Francesco, il Papa umile che non vuole farsi re

Oggi l'insediamento in Vaticano

«La messa di domani mattina sarà l’inizio del ministero petrino di Papa Francesco, non può essere definita di intronizzazione perché il Papa non è un re, le lodi al re che saranno cantate sono in onore a Cristo, che è il re». È quanto ha spiegato oggi padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, precisando i diversi aspetti della celebrazione di domani mattina in pazza San Pietro, quando avrà inizio ufficialmente il pontificato di Francesco.

Nel mondo di simboli e tradizioni di cui è costituita la Chiesa, la precisazione ha un peso notevole. Non sarà un Papa Re, Bergoglio l’argentino, e del resto con il nome che si è scelto non poteva essere diversamente. In pochi giorni del resto il 76enne pontefice ex arcivescovo di Buenos Aires, ha già dato diversi colpi alle varie ridondanze che circondano la figura del Papa.

Domenica ha pronunciato un Angelus fuori dal comune, tutto discorsivo, senza la sequela tradizionale di saluti in diverse lingue, e anche privo di riferimento al Vangelo del giorno, ma costruito lungo una serie di esempi e aneddoti personali e poi di insegnamenti generali sul senso del cristianesimo e del perdono.

Oggi è venuto l’annuncio che non c’è intronizzazione. D’altro canto lo stesso Papa tende ad autodefinirsi «vescovo di Roma» piuttosto che Pontefice; le indicazioni che sta dando sono già dunque chiare: spogliare dei simboli e delle liturgie del potere l’istituzione, renderla più familiare e collegiale – nel senso della consultazione e collaborazione con gli altri vescovi – più pastorale e meno retorica nella forma. Il che non significherà di certo una rottura con la dottrina, ma i cambiamenti nella Chiesa seguono spesso la strada più larga della mutazione delle simbologie, l’anello del Pescatore, tanto per dire, simbolo della dignità papale, non sarà d’oro ma d’argento.

Ci sono poi altri segni di semplicità che sono stati introdotti nella messa di domani mattina. Il Vangelo per esempio sarà cantato solo in greco. La cosa non inganni: se infatti di norma viene cantato in latino e greco, per sottolineare l’unità dei cristiani di Oriente e Occidente, in questo caso si è optato per il greco «in quanto di latino ce n’è già molto». Il Papa, inoltre, «non darà la comunione lui personalmente, saranno invece i diaconi a farlo». Ancora «non ci sarà la processione delle offerte, pane e vino per la messa verranno portati dai ministranti per l’altare, ma senza solenne processione» ha detto ancora Lombardi. Infine l’omelia sarà tenuta in italiano, ci sarà un testo iniziale sotto embargo ma, attenzione, il Papa può improvvisare. 

Se queste sono le premesse religiose ed ecclesiali, la liturgia di domani mattina è anche un grande appuntamento di carattere politico e diplomatico. Ben 132 delegazioni di alto e altissimo livello stanno arrivando a Roma in queste ore, governi di ogni parte del mondo che, a margine della messa in piazza San Pietro, potranno incontrarsi confrontandosi informalmente sui temi della crisi globale.

Joe Biden, il vicepresidente degli Stati Uniti, ha intanto visto il capo dello Stato Napolitano al Quirinale. Lo stesso presidente della Repubblica guiderà domani la delegazione italiana che avrà un posto d’onore sul sagrato di piazza San Pietro insieme a quella argentina. Oltre a Napolitano ci saranno anche il premier uscente Mario Monti e soprattutto i due nuovi presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso.

Anche Angela Merkel sarà a Roma, dunque è probabile che sul sagrato di piazza San Pietro la crisi dell’euro farà capolino di tanto in tanto. Forte poi la presenza di leader sudamericani, a cominciare dai presidenti di Brasile, Messico, Cile e Argentina. 

Fra l’altro è a Roma il patriarca dei maroniti del Libano, Boutros Bechara Rai – uno dei cardinali che ha preso parte al conclave – che sta tenendo colloqui con la composita delegazione libanese arrivata nella capitale per superare l’impasse sulla nuova legge elettorale che sta paralizzando il paese dei cedri in un momento particolarmente delicato. Già ieri il patriarca aveva avuto intensi colloqui con il Presidente della Camera Nabih Berri e con il Primo Ministro Nagib Mikati.

Nel frattempo Bergoglio ha incontrato oggi Cristina Kirchner, la presidente dell’Argentina, con la quale ha pranzato dopo un colloquio di circa un quarto d’ora. E poi molto folte le delegazioni delle altre confessioni cristiane – da Mosca arriva il metropolita Hilarion, “ministro degli esteri” del patriarcato ortodosso russo – e quella ebraica composta da ben 16 rappresentanti di comunità e organismi internazionali dell’ebraismo.

Ancora significativa la presenza di rappresentanti del mondo islamico. Da rilevare infine che concelebreranno la messa con Francesco, molti cardinali e i due Superiori Generali degli ordini dei gesuiti e dei francescani, padre Adolfo Nicolàs e José Rodriguez Carballo.  

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