Otto anni di pontificato, dalla fumata bianca a Twitter

Otto anni di pontificato, dalla fumata bianca a Twitter

L’ELEZIONE – Joseph Ratzinger è stato eletto papa durante il secondo giorno del conclave 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile del 2005. L’annuncio venne dato con la fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina alle 17:56. Inizialmente ci fu incertezza sul colore del fumo, ma i dubbi furono sciolti alle 18:07 dal suono della campane della Basilica di San Pietro.

LA SCELTA DEL NOME PONTIFICALE – Il 27 aprile Benedetto XVI spiegò, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome pontificale: «Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti».

IL PRIMO DISCORSO DA PAPA – Nel suo primo discorso da papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, ricordò il suo predecessore Giovanni Paolo II: «Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie». 

LA MESSA PER L’INIZIO DEL MINISTERO PETRINO – La Santa messa di imposizione del pallio e consegna dell’anello del pescatore per l’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma, tradizionalmente detta “messa di incoronazione”, si tenne in piazza San Pietro domenica 24 aprile 2005. Il papa pronunciò un’omelia interrotta 35 volte dagli applausi dei fedeli in piazza San Pietro, all’insegna della continuità nei confronti del suo predecessore. Il 7 maggio 2005 nella basilica di San Giovanni in Laterano si tenne la messa di insediamento sulla cattedra romana del vescovo di Roma. Durante l’omelia il Papa disse: «Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione».

LA BATTAGLIA CONTRO IL RELATIVISMO – Papa Benedetto XVI ha assunto un ruolo di primo piano nell’insegnamento e nella spiegazione della fede cattolica, anche in virtù della sua fama di teologo e del suo precedente incarico di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Nell’omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice l’allora cardinale Ratzinger pronunciò le seguenti parole: «Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». Un concetto che ripetè più volte anche da papa.

Il 6 giugno 2005, in un discorso alla Diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano nel corso della Giornata mondiale della pace, disse: «Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”». E aggiunse: «Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce».

IL DISCORSO ALL’UNIVERSITÀ DI RATISBONA E IL RAPPORTO CON IL MONDO ISLAMICO – Nella lectio magistralis intitolata “Fede, ragione e università”, tenuta presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera nel settembre 2006, il Papa ha sviluppato un intervento sul tema dei rapporti tra fede e ragione, già oggetto di uno studio di papa Giovanni Paolo II. Il discorso papale causò violente reazioni nel mondo islamico, soprattutto a causa di una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, tratta da un suo scritto sulla guerra santa. Nel dialogo si afferma che Maometto ha introdotto solo «cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede», ma questo è irragionevole e «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio». Anche in occasione del viaggio apostolico nel Regno Unito del settembre del 2010 Ratzinger illustrò il rapporto tra fede e ragione: «Distorsioni della religione», come il settarismo e il fondamentalismo, «emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione», ma «senza il correttivo fornito dalla religione, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana». 

In seguito alla pubblicazione su un quotidiano conservatore danese di alcune caricature di Maometto nel settembre 2005, il Papa affermò: «Dio punirà chi sparge sangue in suo nome» e condannò le reazioni violente che si ebbero alla pubblicazione delle «vignette blasfeme» ed espresse solidarietà al mondo musulmano ribadendo l’invito al rispetto di tutte le religioni.

Benedetto XVI ha incontrato varie volte esponenti del mondo islamico, come a Colonia, durante il viaggio in Terra Santa e a Istanbul, dove ha compiuto la storica visita alla Moschea Blu.

CONTRO L’OMOSESSUALITÀ – Il 29 novembre 2005 il Vaticano approvò il documento con cui la Chiesa cattolica vieta l’accesso ai seminari a tutte le persone che «praticano l’omosessualità», hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o che sostengono «la cosiddetta cultura gay». Qualora, invece, «si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere state chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale». 

In un testo firmato da Giovanni Paolo II, ma preparato da una commissione guidata dall’allora cardinal Ratzinger, si legge: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione». Benedetto XVI ribadì il no agli atti contro la morale sessuale cattolica: stupro, prostituzione, pornografia, fornicazione, adulterio, atti omosessuali, masturbazione e contraccezione, nonché qualsiasi pratica sessuale che «si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Tali atti vengono definiti come i «principali peccati contro la castità».

Benedetto XVI ricordò che «Dio ha creato l’uomo maschio e femmina» e che vengono considerati contro la morale cattolica anche inseminazione e fecondazione artificiale «perché dissociano la procreazione dall’atto con cui gli sposi si donano mutuamente, instaurando così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana». In un’altra occasione, nel 2006, invitò «a evitare la confusione tra il matrimonio e altre unioni basate su un amore debole. Solo l’amore tra uomo e donna è capace di costruire una società casa di tutti gli uomini».

NO AL PRESERVATIVO – All’inizio di dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all’Aids, Benedetto XVI sostenne che la strategia nella lotta all’Aids dev’essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando l’uso del preservativo. Il 18 marzo 2009 Ratzinger condanna esplicitamente l’uso del preservativo per la prevenzione dell’Aids.

IL DIALOGO CON LA CHIESA ORTODOSSA – Uno degli snodi fondamentali del pontificato di Benedetto XVI è il dialogo ecumenico con il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa tutta. Questa attenzione è sottolineata dal primo Motu Proprio “L’antica e venerabile basilica” del 31 maggio 2005, in cui rinnova il mandato ai monaci benedettini della basilica di San Paolo fuori le mura di promuovere e curare speciali eventi di carattere ecumenico, proprio nella basilica eretta sul luogo di sepoltura dell’apostolo Paolo. Durante il viaggio apostolico in Turchia nel 2006, il Papa ha assistito alla liturgia ortodossa celebrata da Bartolomeo I e insieme hanno visitato il santuario di Efeso e scritto una dichiarazione congiunta. Nel 2007 si sono incontrati a Ravenna i rappresentanti delle due Chiese per intavolare un dialogo al fine di attenuare le divergenze teologiche. Il 29 giugno 2008, nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI ha ceduto la parola a Bartolomeo I durante l’omelia e i due hanno recitato insieme il Credo in lingua greca. 

Il 17 agosto 2012 a Varsavia viene firmato un “Messaggio congiunto” di riconciliazione fra la Chiesa cattolica polacca e la Chiesa ortodossa russa: il testo, sottoscritto dal Presidente della conferenza episcopale polacca Józef Michalik e dal Patriarca russo Cirillo I, impegna le due Chiese perché «venga iniziato un cammino di dialogo sincero nella speranza che esso sani le ferite del passato, faciliti il superamento dei nostri mutui pregiudizi e incomprensioni e ci rafforzi nella nostra ricerca di riconciliazione».

IL DIALOGO CON GLI ANGLICANI – Nel 2009 Benedetto XVI ha aperto agli anglicani tradizionalisti, che non hanno accettato alcune decisioni della Conferenza di Lambeth, tra le quali la facoltà di concedere gli ordini sacri a persone dichiaratamente omosessuali o alle donne. Il 21 novembre 2009 il Papa ha anche incontrato il primate anglicano Rowan Williams. Il 17 settembre 2010 Benedetto XVI in visita in Inghilterra ha incontrato nuovamente l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, diventando il primo pontefice a visitare il Lambeth Palace e a rivolgersi ai vescovi anglicani riuniti nella Conferenza di Lambeth.

IL RAPPORTO CON GLI EBREI – Il 28 maggio 2006 si è recato, nel corso di una visita in Polonia, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. In occasione di un’udienza alle organizzazioni ebree statunitensi in Vaticano, il Pontefice annunciò che nella primavera 2009 si sarebbe recato in Terra Santa: Israele, Palestina e Giordania. Nella stessa occasione, il Papa ha chiesto perdono al popolo ebraico con le stesse parole che usò Giovanni Paolo II nel 2000. Il Papa ha definito «inaccettabile e intollerabile» la posizione di chi, tra gli uomini di Chiesa, nega o minimizza la Shoah. Il presidente dello Yad Vashem, il museo israeliano sulla Shoah, ha espresso apprezzamento e fiducia per le «frasi inequivocabili» del Pontefice. 

Il rapporto con la comunità ebraica vive un periodo di crisi all’indomani della remissione della scomunica a quattro vescovi lefebvriani, concessa il 21 gennaio 2009. Nello stesso giorno la televisione svedese Svt rende infatti pubblica un’intervista nella quale mons. Richard Williamson (uno dei quattro vescovi) aveva pubblicamente professato una posizione negazionista sulla Shoah, in ragione della quale il Rabbinato capo di Israele rimanda alcuni incontri con il Vaticano. Il 4 febbraio 2009 la Segreteria di Stato della Santa Sede diffonde infine una nota in cui si afferma: «Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre».

L’ERMENEUTICA DELLA CONTINUITÀ – I documenti del Concilio Vaticano II sono stati più volte ripresi da papa Ratzinger nei suoi discorsi e documenti. A quarant’anni dalla sua conclusione egli prega affinché il Concilio Vaticano II possa continuare a guidare la Chiesa «per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull’uomo». Ha ripudiato l’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura rispetto alla tradizione della Chiesa. Il 22 dicembre 2005, in un discorso ai membri della Curia romana, ha espresso una chiara posizione su questo argomento, sostenendo la cosiddetta ermeneutica della continuità.

