Caldarola: “Andreotti non è un uomo di mafia”

Parla l'ex direttore de L'Unità. "Fu uno statista importante ma dello status quo"

«Andreotti è stato uno dei più grandi architetti della Prima Repubblica». Peppino Caldarola, ex direttore de L’Unità, commenta a caldo con Linkiesta la morte del “divo” Giulio Andreotti. Ma, precisa Caldarola, “non ha mai avuto momenti di genialità come l’altro compagno di viaggio Francesco Cossiga”. Tuttavia sui lati oscuri di Andreotti, e sui presunti legami con Cosa Nostra, Caldarola avverte: «Escludo che si possa definire un uomo di mafia, credo piuttosto che lui rappresenti bene quel potere che in nome della propria continuità ha sempre cercato di patteggiare con forze occulte e talvolta criminose»

Caldarola, che cosa ha rappresentato per la politica italiana Giulio Andreotti?
Andreotti è stato uno dei più grandi architetti della Prima Repubblica. Uomo dal bagaglio molto intricato perché attorno a lui, alla sua figura, alle sue ramificazioni, si sono costruite storie, leggende e sopratutto una trama di potere fra le più forti della storia della Repubblica italiana.

Lei da conoscitore del mondo della sinistra ci può dire quali sono stati i rapporti fra il Pci e il divo Giulio?
Il rapporto fra il Pci e Giulio Andreotti è stata una storia democratica singolare. Perché il più volte Presidente del Consiglio è stato il più grande nemico del Pci, la diga umana che si è frapposta fra le forze di governo e il Pci. Al tempo stesso è stato il nemico che ha rispettato maggiormente perché gli ha riconosciuto un profilo di uomo di Stato, perché lo ha giudicato interprete degli interessi profondi della Chiesa Cattolica, e perché assieme a Cossiga è stato interpretato come il più atlantico dei leader politici italiani. Però con Andreotti il Pci ha sempre discusso, e c’erano dirigenti del Pci come Paolo Bufalini che con lui dialogavano. Il paradosso è stato che il Pci lanciò il compromesso storico vedendo a capo del governo proprio l’uomo che era stato presentato ai suoi militanti come il politico diabolico del potere democristiano.

Nei prossimi giorni si celebrerà il 35 anniversario della morte di Aldo Moro. Come possiamo definire il rapporto fra Andreotti e Moro?
Più che parlare del rapporto fra lui e Moro bisogna parlare di Aldo Moro come persona singola perché è stato uno dei più visionari fra i dirigenti della democrazia cristiana. Troviamo lui, Moro, e Fanfani all’origine del centrosinistra con i socialisti. E troviamo lui da solo all’incontro con Enrico Berlinguer. Moro aveva una piccola corrente e un grande prestigio, Andreotti aveva una piccola corrente, molto inquinata in Sicilia, e un grande potere. Non è un caso che Moro apre ai comunisti, e lo fa perché avverte il declino del suo partito. E il Moro che dalle lettere dal carcere brigatista chiede di essere salvato lo fa perché convinto che il suo sacrificio avrebbe distrutto la Dc e la Prima Repubblica, come poi avvenuto.

Ci sono molte ombre nella vita di Andreotti: i processi con l’accusa di mafia, l’uccisione del capocorrente siciliano Salvo Lima, il bacio con Riina. Resteremo con il dubbio in eterno?
Dal punto di vista storico la dc andreottiana e sopratutto quella siciliana si è sicuramente sporcata le mani con Cosa Nostra perché ha avuto nelle sue file uomini al confine tra lo Stato e il cosiddetto anti-Stato. Il giudizio storico non può non essere severo sul rapporto fra la Sicilia e Andreotti. Io tuttavia non ho mai creduto alla storia del bacio di Riina. È vero però che l’omicidio di Salvo Lima segna la rottura di convivenza. Andreotti vive quella vicenda come una minaccia diretta a lui medesimo, e non a caso gli ultimi anni di governo segnano un cambiamento di registro rispetto al silenzio e alla tolleranza degli anni precedenti. Tuttavia escludo che si possa definire un uomo di mafia, credo piuttosto che lui rappresenti bene quel potere che in nome della propria continuità abbia sempre cercato di patteggiare con forze occulte e talvolta criminose.

Racconta oggi Marcello Sorgi di aver partecipato nel 2001 ad una cena alla quale presero parte anche Giulio Andreotti, protagonista indiscusso della Prima Repubblica, e Silvio Berlusconi, uomo politico che ha segnato la Seconda Repubblica. L’uno di fronte all’altro Andreotti e Berlusconi: il primo silenzioso, mentre il secondo parlò tutta la sera. Due uomini politici completamente diversi?
Noi possiamo leggere le due figure di Andreotti e Berlusconi in rapporto a come la sinistra ha reagito rispetto a loro. Sono stati entrambi i due nemici assoluti per la sinistra, però la sinistra ha rispettato questo silenzioso e diabolico avversario fino al punto da imporre al proprio popolo un governo con lui malgrado Andreotti fosse accusato dei crimini più nefasti. La sinistra invece non ha fatto sconti a Berlusconi che nell’immaginario collettivo della sinistra sembra nemico più acerrimo dello stesso Andreotti. Il silenzioso diabolico uomo di potere Andreotti ha avuto più consenso e stima di quanta ne abbia il ciarliero e disinvolto imprenditore del Nord. Chiederei il perché: è un tema assai affascinante…

Caldarola, proviamo a  tirare le somme. In queste ore ci si divide sul giudizio sull’ex plenipotenziario democristiano. È stato o no uno statista?
Secondo me è stato uno statista importante, un uomo dello status quo che per mantenerlo era disposto a patteggiare con il nemico ma anche l’uomo che assisteva la putrefazione di un potere senza avere alcuna voglia e volontà di cambiare. Ha tenuto bilanciata la democrazia italiana ma al tempo stesso ha cercato di dare stabilità al quadro politico intero. I grandi statisti modificano i loro Stati, influiscono positivamente sull’opinione pubblica, correggono i difetti della democrazia. Andreotti non ha fatto tutto questo. Ad esempio, un leader inferiore a lui come Francesco Cossiga ha avuto dei momenti di genialità, di percezione della crisi.

Ultima domanda: che ne sarà dei segreti di Andreotti?
Porterà con sé tanti segreti nell’al di là. Qualcuno probabilmente l’ha lasciato scritto. Però la decifrazione non sarà facile perché Andreotti era un minimalista. Aspettare che fra le sue carte vi siano rivelazioni eclatanti rappresenta un’illusione. Forse lo storico potrà trovare pazientemente i fili di una trama politica che per mezzo secolo ha avvolto la nostra vita pubblica.

@GiuseppeFalci 

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