Indagato Mannheimer, il guru dei sondaggi à la carte

I Pm: "un giro di fatture false per 30 milioni." Riproponiamo il nostro ritratto

Renato Mannheimer è indagato per reati fiscali e la Guardia di Finanzia ha perquisito gli uffici milanesi della Ispo, istituto di sondaggi da lui guidato. «Non ne so nulla, non ho mai compiuto un reato in vita mia», si difende il diretto interessato, su cui graverebbe l’accusa di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false per un’evasione da cinque milioni di euro.

La tegola giudiziaria colpisce in piena faccia il dominus dei sondaggi italiani nato a Milano nel 1947 da famiglia di origini austro-ungariche. La passione per i numeri arriva da lontano, ben prima della maturità, come ammette lo stesso Mannheimer: «facevo piccolissimi sondaggi, un po’ cretini, anche al liceo: dove andare in gita scolastica o come utilizzare la macchina della Coca Cola durante l’intervallo». Poi, a cavallo del 1968, una full immersion umana e politica nella sinistra extraparlamentare.

«Ero un contestatore, un rivoluzionario», ricorda lui, che aderì alla formazione marxista-leninista tendenza maoista Servire il Popolo. «Una specie di piccola Chiesa guidata da quell’Aldo Brandirali che si era messo in testa di celebrare i matrimoni del popolo tra noi militanti». Nella cellula di ultrasinistra spiccavano pure Michele Santoro, Antonio Polito, Marco Bellocchio e la futura moglie di Mannheimer (oggi ex) Barbara Pollastrini, attuale deputata Pd. Matrimonio legale, niente di rivoluzionario.

Tempo qualche anno, laurea in Bocconi compresa, Mannheimer è tornato nei binari convenzionali che lo hanno portato ad essere il più mainstream dei sondaggisti nostrani, il guru più influente nella Seconda Repubblica. Oggi guida l’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione), insegna tecniche di rilevazione alla Bicocca, ma soprattutto sciorina sondaggi come caramelle sul Corriere della Sera e nel salotto di Porta a Porta. I suoi flussi elettorali e le sue percentuali approdano sul primo quotidiano nazionale e sulle rete ammiraglia del servizio pubblico televisivo.

Caduto anche lui nel ciclone polemico che ha colpito i sondaggisti dopo i risultati delle ultime elezioni, Mannheimer si è difeso con l’autorevolezza del professionista: «I sondaggi sono uno strumento di marketing efficace per le aziende, più difficili quelli sulle intenzioni di voto perché fotografano le opinioni degli elettori in un momento diverso da quello della consultazione».

Ora l’indagine per reati fiscali evoca l’ammonimento ironico che Berlusconi gli impartì a gennaio durante una puntata di Porta a Porta. «Lei sta guadagnando troppo, mangia troppo, guardi che pancia», diceva il Cav tastando a onor di telecamera il ventre tondo del sondaggista.

Ma lo spettro di Berlusconi è nulla in confronto alla reazione degli utenti Twitter che, tra ironie e sarcasmi, snocciolano i loro numeri. «Mannheimer indagato, notizia vera al 32%, falsa al 25%, non so 43%», scrive @zeropregi. «Mannheimer indagato, l’80% del nostro campione è contento di toglierselo dalle palle», chiosa un caustico @Pinucciotwit. Il quotidiano Libero getta il cuore oltre l’ostacolo e apre un sondaggio: «Mannheimer è colpevole, innocente o “non lo sapete”?» Ai magistrati l’ardua sentenza.

@MarcoFattorini