Anche la grana Mediaset sul fragile governo Letta

Tra ritiro in abbazia e aule di tribunale

Raggiunto tra mille difficoltà il compromesso tra Pd e Pdl, il governo di Enrico Letta può finalmente iniziare a tribolare. È il paradosso delle larghe intese più malferme della storia repubblicana. Dalla composizione della squadra dei ministri alle nomine dei sottosegretari, fino alla misteriosa genesi della Convenzione per le riforme. La nuova maggioranza è agitata da continui scossoni. La prova più dura proprio in queste ore: la condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici nel processo di appello Mediaset. E il bello è che a Palazzo Chigi non hanno ancora iniziato a lavorare sulle prime riforme.

Domenica e lunedì il premier porterà i suoi ministri in convento. Una due giorni a Spineto, in provincia di Siena, per conoscersi meglio e «fare spogliatoio». Un “team building” in salsa lettiana per cementare un’alleanza di governo già a rischio. Sulla cui unità adesso grava anche l’ultima sentenza sul Cavaliere. Il risultato della strana alchimia Pd-Pdl può essere mortificante. L’esecutivo potrebbe trovarsi presto con le mani legate. L’attenta distribuzione di poltrone – dai ministeri alle presidenze di commissione – ha avuto il merito di soddisfare quasi tutte le anime della maggioranza, ma rischia di paralizzare l’attività di governo. I veti e le reciproche diffidenze sono quotidiani. La concordia nazionale resta uno slogan buono per le dichiarazioni ai telegiornali. Non a caso le reazioni dei dirigenti berlusconiani alla sentenza della Corte d’Appello di Milano descrivono un clima politico tutt’altro che pacificato.

Parla di «accanimento disgustoso» il capogruppo Pdl Renato Brunetta, di «sentenza vergognosa e scellerata» Daniela Santanché. Rispuntano persino i «magistrati comunisti», come denuncia il senatore berlusconiano Franco Cardiello. Il Cavaliere per ora non si unisce al coro. Chiuso a Palazzo Grazioli l’ex premier è amareggiato, non nasconde la rabbia per la decisione dei giudici. Ma non sembra ancora pronto a rovesciare il tavolo del governo. Certo, la sentenza Mediaset inasprirà ulteriormente i toni nel già fragile governo Letta. Ma non è l’unico fronte di scontro. Le recenti polemiche sull’abolizione dell’Imu sono ancora all’ordine del giorno. Per non parlare dell’imbarazzante balletto attorno alla Convenzione per le riforme. Il premier Enrico Letta ci aveva messo la faccia: diciotto mesi per cambiare la Costituzione, oppure tutti a casa. Peccato che la bicameralina sia già speditamente avviata su un binario morto. La pretesa di Silvio Berlusconi di guidare l’organismo, le forti resistenze del Pd, oggi la smentita e i dubbi del Cavaliere («Io presidente? Era una battuta. Un organismo inutile») sembrano aver definitivamente affossato il progetto.

A far scricchiolare ulteriormente l’intesa di governo è stato l’insediamento delle commissioni parlamentari. Nei giorni scorsi i capigruppo di Pdl e Pdl avevano sottoscritto un delicato accordo, spartendosi poltrone e presidenze con cencelliana meticolosità. Neppure questo è bastato per preservare l’esecutivo da altri scossoni. Lo scontro in commissione Giustizia al Senato sul nome di Francesco Nitto Palma ha messo nuovamente in difficoltà il governo. Alla fine sembra che sia stata necessaria una telefonata dal Quirinale – è Giorgio Napolitano il vero garante di Palazzo Chigi – per richiamare tutti all’ordine e blindare il governo.

Già, ma quanto durerà? Quanto a lungo potrà andare avanti l’azione dell’esecutivo? E soprattutto, quanto potrà essere incisiva? La difficile coesistenza degli alleati, un tempo avversari, rischia di frenare le scelte di Palazzo Chigi. Anche in Parlamento la strada delle riforme sembra in salita. La divisione sistematica delle commissioni – una presidenza al Pd, l’altra al Pdl – non aiuta. E tra i berlusconiani resta alto il timore che al momento di votare i provvedimenti più importanti la maggioranza possa dividersi alla prova dell’Aula. Non solo. Nel raggio di azione del governo restano alcuni argomenti tabù. Il tema giustizia, ad esempio. Il lungo braccio di ferro sulla presidenza di Nitto Palma alla commissione in Senato è solo un antipasto. Chi ha dimenticato le tensioni sulla legge anticorruzione durante la scorsa legislatura? Come se non bastasse, stasera sui fragili equilibri di Palazzo Chigi si abbatte la sentenza del processo Mediaset. Tutti in convento, per ora. Poi si vedrà.

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