Scrivere un best-seller su Amazon non ti cambia la vita

Mercato editoriale

C’è una ragione se la maggior parte degli scrittori famosi insegna ancora a scuola.
C’è una ragione se la maggior parte degli scrittori guida macchine scassate.
C’è una ragione se la maggior parte degli scrittori ha i denti marci.

Non è perché abbiamo scelto una vita di povertà.
È che la povertà ha scelto la nostra professione.

Patrick Wensink non ama i giri di parole, soprattutto quando scrive. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui il suo ultimo libro, “Broken Piano for president”, ha venduto migliaia di copie. Una storia ironica e divertente di un uomo innamorato dell’alcol, la cui vita è divisa a metà tra genio (compreso) e sregolatezza. In una cornice tutt’altro che scontata, tra catene di fast food rivali e una metafora sul senso dell’esistenza e “sulla necessità di preferire la felicità alla sicurezza lavorativa”.

Il libro, pubblicato nell’estate del 2012, è diventato nelle settimane successive un best-seller su Amazon, sgomitando in classifica con titoli mainstream come “Gone Girl” di Gillian Flynn, “Cinquanta sfumature di grigio” di E.L. James e “The Hunger Games” di Suzanne Collins. Un successo inaspettato, per un titolo realizzato senza particolari aspettative, più per il piacere di scrivere che per obiettivi commerciali.

Per un lungo periodo, “Broken Piano for president” è rimasto nella top ten dei libri più vendutinegli Stati Uniti, guadagnandosi le recensioni positive del “New Yorker”, di “Time Magazine”, della “NPR” e una denuncia da Jack Daniel’s – per la copertina, che richiama l’etichetta del famoso whiskey – cosa che ha contribuito a fargli guadagnare ancora più popolarità, consacrandolo definitivamente come il grande successo della letteratura indipendente americana del 2012.

Eppure, Wensink non è diventato ricco. Anzi. In un articolo-sfogo pubblicato su Salon, lo scrittore ha reso noto l’ammontare del gruzzolo guadagnato finora con il suo libro: dodicimila dollari. Una miseria, se si pensa alla popolarità raggiunta da “Broken Piano for president” nel medio periodo. “Anche quando la scrittura porta dei soldi, non sono mai molti”, constata amareggiato Wensink, che ha dovuto aspettare oltre dieci mesi prima di ricevere il primo saldo sulle copie vendute.

“Dodicimila dollari sono tanti, più di quanti mi sarei mai aspettato di guadagnare scrivendo un libro”, spiega l’autore. “Ma non ti cambiano la vita. Con quel gruzzolo ho comprato un bel vestito a mia moglie e ho mandato mio figlio all’asilo nido anche di pomeriggio, due volte a settimana, per avere più tempo per scrivere”. Nessuna storia miracolosa alla J. K. Rowling dunque – trasformatasi, grazie alle 30 milioni di copie vendute dalla saga di Harry Potter, da una madre spiantata ad una delle donne più ricche d’Inghilterra – ma un tuffo dritto nella realtà: il mercato dei libri è sempre di più a corto d’ossigeno (e di denaro). 

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