IL RECUPERO DELLA TRADIZIONE – Il ritorno a una spiritualità e a una liturgia maggiormente legate alla tradizione millenaria della Chiesa è uno dei punti centrali del pontificato di Benedetto XVI. Il 7 luglio 2007 è stato promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, che dà la possibilità a qualunque sacerdote cattolico di celebrare, entro precise condizioni, la messa secondo il rito romano antico con il Messale romano del 1962, anteriore alla riforma liturgica del 1970 e caduto in disuso dopo la riforma. Papa Benedetto XVI ha deciso di reindossare alcuni abiti pontifici risalenti al Rinascimento: il camauro, un copricapo di velluto rosso bordato di pelliccia d’ermellino bianco che era stato indossato dai papi fino al Settecento e la mozzetta di velluto rosso bordata di ermellino bianco, che fu usata fino ai primi anni di pontificato di Paolo VI. A partire dall’estate 2006 ha recuperato l’uso del “saturno”, un copricapo rosso a tesa larga, adatto soprattutto a proteggersi dal caldo, che era spesso indossato da papa Giovanni XXIII e da papa Paolo VI e, nei primi anni di pontificato, anche da papa Giovanni Paolo II. Benedetto XVI ha indossato il saturno durante le udienze generali tenute all’aperto nei mesi estivi.

LA LETTERA AI CATTOLICI DELLA CINA – Il 30 giugno 2007 è stata diffusa la lettera di Benedetto XVI ai fedeli della Chiesa cattolica in Cina, che porta la data del 27 maggio 2007. Nella lettera, il Papa si dice disponibile a un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese.

IL CASO FERNANDO LUGO – Nel luglio 2008, con una decisione senza precedenti, Benedetto XVI è stato l’artefice della prima dimissione dallo stato clericale di un vescovo nella storia della Chiesa: si trattava di Fernando Lugo, eletto tre mesi prima presidente del Paraguay alla guida di un partito di sinistra. La richiesta, inizialmente respinta, era stata posta dallo stesso Lugo all’indomani dell’avvenuta elezione. 

PEDOFILIA NEL CLERO – Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, si occupò del reverendo Marcial Maciel Degollado «a partire dal 1998» quando la Congregazione dei Legionari di Cristo da lui fondata ricevette le prime accuse per pedofilia, abusi sessuali su seminaristi e abuso del sacramento della confessione. Il 19 maggio 2006 la Sala stampa della Santa Sede rese pubblica la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede «tenendo conto sia dell’età avanzata del reverendo Maciel che della sua salute cagionevole di rinunciare a un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico». Ratzinger, diventato ormai papa Benedetto XVI, approvò queste decisioni. La colpevolezza di Padre Maciel fu riconosciuta  dalla Santa Sede nel 2010.

A seguito degli scandali di pedofilia nella Chiesa irlandese, il portavoce della sala stampa vaticana Federico Lombardi spiegò l’11 dicembre 2009 che il papa condivideva «la rabbia, il senso di tradimento e la vergogna provate da così tanti fedeli cattolici irlandesi» e che avrebbe seguito con «massima attenzione» la questione. Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d’Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi». Rivolgendosi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli degli abusi ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti».

Nel settembre del 2011 il gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Rights) hanno depositato presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia un ricorso in cui si accusa il Papa, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale William Levada, di crimini contro l’umanità per la presunta copertura dei reati commessi da sacerdoti contro i minori. Nel febbraio del 2012 l’accusa viene ritirata

I VIAGGI APOSTOLICI – Oltre a numerose visite apostoliche in Italia, Benedetto XVI ha compiuto viaggi in 21 Paesi: Germania, Polonia, Spagna, Turchia, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Malta, Portogallo, Cipro, Regno Unito, Croazia e San Marino. Sette i viaggi apostolici intercontinentali: Brasile, Stati Uniti d’America, Messico, Cuba, Australia, Africa, Libano, Giordania e Israele.

VATILEAKS – Nel 2012 c’è stata una fuga di documenti riservati riguardante i rapporti all’interno e all’esterno della Santa Sede e il 25 maggio è stato arrestato dalla Gendarmeria Vaticana l’aiutante di camera di Benedetto XVI, il maggiordomo Paolo Gabriele, la prima persona arrestata dopo secoli. Gabriele è stata accusato di possesso illecito di documenti riservati utilizzati dal giornalista Gianluigi Nuzzi per il suo libro Sua Santità. Il 23 dicembre scorso il papa ha concesso la grazia a Paolo Gabriele, condannato a diciotto mesi di carcere. 

IL PAPA SBARCA SU TWITTER –  @Pontifex_it è stato questo l’account italiano scelto da papa Benedetto XVI a dicembre per il suo sbarco su Twitter, uno dei social-network più utilizzati al mondo. Il nuovo account del Papa (nelle altre lingue, le sette principali, cambia solo la sigla Paese: per esempio “@pontifex_es” per lo spagnolo) è stato presentato ufficialmente il 3 dicembre nella Sala Stampa vaticana. I primi tweet del pontefice sono stati messi in rete il 12 dicembre, data connessa al 12 febbraio 1931, quando Pio XI lanciava il suo primo messaggio via radio attraverso la Radio Vaticana. L’ultimo tweet prima dell’annuncio delle dimissioni di oggi: «Dobbiamo avere fiducia nella potenza della misericordia di Dio. Noi siamo tutti peccatori, ma la Sua grazia ci trasforma e ci rende nuovi».

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