Berlusconi ineleggibile? “In teoria sì, in pratica no”

Intervista al costituzionalista Gaetano Azzariti

«Non ci rimane che restare a vedere». Gaetano Azzariti, docente di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, spiega a Linkiesta se Silvio Berlusconi sia eleggibile o meno. Il nodo, sollevato nelle ultime ore dal Movimento cinque stelle, «voteremo per l’ineleggibilità, è concessionario di un servizio pubblico», si avvale della legge 357 del 1957, scuote la politica italiana, e rinvia tutto alla giunta per le elezione del Senato.

Professore Azzariti, la legge 361 del 1957 prevede che non sia eleggibile chi «in proprio è vincolato con lo Stato per concessioni di notevole entità economica». I fondamenti della legge possono essere al neo senatore Silvio Berlusconi?
Come lei ha ricordato, la legge è del lontano 1957. La questione dell’ineleggibilità dei concessionari dei servizi pubblici si pose subito all’origine della discesa in campo di Silvio Berlusconi con le prime elezioni del 1994. Che il tema ci fosse, basta andarsi a rileggere i quotidiani di quei giorni, e le tesi e libri giuridici di quel periodo. Molti sollevarono l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. La nostra costituzione prevede all’articolo 75 i casi di ineleggibilità da un lato, e casi di incandidabilità dall’altro, inviando alla legge del 1957 la precisa definizione de casi concreti. 

Ma cosa successe nelle precedenti elezioni?
I casi di ineleggibilità sono definiti dalla giunta per le elezioni. E nel 1994 la decisione fu a favore a Berlusconi. Non fu fatto valere, essenzialmente, mantenendo la responsabilità diretta della gestione dell’impresa a Fedele Confalonieri e non a Silvio Berlusconi, che era il mero proprietario. La decisione del 1994 lasciò parte della dottrina perplessa, perché questa differenza fra la mera proprietà e la gestione, era ritenuta eccessivamente formale. D’altronde è evidente che il proprietario ha un’influenza diretta anche nella gestione e che dunque un conflitto di interesse può sorgere anche in questi casi. In ogni caso nel 1994 alla fine prevalse anche una motivazione di ordine strettamente politico. Infatti nel 1994 Berlusconi era il vincitore delle elezioni ed è abbastanza evidente che dubitare l’ineleggibilità della persona che avevo vinto le elezioni stesse avrebbe creato problemi politici.

D’accordo. Nel 1994, essendo stato il vincitore Berlusconi, la giunta per le elezioni costituita a maggioranza da parlamentari di centrodestra aveva giudicato eleggibile l’ex premier. Ma nel 1996 non vinse il centrosinistra con Romano Prodi, come la mettiamo?
Progressivamente la questione si è incancrenita. La prima decisione del 1994 costituì un precedente. E quando vinse il centrosinistra, non ebbe la voglia per ribaltare questa decisione della giunta e ancora una volta scelse di far prevalere la ragione politica. D’altronde è indubbio che i governi Prodi del 1996 e anche 2006 non furono molto combattivi né su questo fronte, né sull’altro fronte collassato del conflitto di interessi. Voglio ricordare, ai lettori de Linkiesta, che una legge sul conflitto di interessi, che salvaguardava le posizioni del leader della maggioranza di centrodestra Berlusconi, fu fatta dal centrodestra con la legge 215 del 2004.

E oggi con un Parlamento rivoluzionato dall’ingresso del M5S, che già minaccia di votare l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, cambierà lo scenario?
Da un lato il centrosinistra nelle dichiarazioni pubbliche si è reso conto che deve affrontare seriamente la posizione di Silvio Berlusconi, e, allo stesso tempo, il centrosinistra si è reso conto che il non aver voluto affrontare la questione della situazione personale di Silvio Berlusconi, è stato un fatto negativo. Dall’altro lato si è affacciato sulla scena politica un raggruppamento che fino ad oggi non c’è stato. È questi sono due fattori che possono cambiare lo scenario. Però ci sono anche due fattori in senso contrario: da un lato i precedenti, è molto più difficile oggi una decisione che faccia prevalere la legge del 1957. D’altronde c’è un precedente per ogni volta. È questo è un elemento a favore della continuità.

Di certo lo scenario attuale non aiuta. Lo spettro dell’ingovernabilità aleggia sul futuro del prossimo governo. E quindi cosa succederà?
Infatti il secondo elemento, strettamente politico, è la fortissima tensione di questi giorni, le difficoltà per la composizione del nuovo governo, e direi anche, del nuovo assetto istituzionale: il Presidente della Camera, il Presidente del Senato, e il Presidente della Repubblica. I comportamenti molto accesi dell’opposizione schierata a difesa del suo leader, vedi la manifestazione anti pm dei parlamentari del Pdl, e le possibilità ricadute su Silvio Berlusconi. Perché se poi il pm Woodock chiederà l’arresto, ci si troverà in una situazione di altissima tensione. Se vuole, ci sarebbe anche l’invito del Capo dello Stato a stemperare la tensione, e favorire la nascita del governo. Sono tutte condizione strettamente politiche ma che potrebbe indurre a non accentuare, a non aggravare ulteriormente la tensione con una decisione che faccia prevalere le ragioni del diritto e della legge del ’57, che certa verrebbe asserita da parte della destra come un atto di sfida.

Professore, ma come finirà?
Non ci rimane che restare a vedere. Posso aggiungere dalla mia parte, che prevalgano le ragioni del diritto.

Twitter: @GiuseppeFalci 

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