Grilli sblocca 40 miliardi per le imprese, ma non basta

Bruxelles frena sui crediti della Pa: "a rischio gli obiettivi italiani sul deficit"

Un’iniezione di morfina da 40 miliardi in due anni, che allenta il dolore ma non guarisce. È quanto ha deliberato ieri il Consiglio dei ministri per arginare la lenta agonia delle imprese fornitrici di una Pa sempre in ritardo quando si tratta di saldare le fatture. E se ad annunciare il piano è l’ultraortodosso ministro dell’Economia Vittorio Grilli, significa che il clima su a Bruxelles è cambiato davvero. Esattamente da quando Olli Rehn, eurocommissario agli Affari economici e monetari, nella sua lettera ai ministri delle Finanze comunitari dello scorso 13 marzo ha ammesso che il consolidamento dei conti pubblici non poteva non tenere conto del ciclo economico.

Il precedente di Madrid, che nell’ambito del pacchetto di aiuti ha negoziato un aumento del debito di 35 miliardi di euro per sbloccare i debiti pregressi delle amministrazioni locali, è stato colto al balzo da Antonio Tajani, commissario con delega all’Industria. Il quale, da fine dicembre, ha iniziato a tessere la tela con gli altri membri della Commissione affinché – come poi è avvenuto – concedessero una deroga al patto di stabilità. D’altronde, proprio un report diffuso a inizio febbraio dalla Commissione calcolava che, in Europa, i ritardi hanno toccato quota 340 miliardi di euro, mentre il 57% delle imprese comunitarie si è ritrovata a corto di liquidità per colpa del settore pubblico. Uno scandalo a cui Bruxelles ha tentato di porre rimedio con la direttiva 2011/7/UE, che obbliga le amministrazioni pubbliche a saldare le fatture entro 30 giorni.

Come ha spiegato Grilli nel corso della conferenza stampa, il primo step della strategia per ridare alle imprese le loro spettanze è modificare i saldi finali di finanza pubblica, una volta ricevuto l’ok del Parlamento. Il secondo passaggio, più complesso, prevede invece un decreto legge che «determinerà le forme, le modalità per attuare questa accelerazione dei pagamenti». Se Laura Boldrini e Pietro Grasso, rispettivamente presidente della Camera e del Senato, si sono detti disponibili a istituire in tempi rapidi una commissione ad hoc – ha riferito il numero uno dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, Graziano Delrio – per esaminare il testo, dal via XX Settembre le idee non sono ancora chiare su quale sia lo strumento idoneo da mettere in campo per risolvere la questione con celerità.

La ragione sta nella non omogeneità delle condizioni finanziarie di Comuni e Regioni. Brutalizzando, la si può mettere giù così: i primi hanno i soldi ma non possono utilizzarli, le seconde non li hanno e dunque lo Stato deve trovarli per poter garantire per loro. L’Anci ieri ha presentato una proposta per scongelare subito 10 miliardi di euro procedendo ai pagamenti in conto capitale nel limite massimo del 26% dei residui passivi dell’ultimo bilancio, ovvero dei debiti contratti verso terzi. Una misura che, non essendo strutturale, peggiora il deficit del 2013 di mezzo punto percentuale – da -2,5 a -2,9% – ma non influisce sui parametri del fiscal compact. Per attivarlo basta una modifica alla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che consenta un riallineamento dei criteri italiani del patto di stabilità a quelli europei.

L’Associazione dei Comuni da tempo tenta di far passare un principio secondo cui i saldi di spesa corrente nell’ambito del Patto di Stabilità, nel resto d’Europa, non vengono definiti da una manovra fiscale ma rappresentano un equilibrio di fatto tra entrate e uscite dei territori, che concorrono a formare un avanzo primario bloccato. Del quale Eurostat dovrebbe tenere conto nell’elaborazione dei dati aggregati dell’Eurozona. 

Al contrario, le Regioni, alcune già sottoposte a piani di rientro, non hanno sufficiente cassa per far fronte ai debiti delle Asl, che ammontano complessivamente a 35 miliardi di euro stando ai calcoli della Corte dei Conti. Secondo quanto trapela da via XX Settembre, il percorso istituzionale avviato con la Commissione europea prevede un’emissione straordinaria finalizzata alla copertura dei debiti. Ovvero bond finalizzati, come i project bond, alla gestione dei crediti pregressi che le aziende aspettano da anni. 

In termini di percorso istituzionale, il passaggio parlamentare sulla modifica dei saldi di bilancio e l’aggiornamento al Def per incorporare la proposta dell’Anci potrebbero andare in parallelo, in modo tale da arrivare a una soluzione definitiva entro una quindicina di giorni. Una volta sistemata l’emergenza, il vero problema sarà trovare i fondi per trasformare le Asl in buoni pagatori, ma questo sarà un affare del nuovo esecutivo. 

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