Parlamento italiano: il paradiso dei doppi incarichi

Enti locali e centrali

Rispetto agli intricati nodi politici da sciogliere in questa fase di stallo istituzionale, questo rischia di apparire ben poca cosa. Un dettaglio trascurabile, un cavillo procedurale. Eppure non dovrebbe destare meno attenzione né meno interesse. Di tutte le categorie professionali presenti in questo bizzarro parlamento – c’è anche chi si definisce, nella pagina biografica personale della camera di appartenenza, “parlamentare” – quella più nutrita è quella degli amministratori locali. Sono ben 59, tra consiglieri regionali e Presidenti di Giunta, quelli che attualmente ricoprono il doppio incarico. Che in alcuni casi, sempre meno eccezionali, spesso diventa triplo o addirittura quadruplo.

La Costituzione, in merito, parla chiaro: l’art. 112 recita che «nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e a una delle Camere». In ogni caso, ben presto dovranno optare per una scelta. Ma in questi giorni di confusione, anche organizzativa, che vivono le Camere non è detto che la preferenza venga espressa così rapidamente.

Infatti, se il parlamentare-consigliere regionale non provvedesse di propria iniziativa, soltanto la Giunta per le elezioni potrebbe imporgli una immediata opzione. Peccato che questo organismo, come le tante altre commissioni permanenti, non sia ancora stato nominato. Data l’assenza dell’unico organo di controllo, perché non approfittare dello stato di confusione e rimandare di qualche settimana?

E quindi, ancora per un po’, dovremo abituarci a vedere seduti tra gli scranni del parlamento il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, o quello della Regione Puglia, Nichi Vendola. Il primo ha già chiarito che presenterà le dimissioni da parlamentare a breve. Il secondo, no. Entrambi, però, sin da subito hanno rincuorato i propri concittadini, assicurando loro che avrebbero continuato a guidare l’amministrazione regionale. L’unica cosa certa è che i 59 “doppisti” non percepiranno un doppio stipendio. Almeno in questo la legge parla chiaro: nel periodo in cui l’incompatibilità non è sciolta, si ha diritto a percepire l’indennità più vantaggiosa, senza ottenere il cumulo delle retribuzioni.

Un’ impasse momentanea, ma non di poco peso per chi, come Vendola, cerca una sponda programmatica con il Movimento 5 stelle anche su costi e moralità della politica. Una non scelta che ha ragioni politiche: deve apparire, infatti, più opportuno seguire da Roma, che dalla “periferia”, l’evoluzione dello stallo politico e magari partecipare anche alle votazioni per il Presidente della Repubblica, che cominceranno il 18 aprile.

Eppure, la legge è così chiara e perentoria in tema. I consiglieri regionali hanno 10 giorni di tempo dalla proclamazione per sciogliere l’incertezza e chiarire l’opzione. Un’ambiguità che sta comportando seri problemi amministrativi e burocratici. Ancora una volta, il primato lo detiene la Regione Puglia. I consiglieri regionali pugliesi che attualmente siedono in parlamento sono 10, più il presidente Vendola: 6 del Pdl e 4 del Pd. Intanto, mentre seguono gli scenari dalla capitale, le aule del consiglio e delle commissioni sono deserte, mancando i quorum deliberativi. L’assemblea del 26 marzo è stata rimandata, mancando gli eletti del Pd, impegnati nelle riunioni di gruppo a Roma.

Anche la Regione Campania ha le sue difficoltà, essendo 5 i consiglieri – tra Pd,Udc e Pdl – a dover fare la spola tra Roma e Napoli. Alcuni di questi spiccano per bravura. Come Domenico De Siano, che contemporaneamente è parlamentare, consigliere regionale, consigliere provinciale di Napoli e consigliere comunale di un comune dell’ischitano; o come Giuseppe de Mita, nipote di Ciriaco, parlamentare, vice-presidente Regione Campania e sindaco di Nusco.

A dire il vero c’è chi della faccenda se ne sta occupando. Sono i Radicali che, per fermare questa strana ubiquità istituzionale, hanno già presentato una serie di ricorsi contro gli “incompatibili”. Hanno cominciato dal Tribunale di Torino nei confronti di Cota, per poi proseguire con Vendola e tutti gli altri consiglieri. Da quando i Tribunali notificheranno la fissazione dell’udienza, i consiglieri avranno 10 giorni per decidere, pena la decadenza dal mandato parlamentare.

Nell’immobilismo di un parlamento balcanizzato, in assenza di coercizione, l’iniziativa personale viene rimandata. In campagna elettorale della lotta all’antipolitica e del rispetto della legalità tutti hanno fatto vessillo. Ma la politica è femmina ed è difficile resisterle.

@enricoferrara1 

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