Ex teologo ora attivista gay: «No alla Chiesa omofoba»

La storia di David Berger, che ora dirige la rivista gay Männer

BERLINO – A 35 anni, dieci anni fa, il tedesco David Berger era il teologo più giovane della accademia pontificia San Tommaso d’Aquino. Fedele alla linea ultraconservatrice, direttore dell’illustre rivista di settore Theologisches e appassionato di liturgia tridentina, era considerato un enfant prodige della teologia. I suoi articoli ricevevano i commenti diretti dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, di cui conserva ancora una cartolina di auguri di Natale. Eppure, ricordando oggi questi fatti in prospettiva, dal suo appartamento nel quartiere di Schöneberg a Berlino, Berger li condanna come un peccato capitale da parte sua: la vanità.

Tre anni fa ha deciso di fare outing, non potendo più sopportare i ricatti a cui era sottoposto in Vaticano. Ha abbandonato Roma e la teologia conservatrice. Ha scritto un libro, La Sacra apparenza, che è stato un best seller in Germania, ed è diventato un esponente di spicco della lotta per i diritti omosessuali. Da questa settimana dirige la rivista gay Männer a Berlino e la vuole trasformare in una pubblicazione di riferimento per tutti i gay tedeschi, proprio in un momento di grande dibattito europeo sulle coppie omosessuali. Denuncia che «l’omofobia della Chiesa miete vittime» e chiede un’apertura, affinché anche gli omosessuali possano vivere pienamente la propria fede.

L’indirizzo e-mail di Berger ricorda ai suoi interlocutori che ci sono stati momenti difficili nella sua vita. Momenti di minacce di morte. Una lunga serie di numeri e lettere senza significato precede il simbolo “@”. Solo poche settimane fa era stato invitato a tenere un discorso da una associazione cattolica a Stoccarda. Scortato dal parroco alla sala conferenze si rese conto conto che gli accessi erano bloccati, i furgoni della polizia circondavano il perimetro dell’auditorio con un dispiego smisurato di poliziotti in tenuta antisommossa. Il parroco spiegò allora che le misure si erano rese necessarie in seguito alle numerose minacce di morte ricevute dall’associazione e destinate a Berger. Dovette entrare dalla porta secondaria, mentre ogni singolo spettatore fu controllato prima di poter accedere.

Eppure da tre anni fa qualcosa è cambiato. Ora possiede anche un indirizzo mail come direttore della rivista e riceve i giornalisti a casa. Si accede al suo appartamento da un cortile interno di un palazzo del quartiere di Schöneberg, dopo aver superato una porta di ferro arrugginita e una scala trascurata. Dentro, una grande sala da studio con una stufa in ceramica e altissimi soffitti di legno intarsiato accoglie una libreria su cui sono ordinati enormi volumi antichi di teologia, filosofia e storia medievale. È l’atmosfera di una biblioteca interrotta solo dalla presenza di un bilanciere ai piedi degli scaffali.

Il suo ruolo di attivista gay ha portato ad alcuni risultati significativi, secondo quanto racconta a Linkiesta. Grazie al suo impegno mediatico, per esempio, lo scorso mese di dicembre le autorità sono riuscite a chiudere il sito internet Kreuz.net, una rete di fondamentalisti cattolici che incitava alla violenza contro gli omosessuali. La proposta di dirigere il magazine è arrivata appena dopo questa conquista. «Volevano che iniziassi subito a gennaio però chiesi tempo per pensare. Mi sono state quindi concesse quattro settimane. Ne ho discusso a lungo con gli amici. È chiaro che se una persona si mette a dirigere un magazine di questo tipo, nell’ambito della teologia scientifica non viene più presa seriamente». Lo ha spinto però la volontà di entrare in modo deciso nel dibattito sul diritti degli omosessuali, creando una rivista che fosse di riferimento come lo è Têtuin Francia. «Questo in Germania non esiste ancora. Nonostante la rivista che mi è stata affidata abbia già una diffusione di 20.000 copie, non rappresenta ancora il punto di vista di tutti i gay del paese. Ho pensato che se riuscivo ad ottenere di alzare la nostra voce in politica, attraverso questa pubblicazione, forse voleva la pena provare. L’editore mi ha dato carta bianca», spiega.

