Sarà il modello Crocetta a salvare l’Italia?

Complicate alleanze

«In questi quattro mesi Crocetta si è sforzato di valutare le proposte dei grillini, ovviamente tutto in funzione dell’interesse della Sicilia». Palermo, due giorni dopo le elezioni politiche della cosiddetta “ingovernabilità”, nel capoluogo siciliano non si parla d’altro: il “modello Crocetta” si esporterà al governo nazionale? «Può darsi: potrebbe essere la soluzione», spiega Virginia a Linkiesta. Virginia è una guida turistica, ha seguito in questi quattro mesi l’azione politica del governo regionale presieduto da Rosario Crocetta, e ritiene sia la strada da seguire: «Sì, l’ho votato e ritengo sia il giusto approccio. Crocetta ha lavorato su questo aspetto».

Il dialogo fra il presidente della Regione e il gruppo parlamentare all’Assemblea regionale del M5S viene apprezzato dall’elettore medio siciliano. In via Principe di Belmonte, in uno dei caffè più chic del capoluogo, al mattino si commentano i risultati elettorali. Una signora seduta in uno dei tavoli all’interno della sala, mentre sorseggia un caffè macchiato, sfoglia il quotidiano La Repubblica, e dice ad un’amica: «Adesso Bersani dovrà fare come Crocetta: la parola d’ordine sarà “dialogo”».

Sì, perché in questi quattro mesi, Rosario Crocetta vince le elezioni regionali il 28 ottobre dello scorso anno, il governatore della Regione siciliana non ha fatto alcun “inciucio” con il M5S, ma ha ragionato in questa direzione: «Sono stato eletto direttamente dal popolo siciliano ma non ho la maggioranza. Ho dalla mia soltanto 36 parlamentari su 90, il gruppo del M5S è quello più folto con 15 deputati, perché non dialogare con i grillini volta per volta sui singoli provvedimenti?». In realtà, spiega una collaboratore dello staff del governatore, «durante la campagna elettorale Beppe Grillo non ha mai attaccato Crocetta, anzi ha sempre sottolineato che Crocetta era l’unico da salvare nel panorama politico siciliano».

Ecco perché ieri Grillo ha sottolineato che «il modello Crocetta è meraviglioso». Tra i due c’è stima, e, sopratutto, raccontano che «i due si conoscono da tempo». E Crocetta all’indomani dell’elezioni regionali ha subito aperto le porte al gruppo parlamentare dei “cinque stelle”. La prima volta è stato in occasione della “spartizione” di alcune cariche parlamentari. I partiti tradizionali, su tutti Pd, Pdl ed Udc, avrebbero voluto spartirsi le poltrone. Ma Crocetta, racconta il capogruppo M5S Giancarlo Cancelleri, «si è messo di traverso, e ha fatto sì che il vicepresidente dell’Assemblea fosse il nostro Antonio Venturino. Il quale è stato eletto con 36 voti, 21 in più rispetto a quanti siamo noi in assemblea».

Da quel momento c’è stata una convergenza «praticamente su tutto». Già, «Noi abbiamo sempre detto – spiega Cancelleri – che avremmo valutato le proposte sul merito. Potrei definirla politica 2.0, è un evoluzione perché non si vota sulla base dello schieramento». Una novità per la politica italiana. In quattro mesi «noi il dialogo non l’abbiamo mai chiuso con nessuno, ma ancora in assemblea regionale non è arrivato alcun ddl da votare». E allora su cosa c’è stata la convergenza?

Luca Bianchi, assessore all’Economia, è stato fra i componenti della giunta regionale che più ha dialogato con il gruppo del M5S: «Devo dire che l’abbiamo sperimentato noi. Le convergenze sono state sull’esercizio provvisorio, sul Dpef, e anche su una norma importante a favore dei comuni in pre-dissesto. È quest’ultima norma c’ha permesso di salvare il comune di Messina». Bianchi è convinto che sulle questione finanziarie sia facile trovare un accordo «perché da una parte anche loro hanno la necessità di ridurre le spese».

Ad esempio, «i grillini hanno votato l’esercizio provvisorio, basato su un bilancio restrittivo con oltre un miliardo di euro di tagli». Hanno detto sì anche all’abolizione della Tabella H, una tabella allargata alla finanziaria che aveva un elenco di contributi ad Enti, associazioni, «famosa perché una carta di scambio», dice Bianchi. Poi c’è stata una convergenza su una serie di tematiche ambientali, come il “no” all’elettrodotto di Tecna nel messinese, la battaglia sul Muos, e l’abolizione degli Ato rifiuti, che riconsegna la gestione dei rifiuti ai Comuni.

Ma il M5S, dice Cancelleri a Linkiesta, «ha anche votato con la destra quando il Pdl ha proposta l’abolizione di un ente inutile come l’Arsea», l’Agenzia Regionale Siciliana per le Erogazioni in Agricoltura, un organismo che si dovrebbe occupare di smistare agli agricoltori aiuti e contributi provenienti dall’Unione europea.

In sostanza ad oggi l’esperimento funziona, nell’isola sono «un passo avanti», ma la Sicilia non è il governo nazionale. E piccolo particolare: lo statuto della regione siciliana non prevede che il governo regionale chieda un voto di fiducia preliminare.

@GiuseppeFalci

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