Gli Usa vogliono rimanere l’unico paradiso fiscale

G8 e paradisi fiscali. La nostra analisi

Anche il Lussemburgo ha alzato bandiera bianca. Dal primo gennaio del 2015 addio al segreto bancario. Praticamente in Europa (tolta la Svizzera azzoppata) resta solo l’Austria. A Vienna il segreto è addirittura inserito nella Costituzione, ma il ministro delle Finanze, Werner Faymann, si è già detto disponibile ad aprire una discussione. E tutto ciò avviene non a caso dopo che gli Stati Uniti hanno imposto regole rigide alle banche svizzere per continuare a operare con i clienti americani. Avviene dopo gli scontri Tremonti-San Marino. Dopo che il Liechtenstein è stato “violato” dalla Merkel e dopo la capitolazione delle Cayman. Ma c’è stato anche l’anomalo salvataggio di Cipro e il conseguente azzeramento della locale piazza offshore. E da ultimo lo pseudo scandalo, già soprannominato Offshoreleaks.

Ieri The voice of Russian, un sito vicino al governo di Mosca, ha scritto senza mezzi termini che dietro le migliaia di file trafugati a due società esperte nella creazione di veicoli omnibus a uso e consumo delle banche d’affari (in primis –stando a quanto riportato nell’inchiesta giornalistica –Ubs e Credit Suisse) ci sarebbero i servizi segreti Usa. Verosimile, ma non documentabile né dimostrabile. Di certo c’è che a sostenere il consorzio di giornalisti, promotori della mega inchiesta, c’è il Centre for Public Integrity, a sua volta sostenuto da diverse fondazioni benefiche. Tra le quali spiccano quella di George Soros e quella di uno dei figli di Rockefeller. Dunque nulla più di colorate ipotesi. Che però potrebbero dare un senso logico a tutti gli eventi che si sono susseguiti a partire dall’ormai celebre appuntamento messicano dell’Ocse.

Nel 2009 durante il meeting a Città del Messico nacque l’idea delle liste nere e grigie e si lanciò il progetto del club di Parigi fautore della lotta alla finanza offshore. In quell’occasione Barack Obama condannò ufficialmente le isole Cayman. Denunciando il fatto che Ugland House, un piccolo palazzo a quattro piani, ospitasse addirittura la sede di 18.857 società offshore. In quell’occasione fece però una importante omissione. Nel Delaware esisteva (esiste ancora oggi) un palazzo di 16 piani dove sono registrate quasi 60mila società. Tutte Llc e intestate a non residenti. Il Delaware con 900mila abitanti ha quasi 1 milione di società. Quasi tutte offshore. Questo strabismo politico oltre che interessante è utile per comprendere che cosa sta succedendo.

Da una recente analisi della Banca Mondiale, riportata in Italia dal Sole24ore, emerge che di 817 società di facciata comparse in 213 casi di corruzione investigati in tutto il mondo, ben 102 sono risultate essere state registrate negli Stati Uniti (in particolare in Delaware, Nevada e Wyoming). Due volte tante quelle registrate a Panama. E ben sette volte quelle delle Isole Cayman. Sempre negli Usa sono risultati essere stati aperti 107 conti correnti coinvolti in inchieste. Dieci volte di più di quelli aperti nell’isola di Jersey o in Liechtenstein. Dalle parole di Obama si evincono due pesi e due misure, ma lo strabismo è confermato anche dalle multe affibiate alle banche. Ubs ha dovuto pagare 780 milioni per aver facilitato l’evasione fiscale di cittadini Usa e ha dovuto rivelare tutti gli estremi dei conti correnti. Wachovia pizzicata a riciclare denaro sporco proveniente dal Messico ha pagato 160 milioni ma ha avuto un anno di tempo per mettersi a norma. D’altronde nel 2011 Tim Geithner, allora Segretario al Tesoro Usa, mandò una lettera ai membri della House of Representatives refrattari ad accettare alcune norme del Fisco. Ammise che a quella data negli Stati Uniti fossero depositate presso conti offshore somme non tassabili (perché si tratta di proventi generati all’estero) per circa 3 mila miliardi di dollari. Una massa monetaria in grado di supportare Wall Street, la bolla immobiliare Usa e pure i T-bond. Dunque che non può essere toccata. Al contrario, studi promossi dal Senato hanno dimostrato che per via delle controllate di società americane nei Paesi a fiscalità agevolata e per via delle banche offshore all’Irs (internal revenue service) sfuggono tra i 150 e i 190 miliardi di dollari all’anno di imposte. Una cifra che da sola permetterebbe di bypassare il meccanismo del sequester votato a fine anno scorso.

Ascoltando i racconti di alcuni private banker di Lugano si delinea dunque uno scenario prossimo sviluppato su tre pilastri. Un centro offshore potentissimo e intoccabile a guida americana, dove le banche Usa continueranno nelle attività a fiscalità agevolata, ma a sostegno dell’economia a stelle e strisce. Delaware, Panama, Guam saranno le piazze di riferimento. Poi ci sarà Londra con le isole del Canale e altri ex possedimenti utilizzati per “donare” la liquidità necessaria alla City. Infine Singapore che però ha accettato di abdicare lentamente al segreto bancario in cambio di un riconoscimento globale in tema di qualità di servizi finanziari. Il resto, in questa ottica, deve sparire. A fine mese uomini del Moneyval potrebbero essere accolti anche in Vaticano, creando la prima vera crepa dentro il sistema Ior. A oggi il più chiuso di tutti.

Siamo dunque di fronte a un dilemma. Gli Stati Uniti decideranno di far sparire la finanza offshore o semplicemente decideranno di esserne gli unici a detenerne le chiavi di accesso? La storia a oggi ha insegnato che solo le grandi banche sono in grado di sostenere piazze offshore e Londra si appresta ancora una volta a dimostrare che dai sistemi offshore possono arrivare anche importanti benefici. Nonostante la crescita costante dell’economia del Dragone, infatti, la presenza della moneta cinese sugli scambi valutari mondiali è limitata dalla non convertibilità della valuta, il cui tasso di riferimento è fissato dalla banca centrale cinese. Nel 2010 Pechino ha autorizzato la creazione di un mercato di scambio offshore per lo yuan a Hong Kong e ora farà la stessa cosa con Londra. Chi pensa che nei cosiddetti paradisi fiscali ci siano solo i soldi della malavita e crede che la campagna Ocse sia un mezzo per far pulizia di denaro nero una volta per tutte, dovrà probabilmente ricredersi. Nella vita, come nella finanza, le cose infatti sono sempre più complesse di come appaiono.