
Matteo Renzi potrebbe essere l’asso nella manica di Giorgio Napolitano? Sarà lui il presidente del Consiglio destinato a guidare il Paese fuori dalla fase di stallo? Vero o falso, in queste ore lo scenario è molto discusso. Durante le lunghe ore delle consultazioni al Quirinale i soliti bene informati ne parlano come di un’ipotesi in campo. Il Colle avrebbe già telefonato a Palazzo Vecchio. Qualcuno rivela persino i dettagli della conversazione. Ma davvero il rottamatore sarebbe disposto a farsi avanti? Una prima analisi gli sconsiglierebbe l’azzardo. Per almeno dieci buoni motivi.
1) Matteo Renzi alla guida di un esecutivo, chiamato direttamente dal Quirinale per uscire dall’impasse istituzionale in cui i leader politici si sono incartati. Messa così fa quasi ridere. Il rottamatore più illustre che corre in soccorso dei partiti. Chiamato dagli stessi dinosauri che ha combattuto. Come minimo Renzi perderebbe quell’immagine vincente che ne ha caratterizzato l’ascesa politica. Diventerebbe per tutti “l’uomo del Palazzo”.
2) Durante le primarie di centrosinistra Renzi è stato accusato più volte di intelligenza con il nemico. I suoi avversari lo hanno attaccato dicendo che, sotto sotto, il sindaco di Firenze era un uomo di destra. Peggio, un amico di Berlusconi (a cui aveva persino fatto visita in una celebre pranzo ad Arcore). Prestarsi a guidare un governo sostenuto anche dai voti del Cavaliere finirebbe per dare ragione a quelle critiche.
3) Matteo Renzi è passato alla storia politica per il suo coraggio. Il sindaco che per seguire un sogno ha sfidato il segretario del Partito democratico e l’intero apparato di partito. Davide contro Golia. Dopo aver ricevuto l’incarico da Napolitano Renzi rischia di venire pubblicamente additato come “l’uomo dell’inciucio”.
4) Mettersi ora alla guida di un esecutivo di larghe intese è roba da masochisti della strategia politica. Nella migliore delle ipotesi il governo durerà un anno (sempre che il Cavaliere non decida di farlo cadere prima). E poi?
5) Qualche mese fa Renzi ha sfidato Bersani nella corsa per diventare il candidato premier del centrosinistra. Sconfitto dal suo avversario, ora diventerebbe ugualmente presidente del Consiglio. Passando per la strada più corta: la nomina del Quirinale. Come minimo rischia di essere ricordato come uno che non sta alle regole.
6) Senza dimenticare che l’immagine di Renzi sarebbe indelebilmente legata alle ultime primarie. Nettamente perse. Certo, il sindaco di Firenze ha tutto il tempo di candidarsi alle prossime elezioni interne. Ma lo farebbe da presidente del Consiglio. Quantomeno avvantaggiato. Le uniche, vere, primarie di coalizione a cui ha partecipato rimarrebbero quelle della sconfitta (e nemmeno di misura: al ballottaggio Bersani lo ha superato di circa 10 punti percentuali).
7) «Bersani? Io tifo per lui». «Al Pd abbiamo già giaguari da smacchiare, non abbiamo bisogno di iene». «Voglio restare sindaco di Firenze fino alla fine del mandato». Ora, va bene che al Quirinale non si può dire di no. E che il futuro dell’Italia passa davanti a tutte le altre esigenze. Ma poi Renzi non si stupisca se passa per uno che non è di parola.
8) Renzi premier diventa automaticamente uno dei principali candidati alla leadership del Partito democratico. Il congresso, peraltro, arriverà in tempi brevissimi. Già in autunno. Mettersi alla guida di un partito pronto a implodere forse non è la scelta più saggia per un politico.
9) Alle primarie Renzi ha sfidato correttamente Bersani. Una volta battuto, ha più volte giurato lealtà al segretario. Ha fatto una battaglia di principio – seguitissima – contro gli oscuri giochi di Palazzo e la politica degli inciuci. Nonostante la sconfitta, il successo politico di quell’esperienza è innegabile. Salire ora a Palazzo Chigi squalificherebbe quella campagna elettorale. E questo sarebbe il peccato peggiore.
10) Tra una settimana Renzi è atteso in prima serata su Canale Cinque. Ospite del fortunato format televisivo Amici. Un’improvvisa chiamata al Colle potrebbe obbligarlo a cancellare la comparsata tv. Disertare Maria De Filippi per andare al governo. Ne vale davvero la pena?