Grillo ha perso le elezioni e la colpa è solo sua

Altro che Italia “A” e Italia “B”: gli italiani provano e poi cambiano cavallo

Faranno pure schifo, gli italiani, ma la vera colpa non sarà aver mandato in Parlamento un deputato convinto che in America esistano microchip sottocutanei per controllare le coscienze? Non è una colpa litigare in pubblico sugli scontrini e poi dare la colpa ai giornalisti?

Saranno pure brutti, cinici e opportunisti, gli italiani, ma una meno antipatica di Roberta Lombardi, in mezzo a un gruppo di oltre cento deputati, non si poteva trovare? Saranno davvero pessimi, gli italiani, ma come fai a dare del “Morfeo” Napolitano e il giorno dopo addormentarti in Aula? Ed é colpa dell’Italia A “che vive di politica”, se il professor Becchi, col suo angelico e sregolato estremismo, prende gusto alle sparate della politica, e un giorno annuncia le fucilate per strada, mentre il giorno dopo dice che, se gli è scappata una parola di troppo, è colpa dei perfidi talk show?

Sono cattivissimi gli italiani, soprattutto i 14 milioni di pensionati che secondo Grillo sono contro il cambiamento, ma un movimento che si diceva libertario, doveva proprio espellere la Salsi e Favia? E per quanto siano attaccati al denaro, gli italiani, che cosa significa litigare per due settimane sulla diaria quando ti consideri e ti dichiari espressione dell’Italia migliore? L’incredibile insuccesso del Movimento cinque stelle, che alle amministrative di domenica e lunedì ha perso un voto su due, e l’altrettanto incredibile sfogo di Beppe Grillo, che ha dato colpa di questa debacle agli italiani che vivono di impiego pubblico, vagheggiando una fantomatica Italia civile, fatta di precari e cassaintegrati, sono un conto che comunque non torna.

Anzi, la sconfitta di Grillo, e il suo sfogo, rappresentano la fine di un’ambiguità e di un errore: la politica in questi anni non ha rappresentato male in paese, anzi, forse lo rappresentato benissimo. Ha dato voce alle sue debolezze, alle sue ambiguità, alle sue vigliaccherie e alle sue contraddizioni. Questo un paese – sia l’Italia A che l’Italia B – che vuole la rivoluzione, a volte, ma anche la Vandea. Un paese di eroi e vigliacchi, un paese che sogna il cambiamento, ma che poi si sente anche rassicurato dalla conservazione. Se esiste un errore, dunque, nella strategia del movimento cinque stelle, è stato proprio quello di credere che si fosse improvvisamente palesata un’Italia maggioritaria buona, angelica, votata dal bene, e ovviamente innamorata di Grillo. E subito dopo convincersi, che siccome conti non tornano, esista un’altra diabolica, qualunquista. Non è quindi colpa dei degli italiani, se è in questo paese pieno di illusioni passeggere, gli elettori si esercitano continuamente nella prova del budino, che per scoprire se é buono o cattivo devi per forza assaggiarlo. 

Ecco perché quelli dell’Italia A e B danno e tolgono la fiducia con grande rapidità, mettono alla prova il cambiamento. Successe già ai Radicali, di ottenere un enorme successo alle elezioni europee del 1999, ed incassare una debacle rovinosa solo pochi mesi dopo alle elezioni amministrative. i voti della speranza, di solito pesano più di quelli dell’opportunismo, ma sono anche più fugaci: così come arrivano se ne vanno, e, quando poi se ne vanno, molto spesso non tornano più. Hanno lasciato Il M5s – per esempio – tutti i voti di coloro che speravano in una politica diversa, in un governo diverso, nella possibilità di costruire un’alternativa. Se ne faccia una ragione Grillo: la colpa quindi non è “degli italiani”, ma di “un italiano” che pretendeva di restare in equilibrio fra la rivoluzione e l’Aventino senza scegliere: la colpa della sconfitta è sua.