Telecom, per La7 trattativa in esclusiva con Cairo

Telecom, per La7 trattativa in esclusiva con Cairo

Alla fine la spunta Urbano Cairo. Vicino a Berlusconi, già titolare dell’oneroso contratto per la fornitura della pubblicità della rete, è lui il prescelto dal consiglio d’amministrazione di Telecom Italia per La7. È quanto comunica la società guidata da Franco Bernabè, al termine di una riunione durata poco più di tre ore. Il cda «ha approvato l’avvio di una fase di negoziazione in esclusiva con Cairo Communication per le cessione dell’intera partecipazione in La7 srl, con l’esclusione della quota di Mtv Italia (51%) detenuta dalla stessa La7». 

Niente da fare per gli altri due contendenti, ovvero Claudio Sposito, numero uno del fondo di private equity Clessidra ed ex manager di Mediaset, e soprattutto Diego Della Valle, imprenditore già azionista di Rcs, la società editrice del Corriere della Sera. Un’offerta pervenuta nei giorni scorsi che aveva il potenziale per sparigliare le carte: Della Valle, secondo le indiscrezioni, sarebbe stato il capofila di una cordata composta anche da giornalisti come Enrico Mentana, direttore del telegiornale de La7, e da Gad Lerner, storico volto dell’emittente. Il patron di Tod’s aveva chiesto tempo per esaminare il dossier, ma le offerte di Clessidra e Cairo scadevano oggi, e il cda ha preferito non perdere tempo. In ogni caso, la lettera d’interesse presentata da Della Valle ha avuto un effetto tonificante per il titolo TI Media, che ha chiuso la seduta a +10,6% a 0,17 euro e scambi pari al 3,4% del capitale. 

L’offerta di Cairo riguarda soltanto La7, per la quale l’imprenditore ha messo sul piatto 80 milioni di euro, ed esclude i multiplex, fonte di reddito per TI Media (50 milioni di margine lordo), valutati dal mercato intorno ai 300 milioni. TI Media, in questo modo, non si priva di un flusso di cassa costante (i mux possono essere affittati a terzi per veicolarne il segnale). Non male per una società che ha un debito di 260 milioni e un’azionista di maggioranza, Telecom Italia, con quasi 30 miliardi di debiti. E i cui azionisti – tra i quali Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo – sono poco disposti a mettere nuovamente mano al portafoglio. 

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