La fronda grillina sposa Crocetta e il Pd di Bersani

Vertice M5s vicino a Fiumicino. Grillo: gli altri divisi, noi no. Non fidatevi dei partiti

È sull’asse Palermo-Roma che si gioca la rivincita di Pier Luigi Bersani. Stamane il segretario dei democratici ha preso una boccata d’ossigeno quando ha aperto il quotidiano torinese La Stampa. L’intervista al Cinque Stelle Tommaso Currò, deputato catanese del movimento del comico genovese, ha spiazzato l’inner circle del leader del Pd. Currò ha messo in discussione «senza se e senza ma» la linea intransigente del M5s: «La parola accordo non mi piace. Ma io sono convinto che un confronto fosse, e sia, necessario».

Dalla war room di Beppe Grillo il capogruppo al Senato Vito Crimi smentisce “scissioni”, «il clima al nostro interno è perfetto, normalissimo». Ma i malumori esistono, e la fronda è nelle cose. Il punto è questo: il «confronto» fra un parte del Cinque Stelle, appunto gli scissionisti, e il partito di Largo del Nazareno è ancora possibile. La falla è aperta. E il modello al quale Currò fa riferimento è proprio «il modello Sicilia». Con la differenza che in questo caso i grillini dovranno fare un passo in più, un passo in avanti rispetto al “modello” isolano: dare la fiducia al governo che si formerà. 

Fonti autorevoli confermano a Linkiesta che negli ultimi giorni sia nata una “fronda” all’interno del M5s: «Sta prendendo forma una vera e propria spaccatura all’interno del Cinque Stelle». La scissione nasce in Sicilia, in quel di Palermo, e arriva dritta dritta con volo di solo andata nelle due Camere. Ovviamente i deputati e i senatori siculi tengono le bocche cucite e non rispondono ai cronisti. Ma i siculi del Cinque Stelle si riuniscono segretamente, facendo ormai gruppo a sé.

Del resto anche nell’isola, nonostante l’episodio odierno sul disegno di legge sulla riforma elettorale in vista delle comunali fissate per il 9 e il 10 giugno, dove i grillini si sono opposti aspramente alla doppia preferenza “uomo-donna”, l’alleanza fra il centrosinistra e il M5s è «solidissima». 

Gli eletti in Sicilia del M5s sono 20 fra Camera e Senato. E la maggior parte di essi sarebbero pronti a fare le valige e a traslocare nel centrosinistra. L’approdo naturale, come rivelano a Linkiesta, sarebbe il movimento ideato e fondato da Rosario Crocetta, il Megafono. “Movimento” che alle recenti politiche è riuscito ad eleggere un senatore, Beppe Lumia (uomo chiave insieme a Crocetta nella trattativa fra i siciliani di Grillo e il Pd nazionale) e alle prossime competizioni elettorali in terra sicula presenterà un po’ ovunque candidati indipendenti dal Pd.

Un “movimento”, preferiscono chiamarlo così, che nell’isola è forte di un 6% ottenuto su base regionale alle elezioni dello scorso 24 e 25 febbraio, ma che, stando ad alcuni sondaggi, «continua a crescere esponenzialmente». Ecco perché potrebbero approdare nel Megafono: «Il partito di Crocetta è una novità nel panorama politico italiano – mormora un ex democristiano siciliano – , e i grillini non dovrebbero giustificarsi con i propri elettorali perché Crocetta sta sposando tutto il programma dei Cinque stelle». Infatti a taccuini chiusi «più di un parlamentare siculo del M5s si dice pronto a votare la fiducia ad un Capo dello Stato come Romano Prodi», sussurrano.

In questo modo, spiega un democratico dell’entourage del segretario, «Pier Luigi Bersani riceverebbe un incarico pieno e si giocherebbe la fiducia alle Camere forte del sostegno dei frondisti di Grillo». Semplice.

@GiuseppeFalci

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