Fondi Ue e crescita: l’importante è come si spende

Fondi Ue e crescita: l'importante è come si spende

La politica europea di coesione territoriale e sociale è probabilmente il più vasto programma di sviluppo attualmente attivo nel mondo industrializzato. Il suo obiettivo è ragionevolmente semplice seppur ambizioso: far crescere le regioni, soprattutto le più arretrate, di modo che, nel lungo periodo, queste possano convergere verso livelli di sviluppo più elevati e possibilmente simili a quelli delle regioni attualmente più sviluppate.

La domanda che ci si pone, tanto in ambito accademico, quanto in quello politico, è scontata: ma questo programma, che sul periodo 2007-2013 ci costa 347 miliardi di euro, funziona?

La cosa che mi sembra oggettivamente curiosa è che mentre tanti si chiedono che cosa sarebbe accaduto se la politica di coesione non ci fosse stata e quale possa essere la metodologia più adatta per rispondere al quesito, la stampa (ed in parte il Governo italiano) si focalizzano sulla capacità di spesa dei fondi comunitari manifestata dalle amministrazioni regionali. L’indicatore che viene proposto è semplicemente la quota di spesa sostenuta rispetto a quella programmata.

La figura mostra come solo una debolissima correlazione positiva sia riscontrabile tra la capacità di spesa mostrata dalle regioni al 31 dicembre 2012 ed il tasso di crescita cumulata del PIL tra il 2007 ed il 2012. Naturalmente, quest’ultima variabile risente pesantemente del periodo di crisi che stiamo attraversando, ma l’elevata dispersione dei punti intorno alla linea di tendenza (ad indicare una sostanziale assenza di un nesso statistico) è cionondimeno interessante e suscita alcune considerazioni.

1. Il grafico non è in alcun modo evidenza dell’inefficacia della politica di coesione, bensì richiama come, affinchè vi sia progresso socio-economico, non è rilevante quanto si spende. La letteratura recente ha posto in luce la centralità del come si spende, ovvero, della strategia di sviluppo adottata (per quanto questo possa apparire ovvio, non sembra esserlo per la nostra stampa ed il nostro Governo).

2. L’indicatore di spesa non è un indice di efficacia della spesa pubblica e può essere difficilmente considerato come un indicatore di efficienza. Naturalmente, un’amministrazione in difficoltà corre il rischio che il contributo comunitario venga richiamato a Bruxelles, ma se la strategia è deficitaria e se l’efficienza con cui la si implementa è scarsa, non è forse maggiore il rischio di sperperare denaro pubblico?

Con l’avvento del periodo di programmazione 2014-2020 e l’implementazione dei dettami del Rapporto Barca c’è da sperare che l’utilizzo di questi indicatori aberranti venga abbandonato a favore di un approccio più rigoroso alla valutazione.

Nota: L’indicatore di capacità di spesa, definito dal rapporto tra spese e risorse programmate, si riferisce allo stato d’attuazione al 31 dicembre 2012 così come riportato nel documento “La Coesione e il nuovo mondo. Rapporto di fine mandato di Fabrizio Barca”. Il tasso di crescita cumulata 2007-2012 è stato calcolato utilizzando le serie ISTAT 1995-2011 ed aggiornandole con il dato previsto da Unioncamere per il 2012

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