Casaleggio come Silvio: sono anch’io imprenditore

Il guru grillino a Torino incontra i padroncini. Sul Quirinale: ok Prodi se scelto da M5s

Torino – Erre moscia, completo grigio, il guru del M5s, Gianroberto Casaleggio, fa tappa a Torino per incontrare piccoli e medi imprenditori. In un convegno a porte chiuse (ma Linkiesta è riuscita ad infiltrarsi) organizzato oggi pomeriggio alla Galleria d’Arte Moderna e promosso da Confapri, l’associazione fondata da Arturo Artom e da Massimo Colomban, che da tempo flirtano con i grillini per dar voce agli imprenditori, frustrati, che non si fidano più delle tradizionali associazioni di categoria. Quasi una seduta di autoanalisi per raccontarsi di nuovo tutti i noti problemi, che assillano soprattutto i Piccoli. E cioè tasse, burocrazia, crisi di liquidità, inerzia politica.

«Non abbiamo sposato nessun partito, ma i grillini ci sono simpatici perché come noi si battono contro i poltronifici», esordisce Colomban, davanti a una piccola platea di un centinaio di imprenditori. Quelli che una volta guardavano alla Lega di Umberto Bossi, prima che il Carroccio si perdesse fra debacle elettorali e risse interne da oratorio, a suon di schiaffi, minacce insulti, dimenticandosi di risolvere i problemi che hanno impedito alle aree produttive del Nord di difendersi dalla gogna “dello stato centrale”.

A Torino, tutti hanno ascoltato in religioso silenzio il guru del M5s, che ha esposto il suo manifesto per rilanciare l’economia italiana. «Io sono un piccolo imprenditore come voi» ha spiegato Casaleggio. «Vivo i vostri stessi problemi, perciò se risolvo i vostri problemi, risolvo anche i miei. Oggi siamo qua perché come sapete è in atto un genocidio delle imprese. Mentre parliamo, da circa un’ora, almeno 50 imprese hanno già chiuso», ha spiegato fra gli applausi, con un timbro di voce compassato e un’espressione austera. Il manifesto grillino per salvare le imprese illustrato dall’ideologo del M5s è sintetico. «Bisogna valorizzare il made in Italy, ottenere i pagamenti del credito dallo Stato in 30 giorni, adeguare la pressione fiscale e la burocrazia italiana alla media europea», prosegue Casaleggio. «Si devono defiscalizzare le imprese per aiutare gli imprenditori a poter fare investimenti. Eliminando pensioni e vitalizi al di sopra di 5mila euro lordi, chiudendo Equitalia, eliminando l’Irap, aumentando sinergie fra università e imprese, separando la finanza dall’economia reale, con l’aiuto di banche territoriali». Discorsi già ascoltati, vecchi refrain, che però trovano consenso fra i piccoli imprenditori piemontesi e veneti, venuti qui per ridare ossigeno alla propria speranza. «Ci dicono che non ci sono soldi per fare le riforme, ma non è vero. Alzi la mano chi sarei cosa sono le auto grigie» chiede l’ideologo grillino.

Ad alzare le mani, e non perché si siano arresi, o si sentano circondati, ma per dimostrare la loro ospitalità, sono pochi. «In Italia ci sono 58mila auto grigie che vengono utilizzate per impegni istituzionali. Se le eliminassimo, avremmo risparmiato 800mila di euro. Si tratta di un parco macchine usato da 19mila persone» aggiunge per sottolineare fino a che punto si è spinta la casta. «E poi dobbiamo abolire i finanziamenti ai partiti, accorpare i comuni con meno di 5mila abitanti, eliminare le Province, i contributi all’editoria, alle missioni militari all’estero». E visto che siamo alla vigilia dell’elezione del presidente della Repubblica, Casaleggio ne approfitta: «Sapete che il Quirinale costa tre volte l’Eliseo?», chiede. Gli imprenditori annuiscono, molti ammettono di aver votato il M5s, chiedono però che il loro voto questa volta sia usato bene. E chi per caso si azzarda a citare la Fiat, viene subito contestato. Tutti uniti dall’angosciosa idea di dover chiudere le proprie imprese, dalla rabbia anticasta, dalle aspettative per ciò che il M5s potrebbe fare per aiutarli. Al punto che il guru dei grillini a un certo punto frena, spiega che ognuno deve dare il proprio contributo, senza delegare troppo. Alla fine della riunione, si lasciano con la promessa di continuare, di lottare per realizzare finalmente il cambiamento. E Luca Peotta, di ImpreseCheResistono, riesce a strappare un applauso perché per la prima volta il guru dei grillini ha accennato un sorriso. Contento, probabilmente, perché lo smottamento delle associazioni dei Piccoli, ormai senza alternative, guardano a Grillo e al suo guru come salvatori della patria. 

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