Accuse infondate, “ma dal Pd nessuno mi ha chiamato”

Scandalo sanità in Abruzzo e la malagiustizia italiana

Nell’estate del 2008 venne arrestato con l’accusa di corruzione, concussione, associazione per delinquere e falso nel processo/scandalo sulla sanità abruzzese. A quell’epoca Ottaviano del Turco, già parlamentare e Ministro della Seconda Repubblica, era governatore della Regione Abruzzo e venne accusato di aver intascato una mazzetta da sei milioni e mezzo di euro in cambio di facilitazioni nello stipulare convenzioni con la Regione. Del Turco si dimise, la regione venne sciolta, e le nuove elezioni furono vinte dal centrodestra. A distanza di cinque anni è crollato tutto: si scopre che le fotografie “confuse e sbiadite” che avrebbero ritratto la casa del governatore mentre avveniva lo scambio di mazzette, e che a detta dell’accusatore Vincenzo Maria Angelini, ex re delle cliniche abruzzesi, sarebbero state fatte il 2 novembre 2007, in realtà furono scattate un anno prima. Al punto che oggi il legale di Del Turco, Giandomenico Caiazzo, già avvocato di Enzo Tortora, arriva a dire: «Sarebbe oggettivo constatare una calunnia organizzata ai danni di Del Turco…». A poche ore dallo sgretolarsi dell’impianto accusatorio Linkiesta ha raggiunto telefonicamente l’ex governatore della regione Abruzzo per comprendere cosa sia accaduto durante questi lunghi anni.

Del Turco, il 14 luglio del 2008 lei è stato arrestato con l’accusa di corruzione sugli appalti sanitari. Il Procuratore Capo Trifuoggi, per motivare la misura d’arresto, disse: «schiacciati da una valanga di prove».
Guardi, il Procuratore Capo non scrisse «valanga», ma «montagne». In Abruzzo questo ha un senso perché in quanto a montagne ne abbiamo a bizzeffe. E la montagna si è schiacciata davanti al primo testimone: un perito della difesa ha messo in crisi la pistola fumante.

Quanti giorni è stato in carcere?
Sono stato in carcere 38 giorni in regime di massima sicurezza con le grate aperte e un assistente carcerario che mi controllava 24 ore su 24. Ovviamente non sempre lo stesso. Poi sono stato mandato agli arresti domiciliari per due mesi, e poi ancora in libertà condizionata: potevo stare in Abruzzo, e se volevo andare a Roma per motivi di lavoro avrei dovuto chiedere il permesso al Gip.

Come ha trascorso questi lunghi cinque anni?
Fin da quando avevo 15 anni sono stato abituato a lavorare: un’assemblea al giorno quando ero nel mondo del sindacato, una riunione al giorno quando ho ricoperto incarichi politici. Poi, il 14 luglio del 2008 il mio mondo si è popolato di solitudine.

Lei è stato uno dei fondatori del Pd. Ma all’epoca lo stato maggiore dei democratici mostrò una certa subalternità ai Pm.
Il mio partito fu il primo a scappare, insieme a tutti i consiglieri regionali che fino a qualche giorno prima avevano approvato i provvedimenti della mia giunta. Ricevetti un messaggio di solidarietà da parte di Pier Luigi Bersani ma nel più rigoroso riserbo, che mi costò peraltro il passaggio dal carcere agli arresti domiciliari. Il Gip motivò la scelta dicendo che in carcere avevo ricevuto dei “pizzini” – e il significato di “pizzino” lo conosciamo tutti – da parte di Bersani, dal Ministro Turco, e da Melania Rizzoli del Pdl. Nonostante questo non c’è stato nessun parlamentare che si è sentito offeso per esser stato definito mafioso.

E in queste ore ha ricevuto chiamate da parte dei democratici?
No, non ho ricevuto nessuna chiamata. Se è per questo nemmeno dagli esponenti del Partito Socialista. Probabilmente tutti hanno paura di Bersani.

La sua carriera politica si è conclusa bruscamente. E oggi scopriamo che è stato vittima di un errore giudiziario. Riscenderà in campo?
Aspetto che si concluda il processo. Se va bene potrebbe finire prima delle vacanze estive, altrimenti in dicembre. Ma non dipende dalla difesa.

Tornerà nel partito che ha fondato, cioè il Pd?
Il problema non è che mancano i partiti, ma le idee e le coalizioni.

In questi giorni si sta consumando l’ennesimo scontro tra la compagine berlusconiana, il Pdl, e la magistratura. Ieri i parlamentari del Pdl hanno manifestato contro i pm davanti il Tribunale di Milano. È d’accordo?
La differenza tra la battaglia di Berlusconi e quella mia è che io la devo condurre da solo, sono costretto a far la battaglia con le mie mani. Comunque in Italia è necessario che si ricomponga l’equilibrio tra i poteri della politica, l’apparato giurisdizionale e i poteri del governo.

Ultima domanda: dal caso Tortora al caso Del Turco, che la vede protagonista, cosa è cambiato in questi lunghissimi anni nella giustizia italiana?
Non mi sembra molto. Purtroppo. Non mi sembra che quella storia abbia insegnato molto alla magistratura e nemmeno al Parlamento. Anche perché Tortora è stato anche membro del Parlamento…

(Ottaviano Del Turco, classe 1944, ex sindacalista di stretta osservanza socialista, ex parlamentare, ex Presidente della Commissione Antimafia, ex ministro delle Finanze, è stato anche uno dei 45 fondatori del Pd. In un’intervista rilasciata nel 2010 al Corriere della Sera in merito all’atteggiamento del Pd nei suoi confronti disse: «È la vecchia storia dei rapporti del Pci-Pd del sistema italiano: sono garantisti con i propri amici»)

Twitter: @GiuseppeFalci