Bersani è solo, il Pd ormai pensa al governo con Silvio

Il partito si sta sgretolando?

«Si sta sgretolando il partito in maniera bestiale». Emergono queste parole dalla sede nazionale del Pd. Al Nazareno è un tutti contro tutti. L’immagine del partito che esce dalle recenti consultazioni è quella di un movimento logorato da una linea politica «sbagliata». Una linea politica in funzione dell’«inseguimento dei grillini» e di «otto punti programmatici» che a loro volta ricalcavano il programma del movimento politico del comico di Genova.

Il segretario Pier Luigi Bersani è nella sua Piacenza con moglie e figlie. «Ma sta sempre attaccato al telefono», confida un fedelissimo. Vuole capire cosa stia succedendo alla «ditta», «alla sua creatura». Si sente tradito dal vice segretario Enrico Letta. «Enrico si è smarcato, e ha affidato il partito a Napolitano. E il governo del cambiamento che fine ha fatto?», avrebbe domandato in una delle telefonate. Per questo motivo oggi Bersani ha corretto: «Un governo di cambiamento e una convenzione per le riforme restano per noi l’asse sul quale ricercare il contributo più largo delle forze parlamentari».

Ormai il segretario è isolato. E starebbe subendo il tradimento anche dei “giovani turchi”. I quali non avrebbero digerito il suo comportamento. I “turchi” lamentano che il segretario avrebbe dovuto presentare a Napolitano «anche un piano b». E per «piano b» intendevano un governo di scopo «per le riforme sociali» a guida Fabrizio Barca. Un’ipotesi sulla quale avrebbe potuto ragionare il Capo dello Stato. E un modo come un altro per i giovani turchi per spianare la strada all’attuale Ministro per la Coesione Territoriale in vista del prossimo congresso o come futuro leader del centrosinistra. Così l’ala laburista dei democratici avrebbe voluto far conoscere «una personalità di qualità», che si definisce «comunista», all’elettorato storico della sinistra italiana. E infatti a microfoni sussurrano: «Abbiamo perso un’occasione».

Ecco spiegato l’isolamento di Pier Luigi. Orfano dei suoi “giovani”, il segretario trova dalla sua parte soltanto il cosiddetto «tortellino magico», composto da Maurizio Migliavacca, Vasco Errani, e Nico Stumpo. I quali si giocano le ultime mani di poker spingendo perché «Pier Luigi sia ancora in pista» D’altronde, come spiegano a Linkiesta, «mica il segretario ha pronunciato la parola “rinuncia”». Ma attorno al segretario c’è il vuoto. E la strategia del partito degli ultimi due giorni dimostra un cambio di linea definitivo.

Ormai il Pd si affida a Napolitano, sotto la guida di Enrico Letta, perché la strategia bersaniana non ha funzionato. E la proposta di oggi del Capo dello Stato, gruppo dei saggi per le riforme istituzionali, e prorogatio del governo Monti, serve semplicemente a stemperare i toni con il centrodestra, e successivamente per trovare un accordo con Silvio Berlusconi e con lo schieramento avverso per la corsa al Quirinale. Con l’obiettivo, una volta eletto il Presidente della Repubblica, di formare un “governissimo”. Lo conferma a Linkiesta un democratico di lungo corso come Marco Minniti: «La proposta di Napolitano ha due significati, serve a scongelare un clima di minore diffidenza fra le forze politiche, e poi serve a dire a tutti quanti che la campagna elettorale è finita». In questo modo con un tratto di penna di Napolitano, d’accordo con Enrico Letta, ha sconfessato la strategia del «governo del combattimento» e dell’antiberlusconismo a oltranza.

E poi basta andare a leggere i nomi dei componenti del “gruppo dei saggi” per comprendere che la strategia del Nazareno guarda ormai verso altri orizzonti. Luciano Violante, responsabile per le riforme del Pd, ed ex presidente della Camera, è stato scelto dal Colle «perché è una personalità di altissimo livello e sopratutto il più dialogante con il centrodestra». E poi, come sottolineano a Linkiesta, «è anche una persona vicinissima a Massimo D’Alema, anche lui il più dialogante, a sinistra, con il centrodestra». «Violante è il più distante dalla linea politica bersaniana. Infatti il segretario ha sempre detto “no” al Pdl», spiegano.

In questo quadro “antibersaniano” si inizia a ragionare all’interno del Pd. Ed in settimana si dovrebbe tenere la direzione nazionale, «martedì o mercoledì al massimo», per «discutere la linea politica e per parlare del congresso». E stando a quanto successo nelle ultime ore, si dovrebbe tornare alle urne nell’ottobre prossimo. Ecco perché il congresso del Pd, già fissato proprio per ottobre prossimo, «non si potrà tenere insieme alle politiche». E fra quelli che dicono di posticipare il congresso ci sarebbe proprio il sindaco di Firenze. Matteo”è silente in questi giorni, ma è prontissimo a scaldare i motori.

Twitter: @GiuseppeFalci

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