Sicilia, addio modello che piace alla gente che piace

Dopo l’uscita dalla giunta di Zichichi e Battiato, le «due punte di diamante»

«Non ho dormito stanotte. È una decisione che mi addolora». È stata una lunga notte per il governatore regionale Rosario Crocetta. La frase shock dell’ormai ex assessore al turismo Franco Battiato, «ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto: dovrebbero aprire un casinò», ha aperto una faglia all’interno della maggioranza che sostiene l’ex sindaco di Gela. Una faglia che potrebbe «anche compromettere le sorti della legislatura». Gli alleati del governatore, l’Udc e il Pd, sono tornati a batter cassa: «vogliamo delle risposte concrete, altrimenti stacchiamo la spina», tuonano.

D’altronde del cosiddetto «modello Sicilia», evocato più volte in queste settimane, non c’è traccia. La «rivoluzione», sbandierata in campagna elettorale e in tutte le trasmissione televisive alle quali ha partecipato Crocetta, resta in un cassetto di Palazzo d’Orleans. «Il risultato concreto di questa giunta – spiega un deputato regionale di area centrodestra – è la revoca di due assessori di cui si era fatto gloria».

Antonino Zichichi e Franco Battiato erano stati annunciati come le due «punte di diamante», lo scorso novembre. Avrebbero dovuto far voltare pagina a due assessorati «fondamentali» per la Sicilia: i beni culturali ed il turismo. Ed invece sono stati poco presenti, e per stessa ammissione di Crocetta, ci si sarebbe aspettato «qualcosa di più, lo ammetto».

Zichichi «era sempre a Ginevra», ha preso parte a pochissimi giunte, e si è lasciato scappare affermazioni imbarazzanti come nel caso del nucleare: «Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari», affermò in un’intervista radiofonica. Obbligando il governatore regionale a precisare che quell’affermazione «non rappresentava l’opinione del governo».

Il “maestro” Battiato, poco presente anche lui, e super criticato dall’opposizione di centrodestra, fin dall’inizio si è posto su un altro piano: «Io assessore? Io faccio un altro mestiere…», avrebbe ripetuto più volte. Nel suo stile ha continuato a fare il cantautore, sempre in giro per il mondo per vari tour, è stato ribattezzato «assessore fantasma». 

Allo stesso tempo è lecito affermare che sono stati compiuti dei passi in avanti. Si è assistito alla cacciata di lombardiani e miccicheani dai posti guida della macchina burocratica regionale. Ma, in alcuni casi, si è fatto finta nulla. Patrizia Monterosso è stata confermata segretario generale della Presidenza della Regione nonostante avesse attraversato tutte le stagioni dei Cuffaro e dei Lombardi, definendosi in più occasioni «una lombardiana di ferro».

Addirittura, come racconta Emanuele Lauria nelle pagine dell’edizione palermitana di Repubblica, «alla vigilia delle politiche Patrizia Monterosso ha accompagnato Crocetta al comizio finale di Bersani». Ma non è finita. Nel settore della sanità fra i nuovi commissari della Asp si annovera la figura di Vittorio Virgilio, ex responsabilità sanità del Pdl, che adesso dirigerà l’azienda ospedaliera di Caltanissetta. E Virgilio non è un nome scelto a caso, è un fedelissimo del plenipotenziario catanese ex senatore del Pdl Pino Firrarello. 

Segnali che lasciano intendere che «per parlare di modello di Sicilia è ancora presto». Del resto anche l’abolizione delle province, con l’introduzione dei liberi consorzi come previsto dallo statuto regionale, lascia perplessi. «Non si conosce esattamente l’entità del risparmio, non sappiamo a chi finiranno le competenze delle province», spiega un deputato regionale dell’Udc. Con il ddl approvato qualche giorno fa in Assemblea regionale, che ha ricevuto il lascia passare dal Commissario dello Stato, non si è entrati nello specifico, ma si è semplicemente stabilito di legiferare entro il prossimo 31 dicembre.

E poi c’è un governatore regionale, Rosario Crocetta, il quale ha occupato tutti gli spazi televisivi, partecipando per ben due volte all’Arena di Massimo Giletti, dialogando con Daria Bignardi alle Invasioni barbariche, e partecipando al salotto radical chic di Fabio Fazio a Che tempo fa. Una road map televisiva da far invidia ad un concorrente del Grande Fratello. In questo modo il “modello Sicilia” è entrato nelle case degli italiani.

«In Sicilia Crocetta sta rivoluzionando la regione», ragionavano opinionisti e addetti nei lunghi talk show televisivi. In realtà il «modello Sicilia» sfondava sui giornali e in tv, aiutava il segretario del Pd Pier Luigi Bersani impegnato nel tentare l’accordone insperato con il M5s, ma incontrava ostacoli. E i primi a far muro erano proprio i Cinque Stelle, che per bocca del capogruppo all’Ars del M5s Giancarlo Cancelleri rispondevano per le rime: «Quel modello non esiste, e se esiste siamo noi. Se non presentano provvedimenti buoni, li mandiamo a casa».

E oggi il governatore si trova davanti una giunta con due caselle vuote da riempire a causa della revoca dell’incarico a Franco Battiato e Antonino Zichichi. Una maggioranza logorata e sfilacciata che pressa affinché i due nuovi assessori siano di area centrosinistra. E, sopratutto, ha davanti a sé l’approvazione del bilancio. È lì che si vedrà, mormora un dirigente del Pd, « se esiste per davvero il modello Crocetta».

@GiuseppeFalci

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