I pirati tedeschi dicono no al liquid feedback

La democrazia diretta si incaglia nella rete. Il Piratenpartei spaccato a metà

Berlino – Il partito della rete sceglie di rimanere offline. Nel corso di tre giorni di congresso nella località bavarese di Neumarkt, i pirati tedeschi del Piratenpartei non riescono a superare un dilemma esistenziale. Dopo un duro dibattito, la base del partito ha rifiutato una proposta di introduzione di votazioni vincolanti su internet. Il quorum necessario non è stato raggiunto e il partito nato in rete di fatto rinuncia ad essa per concentrarsi su altri temi, più tradizionali. La discussione serve d’ammonimento anche a chi in Italia, come il Movimento cinque stelle, vuole mettere in pratica la democrazia diretta attraverso internet.

Numerose proposte erano state presentate per introdurre i congressi di partito online e le votazioni vincolanti attraverso lo strumento di liquid feedback. Eppure nessuna di loro ce l’ha fatta a sfondare la soglia dei due terzi di voti richiesta per questo tipo di decisioni. Una versione light dello Ständige Mitgliedversammlung (Smv) – il nome dell’iniziativa che si può tradurre come «congresso permanente» – ha superato il 64% ma ha mancato il quorum per 23 voti.

La frattura all’interno del partito è netta e potrebbe essere vitale. I difensori dell’Smv, che sono numerosi tra i vertici del partito, credono che solo con l’introduzione di uno strumento vincolante il Piratenpartei potrà rispettare a pieno la propria vocazione e differenziarsi in modo chiaro dal resto dei partiti tedeschi tradizionali. «Si tratta di strumenti che noi dovremmo imporre al panorama politico tedesco», ha detto il presidente Bernd Schlömer. «Il risultato è completamente incomprensibile», ha ammesso a Der Spiegel Martin Delius, deputato arancione nel parlamento di Berlino, «sembra che abbiamo semplicemente troppa paura».

Molti membri però si oppongono. In particolare i critici hanno paura per la privacy dei dati personali e il diritto all’anonimato, che potrebbe essere minacciato per le esigenze di sicurezza e trasparenza nell’ambito di votazioni vincolanti in rete. Attualmente il partito usa liquid feedback quotidianamente. Le principali proposte nascono in rete e solo quelle che superano vari livelli di dibattito e votazione online vengono prese in considerazione dai vertici. Le decisioni definitive vengono però prese dai deputati arancioni nei parlamenti locali. Anche perché capita che alcune proposte si impongano nella comunità di internauti ma non abbiano attinenza con gli ordini del giorno o l’attualità politica in generale.

Sebastian Nerz, vicepresidente a livello federale, è tra gli scettici più illustri. «O si mettono in primo piano i principi democratici o si dà maggiore importanza alle votazioni rapide. Non ci può essere alcun compromesso», ha spiegato. Sono parole che suonano come un avvertimento a tutti quei movimenti che chiedono più democrazia diretta, a partire dal Movimento cinque stelle, ma anche per Fermare il declino che proprio in questi giorni parlava di liquid feedback nel congresso nazionale.

La storia dei pirati non è fulminante come quella del M5s. Nessuno deputato arancione siede ancora nel parlamento federale, ma dopo le elezioni di Berlino nel 2011, in alcune regioni e comuni gli arancioni sono arrivati a superare il 10 per cento. È stata una crescita più graduale, che ora sembra essersi incagliata proprio nella rete, a cinque mesi dalle elezioni. Attualmente i sondaggi per la formazione arancione oscillano tra il 3 e il 5%, sarebbe a dire più dentro che fuori dal parlamento. Se mancano l’obiettivo dopo la serie di successi regionali dell’anno scorso, la loro esistenza è a rischio, secondo gli analisti.

Secondo Daniel Ordas (ordas.ch), avvocato svizzero autore di vari testi sulla democrazia diretta, «essa non si può basare esclusivamente su internet», spiega in un’intervista con Linkiesta. Non solo, «spesso alle persone fa paura proprio la confusione tra la democrazia diretta e la rete». Secondo Ordas bisogna distinguere bene tra democrazia diretta istituzionale e la democrazia diretta interna ai partiti. Gli stessi movimenti che in Europa difendono l’uso di internet per le decisioni interne a volte non sciolgono i dubbi su questo nodo. «Il modo in cui i partiti prendono decisioni al loro interno ha un’importanza relativa per i cittadini», secondo questo esperto. Nonostante sia giusto integrare passo a passo le nuove tecnologie nel funzionamento democratico, a breve termine «internet non sostituirà il voto nelle urne», tra le altre cose perché esclude troppe persone.

E proprio contro questo ostacolo si sono scontrati i pirati. Il congresso del partito si è chiuso questa domenica con la decisione di un programma ambizioso che affronta temi importanti: salario minimo, reddito di cittadinanza, legalizzazione delle droghe leggere. Eppure, senza la centralità della rete, il partito nato nel 2006 sull’onda dell’omonimo svedese appare zoppo. «Alla fine è mancato il coraggio», ha sentenziato la Süddeutsche Zeitung, in un articolo che sembrava un epitaffio.