Portineria MilanoDove c’era la Brianza felix, oggi c’è la Mafia

Antonicelli, ex assessore, arrestato per associazione a delinquere: era socio di Ponzoni

Ha il sapore dell’ennesima beffa raccontare la storia politica di Giovanni Antonicelli, l’ex assessore all’Ambiente del Pdl del comune di Monza, arrestato per associazione a delinquere in una maxi operazione contro la Camorra in Brianza. Della “beffa”, perché Antonicelli nacque politicamente nel 1992, unico tra gli ex socialisti a sopravvivere allo tsunami di Tangentopoli nel monzese.

Parte da lì, da quell’anno in cui Antonio Di Pietro era ancora un mito per gli italiani, la carriera di un politico che si vantava di avere solo la licenza elementare. E che in meno di vent’anni si è ritrovato a gestire appalti, bonifiche e lo smaltimento dei rifiuti di una delle zone più cementificate d’Italia, percentuali superiori persino a quelle di Napoli, dove la Camorra è di casa. Secondo i dati dell’Istat dello scorso agosto, il 54% del territorio brianzolo è edificato, più della metà, mentre la provincia partenopea si ferma al 43%.

C’era una volta la verde Brianza, patria di mobilieri e impresette nate di fianco alle case, fatta da imprenditori volenterosi che preferivano vivere lontano da un capoluogo lombardo a loro dire “corrotto”. Ora c’è un buco grigio. Lo ha raccontato Legambiente, in una ricerca, raccontando di come tra il 1999 e il 2009 ci sia sta un’impennata, coincisa con la spartizione di circa 2mila ettari di terreno. Gli abitanti sono 850.321 per una superficie di 405,49 chilometri quadrati; un indice medio di consumo di suolo appunto che si attesta intorno al 53% con comuni che superano l’incredibile soglia dell’80%: tra poco dovrebbe sorgere pure la Pedemontana.  

In questo contesto di colletti bianchi che lasciano da parte la moralità in favore dei quattrini, tra costruttori spregiudicati e amministratori che stanno al gioco, è cresciuta in vent’anni una classe politica che è scesa a patti con le mafie: ‘Ndrangheta, Camorra e Mafia fa lo stesso. Voti di scambio durante le elezioni, scambi di favori per appalti nel movimento terra e ricatti di ogni tipo.

Antonicelli è solo l’ultimo di una Brianza falcidiata dal cemento e dalle sparatorie, nel settore della logistica, delle infrastrutture e dei rifiuti. Da queste parti doveva sorgere il Pgt di Paolo Romani, l’uomo di Silvio Berlusconi, già ministro dello Sviluppo economico, ma poi i leghisti votarono contro nell’ultimo consiglio comunale del 2012.  

Ma sono rimaste le cave, le bonifiche e i rifiuti tossici. Quando Ilda Boccassini della Dda di Milano si mise a indagare forse non poteva neppure immaginare di trovare un buco nero di queste dimensioni. Nel 2009 si parlava di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, primo capitolo delle inchieste sulla regione Lombardia di Roberto Formigoni.

Fu proprio Grossi, poi morto nel 2011, a raccontare tra i primi di come alcune sue società per lo smaltimento dei rifiuti erano finite in mano alla ‘Ndrangheta. Da lì partirono altre indagini che arrivarono fino a Massimo Ponzoni, ex assessore all’Ambiente di regione Lombardia, a dicembre uscito dal carcere per corruzione ma toccato pure lui di striscio dalle indagini sulla ‘Ndrangheta. E risalgono al 2010 le prime denunce del Consorzio provinciale della Brianza contro Antonelli. Il punto era il rapporto tra Antonelli e l’azienda Sangalli, che aveva in carico l’appalto comunale per lo spazzamento delle strade.

In sostanza, la ditta vicina all’assessore, avrebbe “mescolato” per anni «rifiuti di diversa provenienza, con annesso danno economico per i cittadini. «Specialmente, nel comparto del secco erano finite anche terre da spezzamento che, invece, non dovrebbero essere indirizzate al termovalorizzatore»: anche qui ne è nata un’indagine della magistratura. Di Antonicelli si era già sentito parlare in passato proprio nelle inchiesta su Ponzoni e persino in quelle su Domenico Zambetti, anche lui ex assessore «all’Ambiente» di regione Lombardia, ormai vero e proprio marchio di appartenenza.

Nel processo su Ponzoni Antonicelli è uno dei testimoni. E in aula alla fine di dicembre lo ha detto forte e chiaro. «Sono stato suo mandatario per le elezioni regionali del 2005 – dichiarò l’ex assessore monzese – Mi aveva messo a disposizione 45mila euro per le spese della campagna elettorale. L’ho aiutato come volontariato. Ho partecipato anche nel 2008 ad un aperitivo con Ponzoni e Formigoni. Non era un evento elettorale, ma le riunioni politiche ogni tanto si facevano lo stesso».

E come per Zambetti, che si ritrovava a piangere di fronte al boss Eugenio Costantino, l’organizzazione sgominata a Monza dai Carabinieri concentrava la sua azione nello scambio di favori di ogni tipo, dagli alloggi ai voti. Un voto singolo, secondo quanto detto dai carabinieri, veniva «piazzato a 30 euro, una famiglia di votanti 50 euro forfettarie». Insomma, c’era un tariffario su quanti voti avere e quanti soldi dare. 

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il clan camorrista «faceva campagnaper l’assessore Antonicelli» che risulta arrestato con l’accusa di associazione per delinquere. Nella vicenda compare un ex consigliere comunale di Milano, Renzo De Biase, pure lui pizzicato in una «compravendita di voti«.

Dalle indagini emerge infatti un incontro tra criminali per comprare voti da amici in favore del consigliere, che si è ripresentato alle elezioni del maggio 2011, nelle file del centrodestra, ma non è stato eletto. Non è indagato perchè al momento non è stato dimostrato che ne fosse al corrente. Però  il politico aveva incontrato più volte elementi appartenenti all’organizzazione criminale Un po’ come Zambetti, un po’ come Ponzoni, un pò come un’intera classe politica che in questi anni ha attraversato la Brianza.