Non è solo il matrimonio che lo preoccupa, quanto anche la fede in generale. Per un omosessuale vicino alla Chiesa è, al giorno d’oggi, molto difficile poter vivere serenamente, secondo Berger. «Dipende dal grado di dipendenza che mantiene un fedele omosessuale dalla Chiesa», spiega, «se uno si attiene a tutte le indicazioni della gerarchia e prende alla lettera le indicazioni del Papa può avere grandi difficoltà». Sono molti i credenti e anche i preti che lo contattano chiedendogli consiglio perché si sentono oppressi dal senso di colpa. «Recentemente sono stato contattato da un prete cattolico che aveva una relazione con un altro prete. Il suo compagno non accettava di essere omosessuale e si è cosparso di benzina e si è dato fuoco», è questo un esempio, secondo Berger, di come l’omofobia della chiesa miete vittime. «La Chiesa può fare qualcosa rapidamente contro l’omofobia se solo lo decide».

La dura posizione della Chiesa contro i gay contrasta con quello che realmente accade a Roma, e che ha potuto osservare nei sette anni come professore all’accademia pontificia. «Tenevo blocchi di seminari e il mio compagno mi accompagnava sempre in questi periodi, vivevamo sull’Aventino nel chiostro domenicano. Avevamo due camere vicine e ufficialmente lui era mio cugino anche se tutti sapevano qual era veramente la nostra relazione. Nessuno si è mai immischiato in ciò che succedeva tra noi. Presto mi resi conto che molti vivevano come noi in quell’ambiente». Non si trattava solo di teologi, ma anche di preti e vescovi, secondo Berger. «C’è davvero una rete omosessuale in Vaticano. C’è una casa su Monte Mario per cui esistono molte chiavi. Tutti coloro che hanno una chiave possono usare questa abitazione per avere incontri sessuali. Io personalmente ci sono stato e ho conosciuto lì un monsignore del Vaticano. Fino a che rimani leale alla linea e ubbidisci puoi fare privatamente ciò che vuoi. Però non appena alzi la testa vieni ricattato». È stato così anche per lui, secondo quanto ammette. «Accecato dalla vanità», per una posizione prestigiosa, «perdi di vista i compromessi che uno è obbligato ad accettare». Quando ha provato a ribellarsi, subito gli sono stati ricordati i suoi «scheletri nell’armadio».

Crede davvero che la rinuncia di Joseph Ratzinger possa non essere stata una decisione ponderata a lungo, quanto un gesto forte nato dallo “spavento” suscitato dalle informazioni ricevute riguardo alla presenza di omosessuali nella curia, (è questa la stessa teoria sostenuta negli articoli firmati da Concita de Gregorio all’indomani della rinuncia del Papa su la Repubblica). Berger estrae da un faldone nella sua libreria un documento di due pagine scritto in tedesco con il titolo italiano La Cordata Omosessuale in Vaticano. È datato al 20 Ottobre 2012, pochi mesi prima della rinuncia di Ratzinger. Il mittente «Michele degli Angeli» è un nome fittizio, mentre l’indirizzo «Monte Sant’Angelo, Roma», è inesistente. Il contenuto, assicura, può essere stato scritto solo da un insider. «Mandandolo a me volevano sicuramente renderlo pubblico, perché si sa che ho buoni contatti con la stampa», commenta.

Gli anni delle pressioni più dure sono passati. La visibilità mediatica e i riconoscimenti nelle sue campagne hanno reso le minacce più rare e la sua vita ha riconquistato un certo grado di normalità. Ci sono pressioni che però continua a sentire: «Molti tra i cattolici fondamentalisti che hanno paura che io possa parlare e dire cose che non ho ancora raccontato. Non lo farò, non agirò in modo omofobo e non andrò certo a disturbare persone che svolgono il loro lavoro tranquillamente. Non è il mio stile. Però percepisco che c’è la paura che io racconti quello che so».