fine abbiamo deciso di non usarli. Lavoriamo molto anche sull’ecologia». Risultato: a Roma non si trova un cartellone del terzo movimento politico italiano (stando ai sondaggi). E Di Battista ha potuto fare campagna elettorale con un investimento di 43 euro. Tra pochi giorni un’altra novità. Sarà pubblicato un bando pubblico in tutta la regione per la ricerca di assessori esterni all’eventuale giunta Cinque Stelle. «Nessuna spartizione di poltrone – racconta Lazzari – Vogliamo aprire a competenze specifiche».

La vita di Palazzo rischia di essere travolta. I deputati grillini non faranno più conferenze stampa a Montecitorio. «Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini – continua il codice di comportamento per i parlamentari – è il sito www.movimentocinquestelle.it» Ogni giorno le votazioni in Aula e nelle commissioni saranno raccontate e motivate con un video pubblicato su youtube. Sul sito, invece, si troveranno i rendiconti delle spese mensili per l’attività di ogni parlamentare (la voce dello stipendio relativa alla diaria infatti non sarà abrogata, al contrario dell’assegno di fine mandato).

Pisicchio continua a non essere troppo convinto. «L’antipolitica e l’antiparlamentarismo, una volta eletti, finiscono per essere istituzionalizzati». Insomma, il ruolo dei grillini in Parlamento è un controsenso. «Alla fine si ridurrà a una macchietta». Di Battista non è d’accordo: «Secondo me ne vedremo delle belle».
 

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