Fuori dal Conclave i veleni dei corvi e della finanza

Vaticano Spa

A Papa Francesco la personalità non manca. Avrà il polso per risolvere le questioni più spinose che riguardano i segreti che nascondono le spesse mura del torrione Niccolò V, la sede dello Ior? La gestione della banca vaticana, nei giorni scorsi, è stata al centro di uno scambio di accuse tra il cardinale Tarcisio Bertone e il Prefetto della Congregazione dei religiosi, il brasiliano Joao Braz de Aviz, mentre in difesa della Curia è intervento il cardinale brasiliano Scherer, fino all’ultimo uno dei papabili. Il Padre Federico Lombardi, responsabile della comunicazione vaticana, ha spiegato come, in quell’occasione, Bertone ha fatto riferimento al «procedimento di inserimento nel sistema internazionale dei controlli Moneyval» contro il riciclaggio. Un desiderio, quello di rendere trasparenti le finanze vaticane, condiviso da molti cardinali.

Non sarà facile, anche se a Jorge Mario Bergoglio la personalità non manca. A Joseph Ratzinger il miracolo di riformare l’opaca istituzione finanziaria, con l’obiettivo di farla entrare nella white list dei Paesi Ocse, non è riuscito. O meglio, si è fermato a pochi metri dal traguardo. Il percorso era iniziato il 17 dicembre 2009, quando il presidente della Commissione Europea Joaquin Almunia, allora Commissario agli Affari economici e l’arcivescovo André Dupuy, nunzio apostolico presso l’Unione europea, siglarono l’intesa con cui il Vaticano adottava l’euro, concordando l’impegno, da parte del Vaticano, a conformarsi alla normativa comunitaria antiriciclaggio. Il nuovo corso subì un’accelerazione per volontà dello stesso Ratzinger, che firmò la legge 127 Motu Proprio del 2010. Ma poi arrivò una progressiva frenata, fino a quando, il 26 maggio 2012, Gotti Tedeschi fu sfiduciato dal Consiglio di sovrintendenza, l’organo di gestione dello Ior. L’uscita forzata del banchiere piacentino – «Tutto è cominciato quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati» ha scritto Gotti Tedeschi nel suo memoriale – va letta anche alla luce della ridefinizione degli equilibri all’interno della Curia romana, in seguito allo scandalo Vatileaks, che portò all’arresto dell’ex maggiordomo Paolo Gabriele, poi graziato.

In seguito al crac del San Raffaele, Bertone aveva “benedetto” il tentativo di salvataggio organizzato dal presidente del Bambin Gesù, Giuseppe Profiti, che aveva aggregato una cordata composta dallo Ior e dalla famiglia genovese dei Malacalza. Un’eventualità che avrebbe creato un pericoloso precedente per lo Ior, trasformandolo in una sorta di banca d’affari. A inizio 2012 è sempre Bertone a promuovere la linea non collaborazionista dell’Aif, l’organo di vigilanza dello Ior, soprattutto sulla retroattività dei poteri ispettivi dell’organo di vigilanza. La presa di posizione del segretario di Stato vaticano snaturò l’impianto iniziale della normativa, scritta nell’aprile 2011 da Francesco De Pasquale avvocato cassazionista e da Marcello Condemi, docente all’Università Guglielmo Marconi di Roma. Ambedue sono o sono stati membri della delegazione italiana del Fatf, l’organismo internazionale che detta le linee guida in materia di antiriciclaggio. «La nuova versione riforma in toto l’assetto istituzionale del sistema antiriciclaggio, ridefinendo compiti e ruoli dell’Autorità. Dall’esterno, anche se erroneamente, potrebbe essere visto come un passo indietro», disse l’allora capo dell’Aif, il cardinale Attilio Nicora. 

Oltre agli ispettori di Moneyval, che hanno promosso “con riserva” la vigilanza sulle finanze vaticane lo scorso luglio, è l’Unità di informazione finanziaria, l’intelligence della Banca d’Italia che opera in forma autonoma, a ingaggiare una vera e propria guerra contro gli scarsi controlli condotti dall’istituzione. Quattro mesi fa lo Ior ha chiamato René Bruelhart, quarantenne avvocato svizzero di Friburgo, come superconsulente su «tutte le questioni relative all’antiriciclaggio e per la lotta al finanziamento del terrorismo». Una figura strategica: Bruelhart è a capo della Delegazione del Liechtenstein presso Moneyval. A parole, lo 007 elvetico ha promesso pulizia, ma finora, spiegano i ben informati, ha agito con estrema cautela. Si vedrà presto se ci sarà un cambio di passo. 

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