La carta d’identità dei neolaureati d’Italia

Il rapporto Campus Mentis 2012

Altro che quote rosa: tra i neolaureati “eccellenti” sono i maschi a dover rincorrere le colleghe. Anzi, la disparità è così evidente che l’aumento della presenza maschile diventa una notizia. Il profilo-tipo del neolaureato italiano (ma a questo punto la declinazione è tutta quanta al femminile) che si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro è questo: donna, under 28, del sud, laureata in discipline economiche.

A tracciarlo, il professor Fabrizio D’Ascenzo, direttore del Centro di ricerca e servizi ImpreSapiens, che ha presentato di recente l’ultimo rapporto Campus mentis 2012 sulla base delle analisi dei dati raccolti di anno in anno in un progetto di career guidance, formazione e orientamento al lavoro che si rivolge ai migliori talenti neolaureati under 29 provenienti da tutte le facoltà universitarie italiane.

Spiega il professore: «Il campione di riferimento vede un notevole incremento di partecipazione maschile: mentre lo scorso anno era solo un terzo del totale, quest’anno si attesta su un 42.4% a fronte comunque di una presenza femminile che resta più incisiva e pari al 57.6%». 

«I dati di cui disponiamo – spiega D’Ascenzo – sono frutto dei rilevamenti effettuati tra giugno 2011 e giugno 2012 ad Abano Terme (PD), Milano, Napoli, Pomezia (RM) e Alghero. I partecipanti che, nelle cinque sedi, hanno aderito alla valutazione dell’esperienza vissuta sono 1315, ovvero il 73% circa dei 1800 laureati che hanno complessivamente preso parte al progetto».

Il direttore di ImpreSapiens sciorina poi un altro dato interessante: «La maggioranza degli intervistati, il 58%, ha tra i 26 e i 28 anni: la conferma di uno spostamento in avanti dell’età della laurea già sottolineato da altre ricerche. Ad ogni modo – sottolinea il professor D’Ascenzo – in questa edizione hanno partecipato ben 287 “giovani talenti” che vanno dai 22 ai 25 anni».

E anche quando non si parla di veri e propri talenti, si rileva comunque un buon livello di preparazione. «Il 46% dei partecipanti all’indagine ha un voto di laurea triennale superiore al 107, il 34% fra loro è propriamente definibile un “laureato di eccellenza” con il sigillo del 110 e la sigla della lode. La qualità aumenta nelle magistrali dove ben il 71.3% ha raggiunto il massimo dei voti anche con lode, mentre sopra al 107 si rintraccia un 10% del campione».

Ma da dove arrivano i neolaureati italiani? Quali sono le “fabbriche” di titolati in cerca di un impiego? E, soprattutto, dove lo cercano questo agognato impiego? «Campania, Lazio e Puglia rappresentano le regioni di residenza della maggioranza degli intervistati, rispettivamente 314, 213 e 109; a seguire, con numeri compresi fra i 60 e i 100 ragazzi, nell’ordine troviamo Sicilia con 98 partecipanti, mentre lo scorso anno era in testa con la Campania, Calabria con 89, Veneto con 75 e Lombardia con 62». 

«I partecipanti intervistati – dice Ancora D’Ascenzo – provengono dagli Atenei numericamente più rilevanti oltre che, come naturale attendersi, territorialmente più vicini alle sedi di svolgimento del Campus, a conferma che tra le forze attrattive c’è anche una media “prossimità” dell’opportunità che Campus Mentis di certo costituisce». E così ben 329 sul totale di chi ha risposto ai rilevamenti arrivano dalla Sapienza di Roma (184) e dalla Federico II di Napoli (145) le uniche a sfondare quota 100. Ma il podio vede al terzo posto l’Alma Mater di Bologna con 89 ragazzi.

Nel complesso, si rileva come la maggioranza dei partecipanti al progetto Campus Mentis è suddivisa in modo equilibrato fra quanti provengono da Atenei del nord, del centro e del sud mentre nel 2010 a detenere maggior numero di laureati partecipanti al Campus erano, oltre alla Sapienza e alla Federico II, le Università di Catania, della Calabria e di Padova. 

Tanti gli aspiranti Gordon Gekko. La maggioranza del campione proviene infatti da una laurea in discipline economico-aziendali e statistiche (il 22%), tallonati dai laureati in materie ingegneristiche (19%). Seguono laureati in discipline politico-sociali (12%) e in quelle giuridiche (11%). La maggior parte, il 76%, ha avuto esperienze di lavoro nel periodo trascorso tra il conseguimento del titolo e l’esperienza Campus Mentis. Si tratta per lo più di attività di stage, lavori atipici, praticantato, libere professioni e consulenze, in ogni caso pertinenti con il proprio percorso formativo e con il tipo di prospettive future dichiarate.
Nella gran parte dei casi, gli intervistati hanno svolto tali attività nello stesso settore nel quale vorrebbero inserirsi e, in particolare, nell’ambito del marketing, comunicazione e commerciale (21%), nel settore ingegneristico e informatico (16%), e nel settore amministrativo/finanziario (16%). 

Ma cosa vogliono fare “da grandi” questi giovani italiani rampanti freschi di laurea e ansiosi di trovare il loro posto nel mondo? Che il periodo non sia dei più felici, lo hanno capito bene. Sarà per questo che, pur non perdendo del tutto l’ottimismo, questi ragazzi hanno imparato presto a ricalibrare il loro sogno nel cassetto sulla base delle prospettive non esattamente rosee del momento. Il professor D’Ascenzo la mette così: «Nonostante prevalga ancora una forte incertezza circa il proprio futuro (50%), la maggior parte dei partecipanti auspica di poter avere la possibilità di intraprendere un percorso di stage all’interno delle aziende di loro interesse (66%)».

E dove? «I settori merceologici che raccolgono il maggior numero di apprezzamenti positivi in questa edizione sono quello dei trasporti e delle infrastrutture (71%), marketing/comunicazione/commerciale (69%), settore bancario, assicurativo, contabile e finanziario (65%)», spiega il direttore del Centro di Ricerca Impresapiens. Decisamente curioso il dato del 67% di giovani il cui obiettivo è lavorare nel settore dei prodotti di lusso. Del resto, staremo pure attraversando un periodo di crisi infernale, ma finché il Diavolo continuerà a vestire Prada ci sarà un posto di lavoro per qualcuno…

Luca Pautasso
@pautasio