I ribelli assaltano Bangui, la ex capitale di Bokassa

Repubblica Centrafricana nel caos

I ribelli del gruppo Seleka sono entrati nella capitale della Repubblica Centrafricana Bangui e stanno tentando di prenderne il controllo. Mentre scriviamo gli avvenimenti nella capitale si succedono assai velocemente. Vi sono scontri in corso. Pochi giornalisti presenti nella capitale, tante le dichiarazioni da parte dei ribelli non verificabili. Il palazzo presidenziale sarebbe stato preso. Tra i pochi cronisti presenti, Hippolyte Donossio che, potete leggere (in francese) su twitter @hdonossio. Secondo più fonti, anche congolesi, il Presidente centrafricano François Bozizé, autore di un colpo di stato nel 2003 e da allora rieletto due volte, si sarebbe rifugiato in Congo, al di là del fiume, nella località di Zongo. E ha chiesto l’aiuto delle Nazioni Unite. Mentre i ribelli avrebbero incredibilmente chiesto ai Francesi e alle truppe di peacekepeeng dell’Africa Centrale (circa 500 uomini, soprattutto chadiani da tempo presenti sul campo) di aiutarli a mettere in sicurezza la città. Sul campo intanto vi sarebbero almeno sei morti (tra le truppe sudafricane)

Innanzitutto, vanno ricapitolati gli eventi degli ultimi mesi:
la coalizione di ribelli Seleka (che significa alleanza in lingua “Sango”), formata da diversi gruppi armati, dà del filo da torcere al governo di Bangui e alla deboli e poco preparate Faca (Forze Armate Centrafricane) da parecchi mesi. La Seleka prende vita il 12 dicembre 2012. La formazione raggruppa l’Unione delle forze democratiche per l’adunata (Ufdr), il congresso dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp) e la Cpsk Wakodro. Il 21 dicembre la comunità degli stati centrali africani aveva autorizzato una missione di interposizione militare (Fomac) per creare un cuscinetto fra ribelli e le Faca. L’11 gennaio l’ultimo incontro a Libreville in Gabon aveva portato alla sigla di un trattato di pace e alla formazione di un governo di unità nazionale (con alcuni ministeri poco significativi concessi a Seleka). Le richieste dei ribelli però erano anche una loro integrazione nell’esercito e l’uscita di scena dei militari francesi, sudafricani e ugandesi dal paese. Attualmente circa 250 soldati francesi avrebbero messo in sicurezza l’aeroporto della capitale (in tutto dovrebbero essere circa 600 i militari transalpini). Fra l’altro, la presenza ugandese nel paese era iniziata alcuni anni fa per la caccia al leader del famigerato Lords Resistance Army, Joseph Kony in fuga da Kampala da anni con un manipoli di fedelissimi e che scorrazzava fra Sudan e Centrafrica, appunto, seminando il terrore.

Questo paese incastonato nel cuore dell’Africa centrale, ricchissimo e poverissimo, triste paradigma di tanti paesi vicini, che non riesce a redistribuire le ricchezze ha alcune peculiarità: primo, la ricchezza del suo sottosuolo, diamanti soprattutto. Secondo, confini così porosi da essere inesistenti. Terzo, una presenza e influenza francese assai forti. Solo per ricordare un evento su tutti, nel 2006 l’aviazione francese bombardò postazioni ribelli nel nord del paese. Quarto, un esercito fragile e impreparato, tranne forse alcuni reparti della guardia presidenziale (pare serviti a poco nelle ultime ore). Quinto: la quasi assenza di strade. Per attraversare il paese su gomma da Bangui fino alla punta opposta a sud est sulla Strada Nazionale 2 (poco più che una pista) ci possono volere giorni. Cotone, diamanti e legno sono le principali risorse di una economia completamente non industrializzata. Anche la stessa estrazione dei diamanti avviene spesso con modalità artigianali, senza alcuna tutela per i minatori. Il traffico illegale è assai diffuso e spesso ad opera di gruppi ribelli. In generale le élite politiche non hanno mai contribuito alla creazione di uno stato forte nelle sue strutture e hanno da sempre mirato all’arricchimento personale (vedi su tutti Jean-Bédel Bokassa, l’”imperatore” della Rca che aveva monopolizzato l’esportazione dei diamanti).

In conclusione si può osservare che l’endemica fragilità della Rca si basa su una gestione autoritaria e personalistica del potere da dopo l’indipendenza del 1960. Una mancata riforma del settore minerario dei diamanti che andrebbe regolamentato e protetto. Una riforma dell’esercito che dovrebbe essere adeguatamente formato (i sudafricani avevano iniziato l’opera): non solo gli ufficiali, gli unici che riescono a fare formazione in sporadici casi anche all’estero, ma l’intera forza armata. Da ciò discenderebbe un adeguato controllo del territorio e delle frontiere che come già detto, sono troppo porose. Il venefico connubio tra difficile controllo del territorio (e del ricco sottosuolo) e la presenza di milizie armate accompagna la storia di questo stato. Ora Bangui “la cocquette”, come viene chiamata dagli stessi centrafricani, negli ultimi anni relativamente tranquilla a dispetto delle frequenti ribellioni e colpi di stato, vede tra le sue strade un nuovo possibile presidente: il generale Issa Issakha, capo di Seleka, che è andato a prendersi il potere con le armi. In Rca, purtroppo, non è una novità.

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