Mps fa pulizia in bilancio ma pesa la fuga dei depositi

I conti della più antica banca italiana

Rocca Salimbeni fa le pulizie di primavera e cerca di dimenticare le inchieste della magistratura. Non a caso l’amministratore delegato, Fabrizio Viola, ha parlato di «bilancio di svolta» aprendo la conference call con gli analisti. Mps chiude il 2012 in perdita per 3,7 miliardi dopo aver abbattuto l’avviamento per 1,6 miliardi. Compreso il marchio “Banca Antonveneta” per 15,2 milioni di euro, una mossa obbligata.

Tuttavia, a influenzare maggiormente il risultato è l’impennata delle rettifiche sui crediti deteriorati, pari a 2,67 miliardi di euro rispetto agli 1,29 miliardi di fine 2011 – 1,3 miliardi soltanto nel quarto trimestre (con un tasso di copertura delle sofferenze in salita al 57,9%) – mentre le rettifiche sulle attività finanziarie hanno pesato per altri 222,6 miliardi. Infine gli accantonamenti per le spese su cause legali, a quota 326 milioni di cui 185 soltanto nell’ultimo trimestre, come prevedibile. I titoli di Stato in pancia, invece, ammontano a 38,7 miliardi , in crescita di un miliardo rispetto al dicembre 2011.

Archiviate le difficoltà del 2012, la prova del nove per il nuovo management è riportare l’istituto alla profittabilità. A fine agosto, lo stesso Alessandro Profumo aveva ammesso candidamente: «Questa banca perde quattrini dal punto di vista operativo, non guadagniamo un euro e così non possiamo andare avanti». Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma per vedere i risultati del cambio di passo bisognerà attendere ancora. La raccolta è scesa del 9,3% a quota 250 miliardi, mentre i depositi dei clienti si sono contratti di 11 miliardi (-7,5%), ovvero 135 miliardi rispetto ai 146 miliardi di fine 2011. Significativi anche i 7 miliardi di deleveraging sui mutui (-9% anno su anno), segno che forse il cavallo non beve, ma che la banca sicuramente non eroga. 

Il margine d’interesse – la differenza tra interessi attivi e costo del denaro – in un anno si è ridotto del 18%, per effetto di 171 milioni di interessi pagati sui Tremonti Bond (il tasso per il 2012 è al 9%) al deconsolidamento di Banca popolare di Spoleto (80 miliardi) e dalla discesa dell’Euribor: una salita dello 0,25% equivale a 160 milioni in più. Il patrimonio di vigilanza a dicembre era pari a 12,8 miliardi, con un Core Tier 1 (comprensivo dei 1,9 miliardi di Tremonti Bond) all’8,9% (8,8% nel 2011) e un Tier 1 al 9,6% (10,3% a fine 2011). Considerando invece i Monti bond, emessi a febbraio 2013, il Core Tier 1 salirebbe all’11,3 per cento. 

La preoccupazione principale degli investitori riguarda proprio i 4,1 miliardi di aiuti di Stato che l’istituto di credito ha ricevuto. Il rischio che i contribuenti possano salire al 20% di Rocca Salimbeni è sempre più concreto nella misura in cui la banca non riuscirà a ripagare le cedole – 340 milioni nel 2013 – sui prestiti predisposti dall’esecutivo Monti, che scatteranno da metà 2014. C’è poco tempo per fare miracoli. 

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