Sesso, bugie, videotape: addio alla diversità grillina

Bologna rischia di diventare la tomba del M5s. E c'è chi parla di pseudo fascismo interno

C’è una grande guerra intestina nel Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. E arriva da Bologna, dove l’ex comico genovese lanciò l’8 settembre del 2007 il V Day che fece da trampolino di lancio ai grillini per invadere la penisola. Sono passati meno di sei anni da allora e l’M5s, da sempre critico nei confronti dei partiti tradizionali, si ritrova una faida interna senza precedenti, rivelata attraverso la grave intromissione nelle mail private di almeno 40 parlamentari, la circolazione su internet di alcune fotografie hard di alcuni di loro e perfino dossieraggi per diffamarsi a vicenda sul Fatto Quotidiano.

La libertà della rete professata dal guru Gianroberto Casaleggio mostra in queste ore tutte le sue debolezze. E soprattutto il lato umano degli stessi grillini, che non hanno potuto far altro che rivolgersi alla polizia postale per denunciare quanto accaduto. Ma il ventilatore di fango è in circolo. Non sarà facile fermarlo, dal momento che tutto il materiale mail della «cittadina» Giulia Sarti è da ore disponibile su Para Noia, il Wikileaks di Anonymous. È scaricabile e leggibile da chiunque. «Trasparente» insomma, come hanno sempre chiesto i grillini, affezionati alle riunioni in streaming su internet.

Linkiesta ha visionato parte del materiale sulla rete. Non solo. Tra queste ci sarebbero anche le foto di cui anche il quotidiano Libero ha parlato questa mattina con un articolo dal titolo «Pornoricatto ai grillini». Sarebbero almeno sei (non tre ndr) gli scatti che stanno circolando. E sono istantanee di vita privata che poco hanno a che vedere con la politica. Riguardano la privacy dei cittadini e soprattutto dei parlamentari che noi intendiamo rispettare. Il buco della serratura non ci piace e condividiamo il richiamo del garante della Privacy a tutela della riservatezza dei dati individuali dei parlamentari stellati. Il punto che ci interessa è però quello politico su cui non si può tacere.

Riguarda infatti la faida che in queste ore sta scardinando i grillini dall’interno. In sostanza, se Bologna è stata la culla del Movimento Cinque Stelle, ora potrebbe diventarne la tomba. Partono da lì tutti i problemi che Grillo e Casaleggio si ritrovano ora a dover affrontare per sedare una base in fermento. Tutto ruota intorno a quattro persone che sono state il fulcro dei grillini di Bologna. Sono Nicola Virzì, la moglie Serena Saetti, Giovanni Favia e la stessa Giulia Sarti. Non si tratta di una storia all’America Tabloid di James Ellroy, con servizi deviati, politici di alto lignaggio e giornalisti a caccia di scoop. Pare più che altro una telenovela brasiliana, dove i rapporti umani e la vita privata si mischiano pericolosamente con le scelte politiche. 

Tutto ruota intorno alla figura di Virzì, detto Nik Ilnero, personaggio che gli aficionados dei Meetup paragonano a Vasco Rossi, assunto come videomaker a 4mila euro per i gruppi di Camera e Senato alla fine di marzo. Sarebbe stata questa scelta, da parte di Casaleggio e Grillo, a scatenare le faide interne ai Cinque Stelle. Perché proprio a inizio di aprile sono iniziate a comparire sui quotidiani le notizie di famigerati Bugaleaks, dal nome di Massimo Bugani, consigliere comunale grillino a Bologna. Il verminaio nasce sotto la Torre degli Asinelli e si sviluppa poi in tutta l’Emilia Romagna, con correnti di ogni tipo, che si sfidano a colpi di hackeraggio informatico per screditare l’uno e l’altro. Da serial movie di serie b anche i loro nomi: «checche isteriche», «frontalieri» e «viserbesi».

Agli inizi di aprile ne è uscito uno spaccato inquietante sui giornali locali nel bolognese. Anche lì email compromettenti. Persino minacce di morte e l’intervento dei carabinieri. Questa volta, però, si parla dell’espulsione di Favia e Federica Salsi, ex Cinque Stelle anche loro critici nei confronti della cosiddetta «famiglia Virzì». Sarebbe noto nel movimento l’avversione a Nik Ilnero da parte di alcuni esponenti dei grillini di Bologna. C’è chi parla di «fascismo» e chi dice di «aver paura per la piega che sta prendendo il movimento». Insomma giudizi politici forti e rotondi. Di questo nutrito gruppo di critici dei Virzì farebbe parte la stessa Giulia Sarti, più che mai spettegolata in rete in queste ore dopo le notizie date da L’Espresso e da Libero.

Ma foto hot, minacce e dossier rischiano di essere la punta di un iceberg pronto a sgretolarsi. Basta farsi un giro sulle bacheche facebook dei protagonisti di Bologna, per capire che non c’è solo la politica in queste ore a caratterizzare le lotte interne (e nascoste ndr) via mail dei grillini. Nik Ilnero, di professione camionista, arriva persino a chiedere la presidenza del Copasir, quella legata ai Servizi Segreti italiani, tanto da ipotizzare secondo alcuni il tentativo di coprire gli scandali interni al Movimento. Ma i servizi non c’entrano nulla in tutta questa storia di ragazzi che da poco sono arrivati alla politica e forse non conoscono ancora i meccanismi mediatici.

Del resto, forse, basta raccontare come Favia si avvicinò al Movimento Cinque Stelle. Lo ha raccontato in un’intervista al nostro Paolo Stefanini, su Linkiesta, il 22 novembre del 2011, pochi mesi prima di essere espulso: «Mi sono avvicinato al mondo di Beppe nel 2007. Ho trovato per caso un evento del Meetup e sono andato a una riunione. La prima tentazione è stata di scappare. Mi sembravano dei matti. Poi quella sera sono rimasto per via di una ragazza che era lì e mi piaceva». Quella intervista si intitolava «I grillini hanno paura di diventare come gli altri partiti». Probabilmente, a valle di questa rivelazione da telenovela che smitizza il moVimento, arriva la conferma che lo sono sempre stati.