Politici, tesi copiate e curriculum gonfiati: Germania batte Italia

Politici, tesi copiate e curriculum gonfiati: Germania batte Italia

C’è chi si dimette perché senza saperlo ha ricevuto una casa in regalo, chi perché ha portato un amico a spasso sui voli di stato, chi perché ha scaricato sulla moglie la colpa di una multa, chi per “eccesso di arroganza” in un frangente storico che avrebbe richiesto umanità e solidarietà. E poi, certo, c’è chi non si arrende nemmeno davanti all’evidenza.

Uno scenario, quest’ultimo, che non si addice alla Germania, Paese in cui negli ultimi anni si è registrata una vera e propria ecatombe di dimissioni politiche, tanto inattese quanto eccellenti. Nell’ultimo biennio, infatti hanno lasciato il proprio incarico ben due ministri e un presidente, Christian Wulff. Per quest’ultimo, fu letale un prestito a tassi agevolati ricevuto da un amico imprenditore quando era Presidente della Bassa Sassonia. Fu la Bild, il giornale più venduto d’Europa, a rivelare per primo il caso. I due ministri, invece, hanno condiviso la medesima sorte: entrambi sono stati “pizzicati” per aver copiato le rispettive tesi di dottorato.

Tutto iniziò nel febbraio del 2011, quando il ministro della Difesa in carica Karl-Theodor zu Guttenberg si trovò al centro di uno scandalo denominato Copygate. Il suo lavoro di ricerca, che costituiva la “prova finale” del PhD conseguito all’Università di Beyruth, infatti, risultò copiato per il 70 per cento: il 39enne politico, tra le figure di punta del gabinetto Merkel, aveva abusato di Ctrl C e Ctrl V senza per altro prendersi la briga di citare, nelle note del testo, le “fonti” del suo lavoro. Lo scandalo aveva avuto una rapidissima escalation, con il mondo accademico e le forze politiche d’opposizione in rivolta. A zu Guttenberg non bastò rinunciare al “sudato” titolo di Doktor: la pressione dell’opinione pubblica lo costrinse a rassegnare, nel giro di dieci giorni, le proprie dimissioni.

La stessa sorte è toccata, nei giorni scorsi, ad Annette Schavan, il ministro dell’Istruzione. Proprio lei, verrebbe da dire, che dovrebbe dare l’esempio nel campo accademico, è stata sfiduciata dal consiglio di Facoltà dell’ateneo di Duesseldorf. La sua tesi, risalente al 1980, conterrebbe oltre 100 passaggi copiati senza fonte, accusa che la politica ha bollato come “errori di superficialità”. Ma la scure si è abbattuta su di lei senza pietà, forte anche del precedente costituito dal caso zu Guttenberg. Schavan, che continua tutt’ora a proclamarsi innocente, ha deciso di fare un passo indietro per rispetto dell’incarico istituzionale: Angela Merkel, per sostituire quella che ha definito “la politica più nota e competente nel campo dell’istruzione”, ha scelto la 61enne Johanna Wanka.

Il vizietto del “copia e incolla”, però, non è una specifica teutonica. Nel giugno del 2012, in Romania, il Primo Ministro Victor Ponta fu beccato con una tesi copiata per oltre il cinquanta per cento, con larghi estratti tratti da precedenti pubblicazioni accademiche e riutilizzati all’interno del proprio elaborato. Tre diverse commissioni analizzarono il testo, due delle quali confermarono il plagio: Ponta, tuttavia, ha conservato la poltrona. Dai dottorati falsificati ai curriculum gonfiati, il passo è breve. Qui è la Spagna a fare da padrona: l’episodio più eclatante riguarda Bernat Soria, ex ministro della Sanità e del Consumo (2007-2009). Il curriculum pubblicato sul suo sito personale conteneva diverse affermazioni “inesatte”, tra cui l’aver lavorato con due Premi Nobel tedeschi e l’aver ricevuto una “medaglia d’oro” dalla Real Academia de Medicina. Nell’era del web, le menzogne durano poco: in pochi giorni il giornalista Arcadi Espada le smascherò sul suo blog. Il Ministro, in questo caso, non si dimise, parlando di una “campagna di diffamazione” architettata nei suoi confronti.

Due settimane fa si è scoperto che anche Tomás Burgos Gallego, Segretario di Stato per la “Seguridad Social”, ha mentito, auto-assegnandosi una laurea in medicina mai effettivamente conseguita (si fermò a qualche esame dal traguardo all’Università de Valladolid). Eppure, nel suo cv, continuava a definirsi medico. Qualcuno, per contrappasso, ha cominciato a chiamarlo “sciamano”. Bugie curriculari anche per l’ex Ministro della Giustizia francese Rachida Dati, che nel 1996 – nel tentativo di ottenere l’accesso alla scuola di magistratura – si conferì in totale autonomia un diploma (mai ottenuto) presso la prestigiosa HEC-ISA di Parigi. Dalle nostre parti, fischiano le orecchie a Daniela Santanché, la quale denominò “master” un corso pomeridiano in Bocconi della durata di 24 incontri, aperto anche ai non laureati. Era poco più di un’infarinatura e non rilasciava altro che un attestato, ma per l’ex Sottosegretario di Stato valeva come un Mba.  

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