I mercati reagiscono bene, ma ora servono le riforme

Politica & Finanza

Come prima, più di prima, meglio di prima. La reazione dei mercati finanziari al secondo mandato di Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica è stata positiva. Piazza Affari in crescita prossima al 2% per buona parte della giornata, rendimento dei titoli di Stato in netta discesa, analisi speranzose da parte delle banche d’investimento: il Napolitano bis ha già avuto un effetto benefico, quello di tranquillizzare la maggior parte degli investitori. Missione compiuta.

Che la situazione fosse così serena non era scontato. Ed è altrettanto vero che non è ancora detto che nuovi sussulti possano esserci nelle prossime settimane. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, per l’Italia la rielezione di Napolitano ha significato allentare la spirale di incertezza sul futuro del Paese. Come hanno spiegato oggi gli analisti di UBS, «nonostante la singolarità del secondo mandato di Napolitano al Quirinale, è una scelta che potrebbe risultare vincente». Tutto però dipende dalla forza, politica e istituzionale, del prossimo governo.

La risposta del FTSE Mib, il principale indice azionario italiano, è stata molto tonica fin dalle prime battute. Per tutta la mattinata i guadagni sono stati prossimi ai due punti percentuali, salvo poi ridursi intorno all’1% verso la chiusura. In ogni caso, come ha ricordato HSBC, il sentiment è stato positivo per tutta la seduta. Una reazione che lascia ben sperare per i prossimi giorni, che potrebbero regalare sorprese. Poco ha influito la pubblicazione dei dati sui conti pubblici da parte di Eurostat, che hanno confermato che il debito italiano, in rapporto al Pil, ha raggiunto quota 127% a fine 2012.

Ancora migliore è stato il responso sul mercato obbligazionario. Il rendimento dei Btp decennali, stando ai dati della piattaforma Thomson Reuters, è arrivato al minimo dal novembre 2010, cioè il 4,06 per cento. Complice lo scudo anti-spread della Banca centrale europea, le Outright monetary transaction, e le decisioni del G20, che hanno appoggiato le ultime scelte di politica monetaria della Bank of Japan, i titoli di Stato italiani sono stati fra quelli che hanno meglio performato nella giornata odierna. E il contagio, in questo caso positivo, è arrivato anche in Spagna, con il tasso d’interesse dei bond decennali sceso per la prima volta dal 2010 al di sotto del 4,5 per cento.

Il risultato è che nemmeno le parole della Germania hanno fatto invertire la rotta. «La situazione in Italia è eccezionale e difficile». La reazione della Germania a ciò che è successo in Italia è diversa da quella dei mercati. Il portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, Steffen Seibert, ha confermato che Berlino sta guardando con attenzione a Roma fin dalle elezioni. La Germania sa che un governo forte in Italia significa un processo di integrazione europea con una maggiore velocità. E, come spiegano fonti diplomatiche tedesche, c’è soddisfazione nelle rielezione di Napolitano, visto come un segnale di continuità.

La parziale tranquillità dei mercati finanziari è data dalla speranza che, sotto la spinta di Napolitano, ci possa essere un governo entro poco tempo. Poco importa il nome del presidente del Consiglio. Quello che conta è invece il programma politico-economico che accompagnerà il prossimo esecutivo. Ed è quasi sicuro che gli spunti maggiori arrivino dal lavoro del gruppo dei saggi, gli stessi che proprio Napolitano aveva chiamato a rapporto. L’imperativo, e questo ormai gli investitori internazionali lo hanno capito, è che l’Italia continui nel processo di riforme strutturali capaci di colmare il gap di competitività del Paese nei confronti del resto dell’eurozona. Proprio gli investitori hanno iniziato ad assimilare che questo percorso possa essere garantito in ogni caso, almeno per un anno.

Dopo aver tenuto dritta la barra dei conti pubblici nel corso dell’anno e mezzo di governo Monti, è ora il momento di fare il passo più difficile, ovvero liberare il potenziale di crescita e attrarre investimenti. Operazione quasi impossibile in assenza di stabilità politica, la stessa che è ricercata da Giorgio Napolitano. Non è però il caso dell’Italia, come dice Barclays. Secondo la banca britannica la soluzione più probabile per Roma è una grande coalizione formata da Partito Democratico, Popolo della Libertà, Scielta Civica e Lega Nord. Fuori dai giochi sarebbe il Movimento 5 Stelle, visto come un’entità esogena alla sfera politica italiana e difficilmente capace di conciliare con le necessità a breve termine del Paese. «Servono sacrifici e proposte concrete, non illusorie», avverte Morgan Stanley. Proprio quelle che invece sono arrivate dal M5S negli ultimi due mesi.

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