Portineria MilanoBossi presenta «Padania Libera» per riprendersi la Lega

Il Senatùr inaugura Padania Libera

Le date nella Lega Nord sono importanti. Il 12 aprile di quest anno, ricorrenza della nascita del Carroccio, Giuseppe Leoni registrò un’associazione per riscoprire l’identità della «vera» Lega Nord, quelle delle origini, «padana», da contrapporre «alla Lega 2.0, un po’ troppo tricolore» del segretario federale Roberto Maroni e del sindaco di Verona (segretario della Liga Veneta) Flavio Tosi. Non aveva ancora un nome. Ora ce l’ha. Si chiama Padania Libera. Oggi, 19 settembre, 72esimo compleanno di Bossi, Leoni fa sapere che sabato a Venezia ci sarà la presentazione della nuova associazione. «Il Capo avrà la tessera onoraria».

È questo il «regalo» che hanno fatto a Umberto Bossi e che l’ex leader del Carroccio, ha fatto ai suoi fedelissimi e ai tanti militanti che in queste ore, dalla Lombardia al Veneto, si domandano dove vogliano andare i “barbari sognanti” maroniani. In sostanza, la «fronda» del dissenso interno al Carroccio ora ha pure un atto notarile di conferma: da qui parte la riconquista della Lega dall’interno con tanto di tesseramento.

È una strategia – non tanto diversa, fanno notare alcuni leghisti – da quella che i maroniani adottarono due anni fa durante la battaglia contro il cerchio magico: la nascita appunto dei barbari sognanti. Del resto, il Senatùr sul palco a Maroni, durante l’ultima Pontida, lo aveva confidato parlottando alla fine del suo intervento: «La guerra continua»

Ad aprile, alla fine di una giornata convulsa dentro via Bellerio, trapresunti scoop su nuovi partiti e smentite dello stesso Senatùr, fu proprio il vecchio Capo (in una chiacchierata prima con l’Ansa e poi con l’Agi) a spiegare il primo passo per riprendersi la Lega Nord. «Si sono confusi. Non faccio nessun partito: si tratta dell’associazione culturale e del giornale di Giuseppe Leoni». Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina, un bossiano di ferro, la metteva così parlando con Linkiesta: «Ne avevamo anche parlato di fare un nuovo partito, ma noi vogliamo rimanere nella Lega per riprendercela».

E Stefania Piazzo, ex direttore de La Padania, confermava nel suo editoriale su piazzolanotizia.it: «Che sia una nuova casa culturale per chi non si trova più nel nuovo corso informatico del Carroccio, delle epurazioni, del tracollo del consenso, della Padania più sannita degli ultimi tempi politici che ha bisogno di ritrovare la sua identità di Nord?». In ogni caso, il malessere che continua a circolare dentro il Carroccio, dopo una Pontida piena di fischi, esplode il 12 aprile del 2013, a 29 anni di distanza esatti da quando Bossi con Manuela Marrone e lo stesso Leoni si recarono da un notaio per fondare la Lega Lombarda. La data è simbolica. E l’uscita della notizia ha comunque una tempistica non casuale: serve per fare rumore.

Quando uscì il primo lancio sulle agenzie parteunaridda di telefonate tra i leghisti. Alla fine sarà proprio Bossi a telefonare a Maroni per dirgli: «Nessuno strappo». Ma, tra smentite e gialli, la verità è che il Carroccio appare sempre più come una pentola a pressione. Non è un caso, fecero notare nella sede della Lega Nord, che «queste notizie siano uscite il giorno prima del consiglio nazionale del Veneto» dove Tosi minacciava sfracelli, poi confermati con le purghe. Il messaggio è chiaro. E Bossi lo ha già ripetuto diverse volte: «O fate come dico io oppure me ne vado».

Proprio il Senatùr, nelle sue conversazioni con l’Ansa, in giornata ha aggiunto un altro dettaglio riguardo alle espulsioni di questi giorni: «In realtà c’è gente che parla troppo anche sulle questioni delle espulsioni alla fine poi tutto passa da me, Maroni e Calderoli. Il resto sono chiacchiere». Le chiacchiere. «Gente che parla troppo». «Tutte balle». Sono solo alcuni virgolettati di Roberto Castelli o Francesco Speroni, vecchi leghisti che raccontano bene la confusione che regna tra i bossiani, comunque desiderosi di riprendersi la Lega Nord.  

Ma i problemi sono ora tutti a galla. E l’assemblea federale di sabato prossimo potrebbe far aumentare ancora di più la pressione del pentolone. Ora però con un’associazione – con una casa dove Bossi potrebbe accogliere coloro che non sopportano più la linea di Maroni – le cose potrebbero cambiare. Il punto vero riguarda il futuro del Carroccio, le prossime elezioni amministrative, le alleanze con Silvio Berlusconi o con il Partito democratico. 

Il Senatùr, come confidano i suoi, ha capito che Maroni e ibarbari sognanti vogliono metterlo in disparte, tanto che pure i veneti hanno presentato una mozione. Attillio Fontana, sindaco di Varese, sostiene che «Bossi sia mal consigliato». Ma a quanto pare il Vecchio Capo ha ancora qualche cartuccia da sparare. E se la base leghista non dovesse più condividere quello che Bobo come segretario intende di fare politicamente, allora ci sarà Bossi dall’altra parte ad accoglierlo. Insomma, Bossi non fa nessun partito, più che altro ne fa uno interno al «suo bambino» per riprenderselo. «Perché io la Lega non l’ho fatta per romperla» disse Bossi a Pontida.  

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