Flop delle Quirinarie grilline: astensione al 41%

Su 48.292 aventi diritto, si sono espressi in 28.518

«Ro-do-tà, Ro-do-tà, Ro-do-tà», urlano i cittadini davanti a Montecitorio, poi a Piazza Santi Apostoli e al Colosseo. «Il popolo italiano vuole Rodotà», «è stato scelto dalla gente e non dai leader in una stanza chiusa», ripetono i manifestanti tra strada e tv. Poi lunedì mattina si apprende che il candidato presidente della Repubblica per il Movimento 5 stelle ha ottenuto 4.677 preferenze su un totale di 28.518 votanti alle Quirinarie organizzate dalla Casaleggio Associati.

Il dato ufficiale è fornito dal blog di Beppe Grillo dopo il pressing dell’opinione pubblica e un vespaio di polemiche su trasparenza e attacchi hacker. Anche nella conferenza stampa di domenica a Roma i giornalisti avevano chiesto al leader chiarimenti sui dati delle votazioni online, ricevendo il più classico dei «non lo so».

Trascorso il weekend e sbolliti i furori di piazza, Grillo twitta sarcastico: «Ecco gli attesissimi numeri delle Quirinarie» e ribadisce che «il processo dei due turni di voto è stato verificato dalla società di certificazione internazionale Dnv Business Assurance». La matematica parla chiaro: su 48.292 aventi diritto si sono espressi in 28.518, dunque il 59% del totale con un astensionismo pari al 41 per cento. Quasi una premonizione del risultato in Friuli Venezia Giulia.

La top ten scelta dagli attivisti sancisce la vittoria di Milena Gabanelli, prima classificata con 5.796 preferenze. Dietro di lei Gino Strada con 4.938 voti e Stefano Rodotà, a 4677. Alla luce del diniego dei primi due, la candidatura era piombata proprio sul giurista, il cui nome ha smosso mari e monti in un weekend di forte tensione politica. Giù dal podio delle Quirinarie seguono Zagrebelsky (4.335), Imposimato (2.476), Bonino (2.200), Caselli (1.761) e Prodi (1.934). Chiude la classfica Dario Fo, fermo a 941 preferenze.

I numeri di Rodotà pongono ora qualche dubbio sul battage mediatico degli ultimi giorni e sul sovradimensionamento della sua candidatura, per la quale sembrava saldarsi una convergenza a furor di popolo tra base, opinione pubblica ed elite culturali. Eppure l’ex presidente del Pds è stato scelto da 4.677 persone, «meno del tetto degli amici che si possono avere su Facebook». Gli interrogativi ora sono inevitabili: se i dati fossero stati resi pubblici nei giorni cruciali, le cose sarebbero andate allo stesso modo? E Rodotà era a conoscenza dei numeri che lo hanno incoronato? Chissà, ma sensazione è riassumibile nel titolo di una celebre commedia shakespeariana: molto rumore per nulla.

@MarcoFattorini 

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