Congo, nel fuoco degli scontri la fine dei ribelli?

Il generale dei rivoltosi Makenga si trova di fronte a scelte difficili

Il Generale Sultani Makenga da parecchi giorni stava studiando il da farsi. Il capo militare di M23 (il movimento ribelle che prende il nome dagli accordi del 23 marzo 2009 tra il Cndp, il Consiglio nazionale di Difesa del Popolo, “padre” di M23, e il governo congolese) è alle strette. Dopo il dissidio interno che ha portato all’arresto di Bosco Ntaganda, ora alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, e dopo la risoluzione Onu che per la prima volta nella storia dà un mandato “offensivo” ai caschi blu, M23 potrebbe avere le settimane contate. Quello che è certo che il suo stato maggiore deve decidere che cosa fare prima che sia troppo tardi. I ribelli sono a soli due chilometri dalla capitale del Nord Kivu, Goma.

Nelle ultime settimane le loro postazioni sono state rafforzate. Lungo la strada che esce da Goma si passava dai check point dei governativi al territorio ribelle senza soluzione di continuità. Gli uomini di M23 erano appostati ai lati della strada, spesso ben nascosti. Raramente fermano i veicoli diretti a nord. Sulla collina di Kibumba, però, 300 uomini si erano da poco attestati. Tra le armi in dotazione anche tre missili Sam7. Era il preludio ai nuovi combattimenti di queste ore tra i ribelli e Fardc a nord e a ovest di Goma.

Secondo fonti Onu incontrate sul posto M23 può contare su 1.500 uomini. La Brigata di Intervento Monusco dovrebbe invece portare sul suolo congolese circa 2.500 uomini. E la stessa brigata dovrebbe essere affiancata da battaglioni di Fardc (esercito governativo), anche perché i caschi blu avranno bisogno di buone guide per i villaggi in cui Monusco dovrà intervenire. Non è un territorio facile quello del Nord Kivu: l’area del Virunga Park offre mille nascondigli e “corridoi” dove nascondersi. Alcuni sentieri che collegano Masisi alla zona di Rutshuru sono stati aperti proprio da M23 o Cndp in questi anni/mesi.

Ma lo scacchiere è più complesso di ciò che appare a prima vista. Non ci sono solo M23 e Fardc e Monusco dall’altra. Non vanno sottovalutate le presenze di Mai Mai Niatura a Rutshuru (siamo a circa a 70 km da Goma, due ore su fuoristrada, una delle roccaforti storiche di M23 ora e Cndp nel 2008). Assieme a piccoli plotoni di Fdlr (Fronte democratico per la liberazione del Rwanda, formazione a maggioranza hutu). Storici nemici di Cndp e M23, la cui élite è sempre stata tutsi.

Le opzioni per Makenga e il suo stato maggiore erano due: primo, (ri)prendere Goma prima dell’arrivo della Brigata Monusco e gettare la città nel panico. Prendersi insomma la prima mossa e creare un vantaggio strategico. Lo hanno già fatto lo scorso novembre. E dato che Fardc è facile alla ritirata non si vede come potrebbero non rifarlo. I reggimenti del Generale Bahuma sono ora a Minova, a 50 km dalla capitale, nemmeno alla più vicina Sake dove potrebbero controllare un importante crocevia. Bahuma è il responsabile della “ritirata strategica” da Goma come mi ha detto personalmente. Ci si chiede quanto il reggimento che ora protegge Goma possa comportarsi diversamente in caso di attacco. In queste ore Fardc si sta schierando attorno a Goma. Pare che Malenga abbia deciso che cosa fare.

La seconda opzione per M23 è un’altra: buttare via le uniformi, nascondere le armi e attendere tempi migliori, nascondendosi tra i civili e sparpagliandosi tra i villaggi dell’immenso territorio.
Questa è forse la tattica che più metterebbe nelle pesti Monusco e Fardc.

In tutto ciò, M23 deve fronteggiare alcuni problemi: primo, l’allargamento del fronte al lui contrario. Sul Masisi l’integrazione di ottobre di 2200 circa Mai Mai Niatura sotto il comando del colonnello Habarughira ha allargato il fronte anti ribelli.

Secondo: da almeno un anno i miliziani di M23 non vengono pagati. E iniziano a esserci problemi di motivazione delle truppe. Gli unici a essere pagati sono gli alti ufficiali vicini a Makenga. Il grosso di M23 denuncia le prime frustrazioni. I pesanti dazi imposti nei check point “fluidi” lungo le strade da parte di M23 non sono sostenibili alla lunga e non sono sufficienti. Terzo: piccole cellule di resistenza nella zona di Rutshru a volte aiutati da gruppi armati, costringono i ribelli a una allerta continua.

In questo complesso quadro strategico militare, l’ala politica di M23 che ha da giorni abbandonato i colloqui a Kampala con governo congolese e paesi vicini, denuncia il “tradimento” della comunità internazionale. «Mentre a Kampala si parla, in Kivu ci si prepara a usare il “martello contro di noi”», ha detto Amani Kabasha, portavoce politico. Resta da vedere quando (e se) il martello Onu si abbatterà sui ribelli in Kivu. E sul “quando”, nessuno al quartiere generale Monusco di Goma si lascia sfuggire mezza sillaba: dare una tempistica dell’intervento significherebbe aiutare e permettere a M23 di prepararsi. La guerra si fa anche con l’orologio. E ogni minuto che passa la situazione attorno a Goma è in rapida evoluzione. 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta