Il dilemma di Benedetto XVI. Era il 1978 quando il libro che portava questo titolo uscì in Italia, destinato al discreto successo di settore dei libri della storica collana di fantascienza della Mondadori, Urania. Questa la presentazione sulla quarta di copertina: «Tra fantasy e fantascienza classica, nove tra i migliori racconti pubblicati nel 1976-77 da Magazine of Fantasy & Science Fiction. Nel 1974 una scelta analoga, imperniata sul racconto di Silverberg Buone notizie dal Vaticano, sollevò un certo scandalo: l’idea che un futuro Conclave potesse eleggere Papa un computer parve offensiva. Ma da allora sono passati quattro anni, durante i quali un pubblico sempre più vasto s’è familiarizzato con gli sconcertanti paradossi della fantascienza. Il dilemma di Benedetto XVI non è che un altro di questi paradossi. Crediamo dunque, nel 1978, di poterlo presentare senza il rischio di offendere minimamente nessuno».
A dare il titolo alla raccolta (un’antologia che vanta alcune delle migliori firme del genere, tra cui Isaac Asimov) era un racconto dell’irlandese Herbie Brennan, all’anagrafe James Herbert Brennan, classe 1940, famoso per essere stati uno fra i primi autori di librogame, tra cui la serie di successo Alla corte di Re Artù (Grailquest), pubblicata negli anni Ottanta che ha venduto 6,5 milioni di copie in tutto il mondo. Il racconto breve di Herbie Brennan ipotizza – come riassume wikipedia – un futuro in cui un feroce dittatore, Victor Ling, sta ascendendo al potere della nazione di Anderstraad. L’unico che sembra avere intenzione di fermarlo è il papa Benedetto XVI, il quale ha avuto una visione mistica che gli ha imposto di attaccare Ling e detronizzarlo. Il Papa, però, ha degli scrupoli di coscienza, così manda a chiamare Steinmann, fra i più grandi e rinomati psichiatri dell’epoca: il compito del dottore sarà di stabilire la sanità mentale del Papa, e quindi automaticamente l’autenticità delle visioni. Se è sano, l’atto successivo del Papa sarà l’invasione di Anderstraad, se è matto ciò non avverrà».
Il racconto uscì in Italia il 26 marzo 1978 (7 mesi prima dell’elezione a Papa di Karol Wojtyła con il nome di Giovanni Paolo II). L’autore usa il nome Benedetto XVI perché all’epoca non era ancora stato usato. I Benedetto si fermavano infatti a Papa Benedetto XV (Papa dal 1914 al 1922). Niente a che spartire, insomma, con Joseph Ratzinger (salito al Soglio di Pietro nel 2005) e sul suo dilemma che l’ha portato oggi a dimettersi da Pontefice.